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Censis: scarso utilizzo dei servizi e-gov e ancora pochi open data dalle amministrazioni

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L’istituto di ricerca Censis ha rilasciato il suo 46esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2012. Lo studio, tra i tanti argomenti trattati, analizza la situazione dell’ in Italia, riscontrando uno scarso utilizzo dei servizi messi a disposizione dalla tramite rete.

Il Censis scrive: “La Pubblica Amministrazione ha esteso l’offerta di servizi di base presenti sui siti web istituzionali. Ci si sarebbe aspettato un incremento dell’uso di servizi e-government da parte dei cittadini, ma questo non è avvenuto: sono ancora pochi i cittadini che si rivolgono alla passando dal web. Ci si scontra con alcuni limiti strutturali“.

La progressiva digitalizzazione della Pubblica Amministrazione presuppone, infatti, che da una parte le amministrazioni strutturino i servizi in questo senso, dall’ altra che i cittadini siano in grado di fruirne facilmente. Affinché ciò avvenga, servono un’adeguata alfabetizzazione informatica, il possesso dei necessari strumenti tecnologici e che vi sia la necessità o un incentivo.”

Il limite strutturale maggiore riscontrato dall’istituto di ricerca riguarda, infatti, la ancora troppo ridotta diffusione della rete in Italia, in particolare per quanto riguarda la banda larga.

Il tasso di penetrazione della banda larga su rete fissa nella popolazione sarebbe, secondo il Censis, del 22.8%. L’Italia risulterebbe così 29esima nel mondo per impatto della rete sulla vita politica del paese, almeno stando ai dati della World Wide Web Foundation. Nel suo Web Index, che misura i riflessi di Internet sull’economia e sulla vita politica e sociale di 61 Paesi sviluppati e in via di sviluppo, l’Italia si piazza al 23esimo posto, il penultimo in Europa. Il paese risulta 38esimo per impatto della rete sull’economia e, come si acccennava, 29esimo per impatto sulla politica.

Il Censis nota, inoltre, problemi anche riguardo alla modalità con cui la digitalizzazione della PA sta avvenendo. “Mentre si assiste alla sempre maggiore rilevanza strategica della rete, le amministrazioni pubbliche restano inerti e quello che sembra prevalere è un modello infruttuoso di opengovernement, una bacheca elettronica, non un reale sforzo verso la fornitura di servizi utili al cittadino e la possibilità di farlo interagire con le amministrazioni.”

L’istituto di ricerca non critica le pratiche di open government e di per sé, ma le modalità con cui avvengono. Il Censis, al contrario sottolinea, l’importanza economica e politica di strategie di efficaci. “Gli enti pubblici possiedono un patrimonio sterminato di informazioni. La disponibilità di questi contenuti in formato digitale e l’uso diffuso delle tecnologie da parte dei potenziali utenti connotano quelle informazioni sempre più come risorsa preziosa per la produzione di beni e servizi innovativi e anche come strumento trasparente di democrazia diretta, perché mettono i cittadini in grado di capire e partecipare, sempre che a quei dati abbiano libero acceso. In tal modo si fornisce al cittadino non un nuovo mezzo tecnologico per accedere ai servizi, ma i dati necessari a supportare, affiancare o criticare l’operato dell’amministrazione pubblica stessa: è questa la filosofia (che è al tempo stesso una pratica) degli open data.”

Analizzando la situazione italiana, l’istituto di ricerca riscontra un notevole incremento dei dati messi a disposizione. A Marzo i dataset disponibili erano solamente 1.987, ad Ottobre risultano essere 3.647 dataset. “Tuttavia – sottolinea il Censis – il volume di informazioni del settore pubblico attualmente non rilasciate, o comunque non rilasciate come open data, rimane consistente e, in molti casi, si tratta di dati a grande potenziale economico sia per il loro contenuto intrinseco, sia per la loro ampiezza e varietà”.

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