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Pheed: 350mila visitatori in pochi giorni per il social pay

Pheed

Il successo dei social media porta con sé la continua creazione di servizi che provano a intercettare esigenze differenti di relazione e creazione-condivisione-scoperta di contenuti. Pheed si inserisce in questo trend, ma a differenza di molte altre iniziative, pare sia riuscito a conquistare l’attenzione delle audience; la sfida più complessa in un contesto di esplosione dell’offerta.

Il nuovo social, stando a quanto riportato da Forbes, a pochi giorni dal lancio (e mentre si attende ancora l’app mobile per device Apple) ha già attratto circa 350000 visitatori unici.

nasce a Los Angeles ed è riuscito a coinvolgere nel proprio progetto circa 200 star e trend setter, il che ha di certo un suo ruolo nell’iniziale successo dell’iniziativa. Il segreto del nuovo servizio potrebbe però risiedere nel concept stesso, che integra diverse tipologie di offerta, permettendone inoltre la monetizzazione.

Pheed è sostanzialmente molto simile a , ma abilita la condivisione di un numero maggiore di tipologie di contenuti (testo, foto, audio, video, note vocali e live broadcast), e permette di monetizzare in molti modi le proprie creazioni: i contenuti possono essere, infatti, condivisi gratuitamente o a pagamento. Le forme di remunerazione messe a disposizione sono diverse, dall’abbonamento mensile al canale al -per-view di singoli contenuti. Gli abbonamenti mensili possono variare tra 1.99 dollari e i 34.99 dollari, e la compagnia trattiene circa la metà delle somme pagate.

Un simile servizio risponde, in effetti, a diverse esigenze emergenti nell’ecosistema digitale. Da una parte permette a chi crea e condivide contenuti di guadagnare su di essi, uno dei problemi sempre più centrali dell’economia digitale; dall’altra, remunerando i creativi può teoricamente offrire contenuti di maggior valore e “qualità”, rispondendo ai desideri crescenti dell’utenza.

Pheed è, in sostanza, un Twitter maggiormente multimediale e preferenzialmente rivolto a creativi semi-professionali o professionali, star o semi-star, esperti e influencer o presunti tali. Di fatto estremizza le tendenze emergenti in altri social media (in particolar modo Twitter): la progressiva parziale suddivisione dell’utenza, in audience che principalmente consuma contenuti, e produttori, che tendono invece maggiormente a selezionare o produrre contenuti. A tutto ciò integra la possibilità per i produttori di ottenere denaro dalle proprie attività nella piattaforma.

Resta da vedere se, dopo la curiosità iniziale, un numero sufficiente di utenti sarà disposto a pagare per contenuti selezionati e, almeno teoricamente, di maggiore “qualità”. Pheed per ora sembra essere riuscito a superare il primo importante ostacolo verso il successo, emergere dal rumore di fondo.

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