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Sean Parker ha scelto l’impresa sbagliata?

Airtime

potrebbe aver scelto l’impresa sbagliata. , la molto anticipata app sviluppata mettendo insieme il team di Napster con , non sembra stia riscuotendo il successo previsto.

L’app Facebook era stata lanciata con grande enfasi a inizio estate, durante un party newyorkese ricevendo l’endorsement di una parte dello star system USA. Mondanità e nomi, ormai, leggendari del mondo imprenditoriale e tecnologico USA, non sembra siano bastati. Il traffico e l’utenza del servizio faticano a decollare e la compagnia ha perso o licenziato dipendenti importanti.

La compagnia non rilascia dati sull’utenza, ma gli analisti sembrano concordare. AppData, servizio specializzato nell’analisi delle performance delle applicazioni, riporta 400 utenti giornalieri e 10000 mensili, cifre ovviamente contestate da Parker. Nielsen e comScore concordano, però, sullo scarso traffico verso il servizio, tanto basso che nessuna delle due società di ricerca lo registra.

Parker e Fanning sono incappati nella crescente complessità di un ecosistema di mercato in cui vincere l’attenzione degli utenti e riuscire a fidelizzarli è sempre più difficile a causa dell’esplosione dell’offerta.

L’idea di base dell’ app è quella di integrare le caratteristiche delle videochiamate e delle in un’unica soluzione favorendo, al contempo, la conversazione sia con persone conosciute sia con persone sconosciute che condividono i propri interessi. In altre parole i vantaggi di servizi come Skype e Facebook a quelli di Chatroulette, ovvero servizi per comunicare e conoscere sconosciuti presi a caso tra gli utilizzatori del programma, insieme. Il tutto però, non pare non essere sufficiente.

The New York Times ha provato a chiedere a Parker qualche spiegazione ma il milionario ha negato nettamente che Airtime stia riscontrando forti difficoltà. La compagnia si troverebbe ancora in una fase molto iniziale delle proprie attività. “Ci vogliono dai sei ai 12 mesi.”

Quel che è certo è che la forte attenzione dei media ha avuto, almeno in parte, l’effetto di porre l’app sotto la lente d’ingrandimento e creato attese eccessive. Parker riconosce che le attese sono una “conseguenza non voluta” della forte attenzione e attrazione mondana che ha circondato il lancio del servizio anche se a suo parere si trattava solo di un modo di “catturare” l’attenzione degli utenti, anche quelli meno interessati alla tecnologia di per sé.

Resta da scoprire se in futuro Airtime riuscirà a conquistare davvero l’utenza offrendo un’idea innovativa o se, piuttosto, la forte attenzione dei media e le attese suscitate abbiano creato un contesto destinato all’insuccesso.

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