Letti da fuori

L’orgia della start up (e cinque consigli per non fondarla)

startup

Premetto che io di Start up non ne so niente. Mai provato a fondarne una. A dire il vero, manco mai pensato di fondarne una. Per un semplice, ma fondamentale motivo: non ci sono tagliata.
A questa conclusione ci sono arrivata dopo aver ragionato a mente fredda su come sono fatta io, su quello che voglio e su quello che posso realisticamente aspettarmi dalla vita. Perché alle volte, quando sento tutti invitare la ggente, i ggiovani etc. etc. etc. a fondare  start up come se non ci fosse altro da fare nella vita, io, che a scuola con i ragazzini faccio anche questo “orientamento”, ovvero insegnare loro a conoscersi meglio per capire cosa davvero si vuole
per essere felici – ho l’impressione che tutti questi consigli manchino di un passo necessario prima: la riflessione su quello che si è.
Sono stata adolescente negli anni ’80, quando il mito di tutti e l’unico mestiere possibile se volevi essere una persona di successo era “il manager”. Pareva che nella vita non ci fosse altro. Poi sono arrivati i ’90 e tutti volevano fare gli imprenditori. Quindi gli anni Zero, in cui il futuro sembrava nelle mani dei consulenti aziendali/liberi professionisti a partita Iva. Adesso, passati gli eroici furori della borsa e in piena crisi, è la volta degli Startupper, meglio se di qualcosa che ha a che fare con Internet, o almeno una app.
Ecco, ragioniamoci un attimo, Giovane aspirante Startupper, prima di buttarti a capofitto nell’avventura. Perché non voglio fare l’augello del malaugurio, ma solo darti un paio di dritte che nell’entusiasmo possono sfuggirti, e invece sono fondamentali. Tienine conto, e poi magari brontolami dietro e trattami come una vecchia zia intronata. Lo sono, in fondo, ma anche le vecchie zie qualcosa da insegnare, talvolta, ce l’hanno.

  1. Una start up non è solo una buona idea. Certo, tu hai avuto una folgorazione geniale. Ma una start up è una impresa. Quindi non conta solo se tu hai avuto una intuizione avveniristica: devi essere in grado di sfruttarla per produrre utili sul mercato. Se non ha questa caratteristica la tua buona idea è solo quello: una buona idea. E tu non sei un tipo da start up, sei un geniale ricercatore. Fa’ quello, se puoi, ti conviene.
  2. Una start up è un’impresa: Nel senso che deve essere organizzata come tale. Ti intendi di imprese? hai un serio business plan? Sai come gestire le cose, ammortare i costi, trovare finanziamenti? Ecco, se non lo sai, prima cerca di impararlo. L’entusiasmo è bello, ma con la realtà è meglio saper fare i conti. Quindi esci dalla tua bolla virtuale e impara le cose di base che deve sapere un imprenditore. Altrimenti non arrivi a fine mese, e ciao.
  3. Una star up è un lavoro di gruppo: Ti serve gente che idee, gente che sa far quadrare i conti, gente che sa come pubblicizzare il tutto. E’ raro che una persona, per quanto geniale, abbia tutte queste caratteristiche. Per cui trovati dei soci che ti aiutino dove tu sei carente, o assumi subito delle persone fidate che curino gli aspetti cui non sai tener dietro tu. Impara a tenerti cari i collaboratori, e i soci. Si ha successo tutti assieme, e si ha successo se il gruppo funziona. Se non sai stare in gruppo e tratti la gente da schifo fai l’anacoreta, che è un lavoro più adatto a te.
  4. Una start up deve avere un buon prodotto da proporre. No, non credere a chi ti dice che il marketing è tutto. Il pubblico la fuffa la riconosce, e non perdona. Non cercare di fregare i clienti, se ne accorgono. Non confondere te stesso con il prodotto da vendere. Se vuoi avere successo come personaggio non hai bisogno di fondare una start up, ti basta andare a fare l’opinionista in una talk show.
  5. Una start up è stressante. C’è da lavorare. Tanto. Senza orari. Senza certezze. Diventare matti per mille problemi e contrattempi che arrivano all’improvviso e di continuo. Bisogna non perdere la testa sotto stress, imparare a valutare quello che si può fare subito, quello per cui ci vuole un po’ di tempo, quello che è davvero impossibile e basta. Ci vuole carattere per fare gli startupper. Non tutti hanno quello giusto. Non è un fallimento, se non ce l’hai, sei semplicemente tagliato per fare altro. Se non reggi lo stress, odi prendere decisioni, lascia perdere. Non ha senso rovinarsi la vita e vivere nell’ansia: la start up funziona se tu sei felice di fare quel tipo di lavoro là, se, per quanto tu sia stressato, ti diverti. Se non è così, è meglio lasciar stare: cercati un lavoro come dipendente, anche in una start up altrui. Non è che per questo sei stupido, o fallito: Einstein, per dire, fu per tutta la vita un dipendente.

Detto questo, io, con la mia saggezza da vecchia zia, ho finito i consigli. Non ho mai fondato una start up, quindi può anche essere che non valgano una cippa. Però tu prima di partire tienili presenti. Non si sa mai.

Mariangela Vaglio

Insegnante, Blogger e Giornalista, Mariangela Vaglio è nota in rete come “Galatea”. Nel suo blog riflette su costumi, abitudini, vizi e virtù degli italiani in rete. Lo stesso fa per TechEconomy.

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8 Comments

  1. Alessandro

    10/10/2012 alle 11:15

    Bellissimo articolo! L’ho trovato molto interessante ma non mi hai convinto a non fondare una start-up!!

  2. Paolo

    10/10/2012 alle 13:21

    He he he… tutti buoni consigli, zia! 🙂

  3. Mariangela vaglio

    10/10/2012 alle 19:30

    @Alessandro: Non volevo convincerti, voglio sono aiutare chi decide di fondarla a pensare prima bene e valutare aspetti che alle volte sfuggono. In bocca al lupo per la tua! 😀

  4. Massimo

    11/10/2012 alle 13:14

    I consigli non sono male, però non sono dei consigli per non fondare una startup. In realtà sono aspetti molto importanti, che condivido in pieno, che andrebbero presi in considerazione prima di farsi travolgere dalla voglia di fare startup perchè è “di moda”. Ritengo che requisito fondamentale per “fare startup” per bene sia avere un ecosistema che supporti questo tipo di iniziative, in modo che si faccia informazione, in modo che si possa imparare dai successi ed insuccessi di altri che pensano di condividere lo stesso spirito. Poi magari ci si renderà conto di non essere tagliati, o che semplicemente non è veramente quello che si vuole. Voler frenare però questo motore che potrebbe aiutare l’italia in un momento così difficile è un punto di vista che non condivido.

  5. Roberto Zappa

    11/10/2012 alle 15:48

    Uno dei migliori articoli cha abbia letto negli ultimi tempi, condivido in tutto e per tutto, spero sia spunto di riflessione per molti startupper e non.

  6. Marco

    12/10/2012 alle 15:14

    Io l’ho fatta una start-up, ed è stato davvero divertente, stressante come accenni tu e leggendoti mi rendo conto di aver risposto positivamente a tutti quesiti da te posti, ma devo anche aggiungere, che ve ne sono altri altrettanto importanti che non hai citato, ma che li scopri solo quando ne hai fatto “una…” Non so risponderti per quli reali motivi l’abbia fatto, forse, come mi hanno spesso rimproverato…, ero incosciente, ma pieno di energia, o forse chissà solo un pò folle. Un consiglio quando ve la sentite… provateci, non potete vivere nel dubbio di non averlo fatto. Buon lavoro

  7. Francesca

    12/10/2012 alle 18:41

    Visto come consiglio, il tuo post è più che condivisibile.
    Io non ho mai fatto start up, ma lavoro online da un po’ di tempo e non sopporto chi cerca di tappare le ali.
    Il lavoro non c’è, va inventato. E va inventato con tanta voglia di fare, anche se le idee sono confuse e anche se non si conosce perfettamente il marketing strategico. Non sto dicendo di suicidarsi, ma sto dicendo: PROVATECI. Se dovete stare a casa a mandare decine di curriculum che non verranno mai letti, lanciatevi. Certo, se per fondare una start up dovete rinunciare al lavoro fisso, allora pensateci due, tre, quattro volte. Ma se siete disoccupati, come lo sono molti giovani non pensate troppo e PROVATECI.
    Non so, forse è solo questione di punti di vista.
    Francesca

  8. Yara

    18/10/2012 alle 19:03

    Consigli puntuali e argomento quanto mai pertinente, vista la sbornia di start-up di questi ultimi tempi: non esiste articolo o discorso di qualche esponente politico che non menzioni il (terribile) termine. Ricorda la new economy degli anni ’90, no? E lo yuppismo degli ’80. E come quelli farà vittime e si dissolverà in una bolla di sapone fra un po’. Provarci è un conto, inventarsi il lavoro una necessità, ma innamorarsi di un concetto e non di una possibilità concreta è un passo che può costare caro.

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