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Google: al via i micropagamenti per singoli contenuti web

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punta sui e scommette su un settore centrale, secondo molti, per il futuro dell’economia digitale, ma in cui molti hanno fallito.

Il gigante USA permetterà di utilizzare il per comprare singoli contenuti web, prevalentemente articoli. L’iniziativa è stata lanciata in sordina tramite un post apparso brevemente sul blog di Google Commerce e attualmente non più disponibile. In compenso, però, la compagnia ha in seguito aperto ufficialmente una pagina ufficiale dedicata.

Il programma permetterà di vendere contenuti digitali premium per un massimo di 1 dollaro e le aziende interessate dovranno accettare di utilizzare l’opzione “Instant Refund”, che permette ai clienti di chiedere il rimborso entro 30 minuti. L’opzione è pensata per incrementare la fiducia dei consumatori, anche se potrebbe creare qualche problema; nonostante Google specifica che monitorerà le richieste in modo da evitare che i rimborsi siano utilizzati per ottenere gratuitamente contenuti a pagamento.

Il sistema, in ogni caso, permetterà di acquistare velocemente (Google dichiara in un solo click) singoli articoli. L’accesso agli articoli acquistati sarà permanente e un archivio garantirà la possibilità di utilizzare i contenuti anche qual ora i siti web chiudessero.

L’obiettivo, di quello che Google definisce un esperimento, è favorire un’offerta di contenuti di qualità per il web ed incrementare le entrate dei creativi. Big G precisa, però, stando a quanto riportato da Cnet, di continuare a ritenere l’advertising la fonte preferenziale di remunerazione dei contenuti web. “Gli utenti amano i contenuti gratuiti, e quindi ci aspettiamo che la pubblicità rimarrà il modello di monetizzazione più efficace per la maggior parte dei contenuti sul Web. Tuttavia riteniamo che ci siano ottimi contenuti  che i creatori potrebbe portare sul Web se avessero un modo efficace per vendere i singoli articoli.”

Google non ha rilasciato informazioni sulla percentuale che tratterrà sul prezzo di vendita e, al momento, ha stretto un numero limitato di partnership (es. Pearson e Oxford University Press) per portare avanti la sperimentazione. È, in ogni caso, possibile presentare richiesta di partecipazione.

1 Commento

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1 Commento

  1. Andreas

    04/10/2012 alle 16:02

    Credo che questo sia un articolo bomba. Sarebbe bello approfondire l’argomento. BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!! BRAVI !!!!

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