Letti da fuori

Il treno, il marketing e lo spippolatore di smartphone

Treno

Sedetevi su un treno, uno qualsiasi. Meglio se è un regionale di quelli un po’ sgangherati, con solo la seconda classe, i sedili che sono fatti più di buchi che di tappezzeria e il pavimento è così sporco che se per caso ci vedete camminare una cimice o una zecca, non vi preoccupate, sta scappando schifata anche lei da lì.

Guardatevi attorno. A occhio ci troverete una buona percentuale di gente che dorme, sfatta, dopo lunghi turni di lavoro; operai di piccole industrie, commesse; signore che sono andate a fare la spesa o un po’ di shopping, riconoscibile dalle borse di qualche negozio di firma e dallo sguardo velatamente inorridito con cui squadrano gli occasionali compagni di tratta; impiegati ed impiegate, forse qualche suora (ci sono sempre, mai capito quanto viaggiano, le suore: se le vie del Signore sono infinite, loro pare le percorrano tutte, e in treno); poi studenti di ogni ordine e grado, con una certa preponderanza di superiori ed universitari, ma solo perché gli altri, che sono ancora piccoli, i genitori li vanno a prendere in macchina, cercando di solito di parcheggiarla a pochi centimetri dal banco del pupo, perché non debba fare troppa fatica a salirci.

Guardate meglio. Tutti, tranne quelli che dormono sfatti e forse le suore – ma non ci giurerei – stanno spippolando il loro . Quelli che non hanno lo , di solito hanno fra le mani un tablet o un ereader. Sono tutti lì, nel vagone con voi, ma non ci sono veramente: stanno navigando altrove, lontano, per tutti gli anfratti della rete.

Non è dato sapere cosa facciano di preciso, a meno che non riusciate a dare un’occhiata di sguincio al piccolo schermo illuminato. Forse cercano hotel per il prossimo weekend, comprano e leggono libri, guardano film, ascoltano musica che hanno appena scaricato, consultano wikipedia o un sito di giardinaggio per sapere come salvare la piantina rachitica che s’è seccata tutta sul balcone di casa. Quello non è un vagone delle ferrovie che caracolla verso qualche stazioncina di periferia persa ai confini del mondo, è un media center, un luogo in cui l’economia reale gira a velocità altissima, certo assai maggiore di quella a cui si muove il treno sulle rotaie: si compra, si vende, si progetta, si decide.

Viviamo in un mondo in cui il “tempo morto”non è più morto, è estinto. Facciamo un sacco di cose mentre non facciamo nulla: aspettiamo il bus, saliamo o scendiamo dal treno, passeggiamo per la campagna. Per cui tu, manager o imprenditori che decidi di stare in rete con il sito della tua azienda, devi renderti conto che esso verrà visitato nella gran parte dei casi mentre si sta facendo altro: in treno, nelle pause in ufficio mentre si beve il caffè, quando si cammina in centro e non si ha voglia di guardare le vetrine, alla fermata del bus.

Per questo è fondamentale che il sito della tua azienda sia sempre consultabile da questa fiumana di persone che lo vuole guardare quando le pare e piace e le salta l’uzzolo, e soprattutto dal device che ha in mano in quel momento. Per cui, certo, lascia sbizzarrire i tuoi grafici con i loghi e i marchi bellissimi, ma controlla, ti prego, che il dowload non duri un’eternità, che sia compatibile con ogni tipo di device (con Apple ed Android, Linux, con lo smartphone e con i vari tipi di tablet), che non si incasinino le icone, le foto non sia pesanti, non mi partano musichette a tradimento se ti sto consultando dall’ufficio e il capo è convinto che stia lavorando, che sia sempre leggibile dove devo cliccare anche se sto guardando il tutto da uno schermetto di pochi pollici in cui farebbe fatica a fare retromarcia una formica.

Non ti puoi aspettare che io consulti il tuo sito con salta calma, dal pc di casa, quando ho tutto il tempo di rilassarmi. Io tempo di rilassarmi ormai non ne ho più, e quando ce l’ho mi scoccia comunque aspettare. Quindi controlla che tutto sia compatibile con tutto, e che non faccia perdere la pazienza. I tempi morti non esistono più e se non vuoi essere sul mercato più morto di loro ti conviene tenerne conto quando costruisci il tuo sito.

Mariangela Vaglio

Insegnante, Blogger e Giornalista, Mariangela Vaglio è nota in rete come “Galatea”. Nel suo blog riflette su costumi, abitudini, vizi e virtù degli italiani in rete. Lo stesso fa per TechEconomy.

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1 Commento

  1. lector

    27/09/2012 alle 22:23

    Parole sante. Lo affermo da sempre. Eppure c’è chi ancora non lo capisce.

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