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Facebook: un’app per educare i giovani a salvare vite

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al centro di un’interessante iniziativa della e dell’Azienda regionale per l’emergenza urgenza (Areu), finanziata con fondi Agenas. L’Areu ha sviluppato un’ per il popolare social network che si prone di educare i giovani a reagire correttamente di fronte a un’emergenza sanitaria, in modo da far guadagnare tempo prezioso ai medici e quindi migliorare la gestsione dell’emergenza.

Luciano Bresciani, assessore regionale alla sanità, la descrive come “una scuola di sopravvivenza” per i ragazzi. L’app dovrebbe, inoltre, trasformare gli utenti in ‘evangelisti’, in modo che le importanti informazioni si diffondano a cascata tra famigliari e amici. “La comunicazione – ha spiegato l’assessore – è una cosa fondamentale. Usare un gioco sul web, che attrae moltissimi giovani, è un’idea brillantissima, che Areu ha avuto. Vengono messi a disposizione molti elementi informativi (come è il 118 e come è organizzato), elementi di condizione e collaborazione e le simulazioni di diversi eventi, per allenare le persone che lo vogliono a eseguire correttamente delle manovre che garantiscono la circolazione del sangue e dell’ossigeno al cervello, intanto che arriva il mezzo di soccorso“.

′, si focalizza molto sulle tecniche di intervento relative agli arresti cardiaci (10000 l’anno in Lombardia), che come sottolineato dall’assessore sono alla portata di chiunque e possono fare la differenza. Il 65% degli arresti cardiaci, infatti, avviene in presenza di testimoni: se tutti fossero addestrati a prestare aiuto in attesa dei soccorsi, l’efficacia delle cure sarebbe certamente maggiore.

L’app, realizzata in collaborazione con il http://pazienti.it/, permette, inoltre, di porre domande sull’emergenza direttamente ai medici del 118, oppure di leggere le risposte già date agli altri utenti. Infine, di accedere ad un vero e proprio corso di primo soccorso tramite web.

Bresciani ha sintetizzato l’iniziativa dichiarando “Si tratta… di garantire la sopravvivenza. È quello che chiediamo alla comunità, ossia avvicinare il paziente al mezzo di soccorso non in termini di spazio ma in termini di azione efficace temporanea. Con le giuste indicazioni, tutti siamo in grado infatti di fare qualcosa: il massaggio cardiaco, ad esempio, e la respirazione. Stiamo creando sul territorio tanti centri di soccorso quanti sono i cittadini della Lombardia“.

La scelta di utilizzare Facebook per l’iniziativa ha ovvie ragioni. Costi contenuti e facilità di contato con i giovani. Secondo uno studio della London School of Economics, citato da Areu, in Italia, infatti, il 94% dei giovani ha un profilo Facebook. Questo rende possibile informare e formare una larga fetta di giovani.

Il target giovanile dell’iniziativa non è stato scelto a caso. Si tratta, difatti, di un target spesso coinvolto in incidenti ed emergenze mediche in cui la rapidità dell’intervento risulta centrale. Le richieste d’intervento al 118 da e per ragazzi tra 13 e 18 anni, nella città di Milano, sono, ad esempio, incrementate fortemente dal 2010 ad oggi. Le richieste dovute a eventi violenti erano 105 nel 2010, l’anno successivo sono diventate 154 e quest’anno ad Agosto sono già 96. Stesso trend per interventi dovuti ad abuso di sostanze farmacologiche e stupefacenti (rispettivamente 137, 179 e 142, sempre fino ad Agosto). Giovanni Sesana, direttore del 118 di Milano, ha precisato, però, che gli interventi sono in aumento “sia perché aumentano i casi sia perché i giovani lavorano sempre meglio con noi e accedono sempre meglio alla richiesta di soccorso“.

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  1. Massimo Pacifici

    22/09/2012 alle 14:11

    L’iniziativa è interessante ma l’app su Facebook da ieri non va e le informazioni su pazienti.it per la sequenza del Basic Life Support non aderiscono alle ultime linee guida internazionali di 2 anni fa.
    Peccato, anche perché è stato investito denaro pubblico proveniente da un finanziamento Agenas…

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