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Expovisions: primo incontro a Milano

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Si è tenuto ieri a Milano presso il Piccolo Teatro Studio la prima tappa del progetto “Expovisions“, una serie di incontri organizzati da ed Expo 2015, per iniziare a delineare in concreto le idee “smart” sulle quali puntare nel prossimo futuro. Il tema del primo incontro è stato “Smart ideas for better life”, che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del mondo dell’innovazione italiana; accanto a quello del teorico dei media .

Ad aprire l’incontro è stato l’Amministratore delegato di Expo 2015 Giuseppe Sala, che ha messo in evidenza lo scenario attuale e le prospettive per l’Expo, con cui ci si attende di raggiungere i 20 milioni di visitatori, con opportunità pari a 5 miliardi per volume d’affari, a fronte di una spesa di 1,3 miliardi. Un evento che, negli “auspici” chiesti dal moderatore Riccardo Luna ai partecipanti della tavola rotonda finale: dovrà essere ricco di giovani, secondo Riccardo Donadon (H-Farm); aperto alle donne per Alessia Mosca (Camera dei Deputati), e più in generale “farci fare bella figura” sul piano dell’innovazione.

Gli stimoli proposti dall’incontro sono stati numerosi, a cominciare dall’implicita esigenza di coniugare le due visioni proposte rispettivamente dall’Ad di Telecom Italia , e dal padre di Arduino Massimo Banzi. “non credo alle startup che nascono nei garage – ha sostenuto il primo – le startup nascono nelle università“, mentre per Banzi “i progetti partono dal basso, a volte per divertimento, poi si trasformano in startup“. Due visioni che hanno trovato un punto d’incontro nell’ambito dei “Contamination Lab” e dei “Maker space”, descritti come spazi importanti per l’innovazione. I primi sono dei punti d’intersezione: veri e propri luoghi fisici, che generano opportunità d’incontro tra università e mondo dell’innovazione e delle imprese; i Maker space invece, diffusi in Gran Bretagna e Stati Uniti, rappresentano un’innovazione dal basso rivolta principalmente al recupero di un’attività manifatturiera che “guardi al futuro” (recuperando così parte di quella produzione oggi delegata solo alla Cina). Due tipi di ambienti d’innovazione che, secondo i partecipanti, dovrebbero essere introdotti anche in Italia.

Di una particolare innovazione ha parlato invece Steven Berlin Johnson nel suo intervento: quella legata alla networked age, che sicuramente caratterizzerà le smart cities del futuro; ovvero delle smart cities concepite come comunità eterogenee composte dal maggior numero possibile d’individui che interagiscono attraverso piattaforme e reti tecnologiche. Un network d’individui che generano nella loro diversità delle “deviazioni positive”, creando soluzioni bottom up dall’interno dei gruppi; perché “la fortuna – ha sottolineato Berlin Johnson – aiuta le menti interconnesse“.

Lo ha dimostrato il fenomeno degli hashtag, che non sono nati con il progetto della piattaforma stessa, e che oggi sono usati anche nelle campagne pubblicitarie: “La sintassi degli hashtag di Twitter non è stata inventata da Twitter – ha spiegato Berlin Johnson – ma da peer network decentralizzate: da noi“.

Il percorso dell’innovazione passa dunque dagli individui e dalla voglia di fare, e in tal senso si muove il progetto denominato “Change Makers for Expo Milano 2015”, presentato oggi durante il meeting. L’idea è quella d’individuare e promuovere dieci idee innovative, dieci progetti in grado ognuno di rispondere alle esigenze di almeno un milione di persone. Dieci startup, dunque, che possano entro il 2015 realizzare servizi utili, e che possano essere adottati anche dalle grandi imprese che parteciperanno all’Expo. Il progetto, come hanno spiegato Salvo Mizzi (Telecom Italia) e Valerio Zingarelli (Expo 2015), è rivolto ai giovani under 30 che potranno presentare le proprie idee a partire dal 1 Ottobre e sulle quali si effettuerà fino alla fine dell’anno un’attenta selezione. Le dieci migliori proposte saranno poi sviluppate all’interno di un incubatore, un ambiente ad alta connettività nel cuore di Milano con il supporto sia sul fronte dei servizi che dell’esperienza (16 docenti e 50 mentors).

Promuovere concretamente l’innovazione è stato dunque il filo conduttore dell’incontro, che passa attraverso i “change makers”; il cui lavoro va sostenuto anche con valide strategie e strutture. Sul fronte tecnologico, ad esempio “il futuro di una Smart City – ha ricordato Patuano – è dato dalla combinazione di reti e servizi cloud“; e più in generale occorre rivedere il sistema della formazione in Italia, ha ricordato invece Mizzi nel suo intervento, affinché si coniughino cultura umanistica e tecnologica.

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