Ladies in Tech

Arianna Bassoli: Le start up? Un po’ moda, un po’ realtà. E occhio alle donne

Frestyl

Arianna Bassoli è interaction designer ed è cofondatrice della startup Frestyl, piattaforma di user generated content per artisti, fan e addetti al settore musicale

A volte ritornano. Arianna Bassoli, interaction designer, avrebbe voluto fare la scrittrice, e invece è uno di quei cervelli in fuga rientrato, per adesso, alla base italiana.
Ha lavorato al Media Lab Europe, fatto un dottorato alla London School of Economics, e da febbraio scorso è anche nel Think tank tecnologico del Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.
Si occupa di urban computing, “cioè lo studio del design di interfacce in ambiti urbani”, e dopo qualche progetto sempre inerente all’ambito musicale – come il software tuNa – guarda  la start up che ha co fondato spiccare il volo verso lo Startupbootcamp Berlin.

Frestyl: perché creare una piattaforma user generated content per artisti, fan e addetti al settore musicale?

Io e Johanna Brewer, conosciuta durante il dottorato, avevamo lavorato ad altri progetti di ricerca in ambito mobile e musicale insieme ed eravamo stanche di vederli catalogare tutti come prototipi. Volevamo qualcosa che potesse essere utilizzato da utenti “veri”.

Ce n’era il bisogno?

Non esisteva una piattaforma dedicata alla musica dal vivo – crediamo che resti l’unico punto fermo di quel panorama – intesa come community in grado di unire i fan, ma anche gli artisti e i locali, e abbiamo deciso di colmare questa lacuna.

Chi ha premiato l’intuizione?

Abbiamo ricevuto un finanziamento seed da investitori stranieri tra cui Joi Ito (ora direttore del MIT Media Lab), e il nostro team è cresciuto a quattro persone. Sul lato crescita, la community di Frestyl è molto attiva soprattutto su Roma, dove vengono condivisi e discussi più di 300 eventi musicali al mese, ma si sta allargando anche a Milano e un po’ in tutt’Italia.
Cerchiamo di ottenere un altro round di finanziamenti, angel, e di fare un’esperienza all’estero all’interno di un acceleratore di alto profilo, per migliorare le nostre doti imprenditoriali e avere accesso ad un maggiore network: sia di investitori, che di mentor.

Magari a Berlino…Senza che nessuno si offenda: quanto adesso in Italia la parola start up è moda, e quanto realtà che descrive il Paese?

Direi entrambi! Ora che se ne parla e “sembra figo”, tutti vogliono fare una startup, spesso senza neanche conoscere di preciso le implicazioni di questa scelta. Il rischio è la proliferazione di startup dell’ultimo minuto, poco solide, e di persone che si illudono che il mestiere dello “startupper” sia facile e porti ad un successo sicuro.
D’altra parte, penso che tutta questa attenzione, anche dall’alto, stia aiutando a diffondere una maggiore cultura in senso ampio e anche con risvolti positivi (consapevolezza, opportunità, conoscenza).Certo, è un sistema molto giovane, ma anche all’estero si stanno accorgendo delle nostre startup (spesso con stupore) ed è un segno positivo di cambiamento e crescita.

A proposito di attenzione dall’alto: cosa fa nel Think tank di Profumo?

All’interno del gruppo ci dividiamo su diversi progetti che riguardano lo sviluppo dell’Agenda Digitale Italiana, le consultazioni pubbliche (utilizzando piattaforme specifiche e cutting-edge, come Ideascale), lo sviluppo di un ecosistema startup italiano (insieme al Mise) e il lancio di una piattaforma per i ricercatori italiani all’estero (insieme al Mae). Questi sono solo alcuni dei progetti, dato che in generale ci occupiamo di molti aspetti che riguardano il digitale e le nuove tecnologie in cui è coinvolto il Miur stesso.

Quindi le posso chiaramente chiedere se nelle Ict esistono differenze di genere.

Beh, sicuramente ci sono più uomini e meno donne nel settore Ict e questo penso si debba sia a ragioni culturali e sociali, sia a differenze di generi e propensioni. E’ un argomento molto complesso e delicato.

Pure troppo. Si potrebbe partire dal modo in cui vengono raccontate, magari.

E’ un dibattito è a livello mondiale e molte volte gli articoli che leggo anche su riviste o siti autorevoli mi danno molto fastidio.

Si avvertiva una certa asprezza, nel suo articolo per Che Futuro! sul tema.

E’ difficile generalizzare e allo stesso tempo prendere una posizione condivisibile. Sicuramente è positivo che si parli di storie di successo al femminile e di role model, ma rimane una certa diffidenza verso le donne nel settore Ict ed è dura da eliminare. Ma non voglio sembrare una femminista, anche perché spesso le donne stesse si comportano in modo molto scorretto verso le altre nello stesso ambiente.

 

 

Diletta Parlangeli

E’ giornalista professionista, redattrice del quotidiano DNews dove si occupa di Cultura e Spettacoli. È appassionata della rete e delle sue dinamiche e scrive anche di tecnologia. Collabora con il Corriere Fiorentino e L’Espresso. Il suo blog è Diparipasso.

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