Passata la pausa d’agosto, l’Italia ritorna alle sue occupazioni abituali e così pure la politica, l’antipolitica i giornali si danno alle schermaglie dentro e fuori il Web con rinnovato entusiasmo. Forse pure troppo. A proposito dell’epicfail di su ne hanno già parlato in parecchi, ma è una storia che ha (quasi) dell’incredibile e che si presta a più di una riflessione.

Il 2 settembre Daniele Sensi pubblica sul suo blog per L’espresso un video, uno spezzone di uno spettacolo di Beppe Grillo risalente al 2006, nel quale il comico genovese pare lasciarsi andare a pesanti commenti contro gli immigrati “che hanno bisogno di una passatina”.  Grillo fa riferimento a un episodio accaduto proprio in quel periodo: il pestaggio di un cittadino marocchino da parte di due carabinieri e un poliziotto, documentato da alcuni video amatoriali girati dai passanti con i propri telefoni cellulari. Le frasi che il leader nel Movimento 5 Stelle pronuncia sono piuttosto forti e il video, una manciata di secondi caricati su YouTube, ha effettivamente il potere di suscitare un certo sconcerto.

L’occasione per fare un po’ di page view è ghiotta e così il giorno seguente, con la scusa di parlare delle “polemiche in Rete” suscitate dal video, anche il Corriere della Sera pubblica il breve estratto dello spettacolo di Grillo.

La sera stessa, dalla sua Pagina ufficiale su Facebook, Grillo risponde. Estrapolate dal contesto dello spettacolo – sostiene – le frasi del video erano sì facilmente fraintendibili ma, ascoltando il resto del monologo, si capisce ben presto che le sue intenzioni erano inequivocabilmente satiriche.  Insomma – dice lui – l’ennesima congiura ai suoi danni e un nuovo tentativo di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica, insieme al suo Movimento.

Finisse qui, la storia sembrerebbe concludersi con un 1-0 per Grillo, e l’intera vicenda sarebbe passata quasi inosservata. Se non fosse che, mosso dalla voglia di stuzzicare ancora un po’ i giornalisti, Beppe Grillo decide di scherzarci su. E con l’aiuto del gruppo Rimini Cinque Stelle, confeziona una finta prima pagina del Corriere della Sera:

Nel (finto) articolo della (fintissima) apertura del Corsera, si parla di una (inesistente) intervista a un compagno di classe di Grillo, che rivela tutti i “vizietti” da scolaretto del futuro leader del M5S. Tra cui la pessima abitudine di suonare il campanello di ignari cittadini e poi scappare via. “Era peggio di Charles Manson” – recita l’occhiello. Son cose.

Peccato che Grillo e il suo staff devono aver un tantino sopravvalutato il senso dell’umorismo e la capacità critica dei propri elettori, perché la finta copertina, pubblicata sulla FanPage ufficiale di Grillo, è stata tragicamente presa per vera.

Fedeli e pronti a tutto, i sostenitori del Movimento si trasformano in carampane da sbarco e fanno quadrato attorno al loro leader, proteggendolo dal (falso) attacco della “stampa di regime” con commenti furiosi all’indirizzo di via Solferino:

Tra un commento e l’altro, qualche utente prova a spiegare agli altri che si tratta di un fotomontaggio, di uno scherzo, di un tentativo di satira ai danni dei detrattori di Grillo. Ma non sembra servire a molto:

Nessuno sembra leggere gli altri commenti e, addirittura, qualcuno non sembra nemmeno leggere il nome della testata:

Ops. I commenti sono più di 2.500. E anche dopo ore, anche dopo decine di utenti che tentano di spiegare che è tutto finto, in tanti ci cascano ancora.

Dicevamo sopra del rischio (intenzionale o meno) di fraintendere il significato di una frase, o di un’immagine se estrapolata dal proprio contesto. Peccato che, qui, il contesto c’era eccome e dichiarato bello in grande sulla stessa FanPage:

Si direbbe proprio che Beppe Grillo e il suo entourage di Rimini Cinque Stelle siano incappati nello stesso tranello che avevano denunciato soltanto 48 ore prima: buttare sul Web un’informazione potenzialmente esplosiva e pretendere che la gente ne comprenda al volo il vero significato.
(Precisazione: in questo caso “l’informazione esplosiva” non era la storia dei campanelli, ma piuttosto il fatto che una testata autorevole come il Corriere della Sera potesse veramente uscire con un’apertura simile…)

Organizzando questo piccolo “cavallo di Troia”, il leader del M5S ha dato per scontato un po’ troppe cose:

  •  Il fatto che tutti i suoi fan su Facebook fossero a conoscenza delle puntate precedenti: il video delle “frasi sui marocchini” pubblicato due giorni prima e le polemiche suscitate sul Corriere della Sera.
  • Il fatto che tutti i suoi seguaci su Facebook fossero abbastanza concentrati da notare la finta prima pagina, capire che si trattava di uno scherzo, apprezzarne l’ironia e replicare di conseguenza.
  • Il fatto che la gente legga veramente quello che trova su Facebook – Ultimamente Facebook si sta trasformando in una gigantesca galleria fotografica: le aziende postano sempre più immagini e sempre meno testi, chissà perché. Il fatto che Beppe Grillo (o chi per lui) abbia pensato che un’immagine del genere – con quel sommario scritto in caratteri lillipuziani – potesse essere compresa al volo da tutti gli utenti di Facebook ha effettivamente dell’incredibile

Quindi, per non cadere nel tranello, un utente medio di Facebook avrebbe dovuto, nell’ordine:

  1. stare davanti a Facebook senza distrazioni
  2. leggere la copertina
  3. aguzzare la vista per leggere anche occhiello e sommario
  4. ricordarsi di quello che era successo il giorno prima e le polemiche dopo le “frasi sui marocchini”
  5. capire che si tratta di uno scherzo
  6. ridere

Tutto questo su Facebook, dove il tasso medio di attenzione è più o meno quello di una classe di liceali l’ultimo giorno di scuola. Ma l’auto-scherzo di Beppe Grillo apre anche un’altra questione che, di certo, non è una novità: la reazione spropositata degli utenti, che prima commentano di getto e poi (forse) leggono, dovrebbe far riflettere sul considerare Facebook uno strumento e un luogo di comunicazione politica.

In tutto questo, a uscire più ammaccati sono proprio i seguaci di Grillo e, in senso lato, gli utenti di Facebook. E non tanto perché non sono stati in grado di capire le intenzioni satiriche del leader del Movimento che appoggiano, ma piuttosto perché hanno dimostrato quanto sia basso il livello di attenzione che gli utenti prestano ogni volta che commentano o condividono un contenuto trovato sul Web.

La scarsa verifica dei fatti e delle fonti, la reazione basata su un’incontrollata e furiosa ondata emotiva e la cieca difesa di fronte a una minaccia inesistente, dovrebbero far riflettere su come gli utenti usano i social media e sul tipo di informazione che lì vi si costruisce e si diffonde per la Rete.

 Lesson Learned: Mai dare per scontato che i nostri seguaci (utenti, clienti, elettori o fan che siano) capiscano la nostra ironia. Prima di organizzare uno scherzo sul Web o di fare largo uso della satira, valutate sempre le vostre intenzioni potrebbero essere fraintese, e che la vostra ironia potrebbe ritorcervisi contro.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

 

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