London Notes

#London2012, le “Weibo Olimpics” e il futuro del Micro-Blogging

Sina Weibo

Riprendo a scrivere la mia consueta rubrica quindicinale dopo la pausa estiva del mese di Agosto, durante il quale Londra è stata al centro delle attenzioni di tutto il mondo. Mi sono comunque dilettato a leggere le notizie che da qui arrivavano in Italia sui giornali, parecchie molto superficiali a dir la verità, dove Londra è stata dipinta, tra le altre cose, come la città delle aringhe (?) e la metropoli deserta.

La verità è che Londra era sì vuota, molti turisti hanno voluto evitare il caos olimpico, ma questa percezione è stata accentuata dall’efficientissima gestione della rete dei trasporti, grazie alla quale si è riusciti a smistare la folla olimpica. Per non sovraccaricare le linee tradizionali, Transport Of London ha incoraggiato l’utilizzo di Twitter per rimanere aggiornati in tempo reale sulla situazione del traffico urbano, mentre già dai mesi precedenti le Olimpiadi era stato lanciato l’account @gaog (get ahead of games) che, anche tramite il sito, dava assistenza soprattutto ai londinesi per come sopravvivere al meglio alla confusione olimpica. In effetti, di “terrorismo psicologico” prima dei giochi ne era stato fatto in abbondanza: le stazioni pullulavano di cartelli che raccomandavano di lavorare da casa quando fosse possibile, utilizzare percorsi alternativi per raggiungere il posto di lavoro, ma in realtà nella maggioranza dei casi non ce n’è stato affatto bisogno.

Ma tornando a noi, uno dei fatti che più mi ha stupito è stato il volume di tweet generati da durante la cerimonia di apertura dei giochi. La compagnia stessa ha dichiarato che sono stati inviati ben 119 milioni di tweet riguardanti le Olimpiadi in meno di quattro ore. Per chi non lo sapesse, è un micro- blog esclusivamente cinese, che conta il più alto numero di utenti attivi al mondo, con buona pace di Twitter. A prova di questo anche i numeri ufficiali rilasciati da quest’ultimo, che dichiara che la cerimonia olimpica è stata menzionata da 9.6 milioni di tweet nell’arco della sua durata. Nulla se paragonati all’enorme massa d’informazioni fatte girare dal micro-blog cinese. C’è anche chi ha parlato delle “Weibo Olimpics”, sicuramente le prime, avendo quest’ultimo generato più del doppio dei tweet rispetto a Twitter durante l’intero corso delle Olimpiadi. La cosa impressionante è che Sina Weibo ha 150 milioni di utenti meno di Twitter, è nato due anni dopo e sta diventando un fenomeno globale. Cinque di quei 199 milioni di Tweet provenivano, infatti, da GB e USA assieme, che a ben guardare non è poi cosi lontano dai 9.6 milioni in totale di Twitter. Sono comunque numeri che vanno presi con le pinze, non essendo i due metodi di analisi comparabili, ma la distanza tra i due non lascia molto spazio agli equivoci. Secondo uno studio di GlobalWebIndex, sono il 47% i cinesi che contribuiscono alla rete con dei contenuti creati da loro, contro il 13% dagli Stati Uniti e il 9% dal Regno Unito.

Ma non fraintendiamo, Twitter è sicuramente stato uno dei vincitori delle Olimpiadi londinesi, sia perché ha retto la prova dell’utilizzo come canale di comunicazione ufficiale istituzionale, ma anche perché si è confermato uno strumento fondamentale per il personal branding degli atleti; secondo Nick Thain, CEO di Sports New Media una compagnia londinese che gestisce i profili Social degli atleti, sono sempre di più gli sponsor che chiedono esplicitamente all’atleta di avere account con molti fan o follower, e questo, in effetti, spiegherebbe tutte quelle foto “rubate” dai party che fanno tanto impennare il numero dei fan, dico io. Una delle maggiori preoccupazioni legate al suo utilizzo durante la cerimonia di apertura, riguardava la possibilità che potessero trapelare informazioni sul segretissimo spettacolo di Danny Boyle, ma grazie, tra le altre cose, all’hashtag #savethesurprise (forse la prima hashtag riguardo a nulla) si è riusciti a mantenere la sorpresa.

Ora sarà interessante vedere cosa sarà diventato Twitter tra quattro anni alle Olimpiadi di Rio e a quali altre prove sarà sottoposto. Intanto da Londra si puoi dire tranquillamente un: “buona la prima”.

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

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