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Gruppi Facebook: nuove metriche e problemi di privacy

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Negli ultimi mesi i gruppi hanno mutato aspetto e caratteristiche più di una volta (come avevo puntualizzato qui), determinando nell’insieme quello che è identificabile come il più cospicuo cambiamento dopo l’introduzione dei livelli di privacy (segreto, chiuso, aperto) nel 2010.

Da qualche giorno, con rilascio graduale sui vari gruppi, c’è un’altra novità: Facebook indica quante persone hanno visto ogni singolo post del gruppo e consente di vedere in chiaro – semplicemente passando sopra l’indicazione del numero con il mouse o cliccandovi – nomi ed orari in cui sono state effettuate le visite.

Sorpresa per un cambiamento così rilevante, ho immediatamente condiviso la notizia con altri utenti (su un gruppo Facebook ovviamente, quello di Indigeni Digitali): si è alzato un coro di lamentele legate soprattutto al mancato rispetto della privacy da parte di Facebook.

In effetti – questa l’obiezione sollevata più frequentemente – perché la mia visita sul gruppo deve essere visualizzabile in chiaro a tutti gli altri utenti del gruppo stesso (o ai visitatori)?
In altre parole, viene reclamato a gran voce il diritto al lurking, caposaldo di vecchia data dei forum e attività principale di molti utenti di gruppi Facebook (basta dare un’occhiata alle statistiche legate a visitatori, utenti attivi ed iscritti per rendersene conto).

Il problema consiste proprio nella forma in cui si presenta la nuova statistica: mentre, infatti, era più che desiderabile – soprattutto ad uso degli amministratori – una semplice statistica di visualizzazione dei post analoga a quella usata sulle brand pages, qui viene meno sia la privacy dell’informazione che quella degli utenti.

Come dicevo sopra, infatti, per ogni post visite, nomi ed orari dei visitatori sono visibili a tutti, senza suddivisione tra organic e viral come avviene sulle fan pages; ma non era sufficiente lasciare visibile il numero di visite (come accade sui forum) e tenere nascosti i nomi dei visitatori?
Andrebbe bene anche mantenere l’indicazione dell’orario di picco visite e poi lasciare agli admin il resto delle info a disposizione.

Privacy a parte, infatti, una riorganizzazione di questo genere di informazione potrebbe presentare dei vantaggi per chi amministra il gruppo e vuole analizzarne le perfomance.
Ad esempio, queste potrebbero essere le informazioni da rendere disponibili solo agli admin:

  1. Potrebbe essere utile conoscere il numero di visitatori di ogni post per avere un’idea dell’interesse suscitato del tema del post stesso, possibilmente con una top 3 visitors.
  2. Andrebbero fornite due indicazioni temporali: il picco di viste (che potrebbe essere mantenuto pubblico) e le singole visite – mantenute però anonime per quanto concerne l’identità del visitatore -, dato che aiuterebbe a valutare l’accelerazione di un post, cioè il lasso di tempo intercorso tra la prima e l’ultima visualizzazione del post stesso (questa misura però assumerebbe maggiore valore se fosse incrociata anche con la frequenza dei commenti, sebbene teoricamente – e presupponendo che non ci siano troppi lurker nel gruppo – un post molto visto è spesso anche un post molto commentato).
  3. Che fine fanno gli avventori che non sono membri del gruppo (vale ovviamente per i gruppi in cui è consentita la visualizzazione dei post)? Non vengono conteggiati?

Magari questa sarebbe un’info utile per gli admin che potrebbero capire se il loro gruppo è usato in stile “mordi e fuggi” o meno.

Il problema per il quale però non trovo soluzione è: come vengono calcolate queste visite?
Mi viene in mente un’unica possibile spiegazione: che Facebook conteggi come visita ai post tutte le volte che quei post sono presenti sulla pagina di un gruppo quando l’utente accede al gruppo stesso o effettua il refresh della pagina. In alternativa – misura un po’ più fedele – quando l’utente approda su uno specifico post via permalink.

Quest’ultimo caso dovrebbe essere quello in cui vanno a confluire anche le visite generate da clic su post di amici che hanno pubblicato in un gruppo e la cui azione è stata visibile sul nostro stream (e allora, caro Facebook, dammi bene tutte le indicazioni no?).
Peraltro, se davvero Facebook conteggiasse le visite come ipotizzavo sopra, sarebbe davvero poco fedele: chi garantisce, infatti, che io raggiunga la fine della pagina?

Molto, molto meglio il contatore dei forum, che associa alla crescita del numero di visite un’azione volontaria di clic sul thread di discussione (si potrebbe obiettare che anche in questo caso l’utente potrebbe non scorrere tutte le pagine dei commenti, ma almeno siamo certi che è interessato a quel tema).

Resta da capire a questo punto se il rilascio avverrà per tutti i gruppi o se, dopo questa fase graduale, la feature sarà eliminata o modificata, in una strategia da lancio pilota che non è così estranea al social.

Soprattutto, però, è l’incognita cambiamenti che mi dà da pensare: tutti i mutamenti effettuati negli ultimi mesi sembrano voler valorizzare in modo crescente i gruppi e, come ho detto più volte, credo che questi ultimi abbiano davvero grandi potenzialità in termini di uso da parte dei brand.

Si pensi, ad esempio, al loro uso come delle sorte di branded communities, certo nei limiti di personalizzazione consentiti da Facebook e considerando che – avendo una certa disponibilità economica – meglio mettere in piedi una community di cui si hanno a disposizione tutti gli insights che muoversi su Facebook con le regole di Facebook (e certo anche con i suoi 900+ milioni di utenti).

Intanto aspettiamo di vedere cosa ne sarà della nuova feature. Nel frattempo le lamentele per la privacy crescono…

Emanuela Zaccone

Emanuela Zaccone

Emanuela Zaccone è Social Media Analyst e Researcher presso Telecom Italia, dove lavora nell’ambito della Reputation Monitoring Room. Tra i suoi principali focus di attività ed interessi rientrano i big data e la Analysis.
Emanuela scrive su vari blog e si occupa di Social TV e formazione in ambito Social Media Marketing. Nel 2011 ha conseguito il Dottorato di Ricerca tra le università di Bologna e Nottingham con una tesi su Social Media marketing e user engagement.
Dopo aver lavorato per un paio d’anni come community manager, ha vinto le edizioni 2010 e 2011 di Working Capital, il progetto di Telecom Italia dedicato a startupper e giovanni ricercatori.

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3 commenti

Commenti e reazioni su:

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3 Comments

  1. Federico Fratta

    31/07/2012 alle 11:32

    Trovo aberrante non solo quello che sta succedendo ma anche il fatto che NOI non facciamo nulla per opporvici disertando un sistema che sta diventando eccessivamente invasivo (ed invadente).

    I gruppi sono un mostruoso tentativo di sfruttamento del sapere degli utenti e delle loro interazioni EXTRA “amicali”: quando un gruppo che crea valore vive e prospera, tenderà ad autoreferenziarsi e attirare nuovi utenti in questa perversa spirale.

    Il tutto a vantaggio di chi? Basterebbe così poco per mettere su una vBulletin (o analoga)… 🙂

  2. eLENA

    11/08/2012 alle 18:28

    grazie per la tua analisi precisa!!!

  3. Marcello

    26/08/2013 alle 18:31

    Scusate ma se io scrivo qualcosa in un gruppo aperto compare nella sezione notizie dei miei amici? o per vedere ciò che ho scritto devono entrare nel gruppo?

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