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Italia Digitale: il “chi” è più importante del “cosa”?

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Un dato è innegabile: da otto mesi, l’Italia ha un Governo che, finalmente, mostra interesse per l’ e le nuove tecnologie.

È anche grazie all’impulso delle iniziative dell’Esecutivo (alcune delle quali – per la verità – solo annunciate) che hanno trovato nuova linfa il dibattito e le iniziative su temi come l’innovazione nella PA, gli open data, il cloud computing, le smart cities.

Tuttavia, se le intenzioni sono assolutamente commendevoli, il metodo scelto appare poco condivisibile. In particolare, sembra esserci la solita eccessiva attenzione italica per “chi” deve governare e gestire i processi (d’innovazione, in questo caso) che finisce, inevitabilmente, per sottrarre attenzione e tempo rispetto all’individuazione delle azioni da compiere.

La prima dimostrazione di questa (pericolosa) attenzione è stata la circostanza per cui un governo destinato a durare – al massimo – un anno e mezzo ha deciso di redistribuire (per l’ennesima volta) le competenze in materia di innovazione tra tre Ministeri (Pubblica Amministrazione, MIUR, Sviluppo Economico).

Il secondo atto, conseguente con l’incipit, è stato rappresentato dalla costituzione di una “Cabina di Regia per l’Agenda Digitale” in cui sono entrati ben cinque Ministeri. Com’era prevedibile la scelta di co-gestire le tematiche dell’innovazione tra più Ministeri (e le rispettive strutture) è stata un elemento di complicazione: pensate a cosa significa condividere ogni documento tra gli uffici di cinque Ministri, con tutte le vicende connesse alla riorganizzazione dei rispettivi dipartimenti.

Probabilmente, questo ha avuto anche un peso nel ritardo dell’adozione del Decreto Digitalia che sarebbe dovuto arrivare prima dell’estate, ma di cui ancora non si hanno notizie.

Ed è stata sempre la preoccupazione per il “chi” a spingere il Governo – prima della definizione dell’Agenda Digitale – ad istituire un nuovo ente, l’Agenzia per l’, cui affidare la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda Digitale.

Anche questo, purtroppo, non sembra un atto di discontinuità rispetto ai precedenti Governi (nel corso dell’ultimo decennio siamo passati da AIPA a DigitPA, passando per CNIPA) ed è la dimostrazione che la soluzione più semplice è smantellare piuttosto che provare a fare funzionare quello che già esiste.

Si tratta di una vera e propria “ansia di governance”, ben evidenziata dal fatto che, ancora prima che l’Agenzia diventi operativa, i “vecchi” enti (DigitPA in primis) sono già stati soppressi, con indubbie ripercussioni negative sulle attività e i progetti già in essere.

Non sappiamo ancora bene di cosa si occuperà, ma sappiamo che l’Agenzia sarà “sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro da lui delegato, del Ministro dell’economia e delle finanze, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca”; indicativo riflettere sul fatto che, in questa attenzione agli equilibri, la sola vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri non sia stata ritenuta sufficiente.

L’Agenzia sarà guidata da un Direttore Generale, che – in base all’art. 21 Decreto Legge n. 83/2011 – dovrebbe essere nominato entro le prossime 48 ore dal Presidente Monti (il termine per la nomina è di trenta giorni dall’entrata in vigore del Decreto, avvenuta il 26 giugno).

Tale nomina deve avvenire, previo avviso pubblico, all’esito di una procedura comparativa “tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione”.

Peccato che, a distanza di 48 ore dal termine previsto, l’avviso pubblico non c’è. Di sicuro, non ve n’è traccia sui siti Web del Governo e dei Ministri interessati.

Questo significa che sarà impossibile rispettare i tempi e, complice la pausa estiva, è ipotizzabile immaginare che la nomina slitti quantomeno a settembre, con tutte le immaginabili ripercussioni sull’entrata a regime dell’Agenzia. Si rischia – ancora una volta – che le scelte “organizzative” distolgano dall’individuazione delle soluzioni per rendere l’Italia un Paese davvero digitale e dalla loro indifferibile attuazione.

Con la speranza che il nuovo Governo, che al massimo tra un anno dovrebbe insediarsi dopo le elezioni, non scelga di ricominciare tutto da capo.

Ernesto Belisario

Avvocato, specializzato con lode in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione. Si occupa, per professione e per passione, di diritto delle nuove tecnologie e di diritto amministrativo. Docente presso l’Università degli Studi della Basilicata, è relatore in convegni, incontri e seminari sulle materie di attività e tiene lezioni in Master Universitari, corsi di formazione e specializzazione.

Autore di numerose pubblicazioni (cartacee e digitali) sui temi del Diritto Amministrativo e dell’Information Technology Law, è Vice Direttore del Quotidiano di informazione giuridica “LeggiOggi.it” e componente del Comitato Scientifico della Rivista “E-Gov” di Maggioli. È referente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Potenza presso la Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense (FIIF) e componente del Gruppo di Lavoro per i giovani avvocati del Consiglio Nazionale Forense.
È socio fondatore e segretario generale dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione e Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government; oltre al proprio blog (“Diritto 2.0”), è tra i curatori di “TheNextGov”, uno spazio sul sito de “L’espresso” in cui parla di nuove tecnologie e innovazione in ambito pubblico.

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3 Comments

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  2. Attilio A. Romita

    24/07/2012 alle 18:02

    i maestri di giornalismo anglosassone insegnano la regola delle 5W: Who? What? Where? When? Why?
    Questa regola con l’aggiunta della paroletta DONE (fatto) dovrebbe essere il vero codice operativo applicabile alle promesse dei politici per essere credibili.
    Purtroppo le parolette che si aggiungono alle 5W sono, in politica: “si, però”, “ma nei seguenti casi…..”, “considerando che…”. La conseguenza è che le cose bianche diventano grigie, le rosse rosate, le azzurre celestine…e nulla cambia perchè la politiva non vuole fare danni ai PROPRI elettori.
    Anche i grilli urlatori, i duri e puri, i tecnici esperti ed i difensori dei valori puri seguono questa regola ……è sufficente andare oltre la superfice per accorgersene.
    Prima o poi anche la “maggioranza silenziosa”, i “tanto i politici non ci sentono”,le”decisioni sono prese in alto”, i “è colpa del governo” etc. cominceranno a pensare che l’unione fa la forza e che la democrazia, malandata che sia, si basa sull’unione di tante piccole forze.

  3. Pingback: Del Gattopardo, ovvero del “decreto del fare” e dell’innovazione all’italiana | Tech Economy

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