London Notes

LA BBC e il valore reale del “Like”

facebook-like

In questi giorni parlando di Londra non si può fare a meno di parlare di Olimpiadi. Ho letto decine di articoli parlare delle Social Olympics, ma io ne ho parlato già in maniera esaustiva due mesi fa per TechEconomy e non ritoccherò quindi l’argomento ora.
Nel frattempo di cose interessanti ne sono successe, eccome. Ad esempio, mentre in Italia infuria la polemica sui falsi follower, in Gran Bretagna la ha sollevato dubbi sulla qualità di quelli che un tempo si chiamavano “fan” e che oggi sono “Like” su .

, corrispondente e Tech Editor della BBC, avrebbe condotto un esperimento per il quale ha creato una pagina, con il dovuto advertising, per una fantomatica compagnia chiamata “Virtual Bagel LTD” che in pochi giorni ha guadagnato più di 3.000 fan senza nemmeno esistere. Si trattava per lo più di “Like” provenienti da profili di 12/16enni nelle Filippine e in Egitto, che avevano tra i loro “mi piace” più di 5.000 aziende nel mondo. Ma, a quanto pare, non sono gli unici ad avere qualche sospetto riguardo questo sistema.
Il Social Media guru di turno, Michael Tinmouth, ricorda di aver già sentito più di qualcuno dei suoi clienti lamentarsi che i fan della loro pagina non fossero reali. Si cita il caso, in particolare, del profilo di Agung Pratama Sevenfoldism, nato nel 1997, ma manager della Chevron dal 2010. Certo questo non vuol dire nulla, anche io ho amici che dichiarano di essere nati ieri a Nowhere in Oklahoma, ma questo è un caso diverso. Falsi profili di questo genere, sulle pagine di grandi Brand, sarebbero a migliaia, tutti proveniente dal Sud Est asiatico e tutti con biografie quantomeno improbabili.

Ora immagino che quando sia arrivata la notizia nella Silicon Valley, negli uffici di Facebook ci sia stato un piccolo terremoto. Non si poteva di certo permettere che accadesse un altro caso General Motors, non proprio ora che la compagnia sta attraversando il suo periodo più difficile da quando è stata fondata. Non si tratta dello stesso budget da 10milioni, ma la BBC ha sicuramente un impatto mediatico più rilevante. Lo stesso Cellan-Jones, dichiara di aver provato a indagare su quanto la BBC spenda su Facebook dei £40 milioni di budget destinati al marketing, ma a quanto pare nessuno ha saputo/voluto dirglielo.
Voci affermano si tratti di “solamente” £70.000, ma il punto è un altro. Non sarebbe nemmeno una cattiva spesa se i fan fossero reali, si tratterebbe di £0,17 per persona raggiunta. Tutt’altro che irragionevole. Facebook comunque non ha fatto aspettare la sua risposta, che è arrivata tempestivamente tramite un portavoce: la colpa è del cattivo posizionamento degli annunci non abbastanza targetizzato, e spara una stima indicativa del 6% (54 milioni) di falsi account su un totale di 901 milioni di utenti. Quindi è vero che nemmeno Facebook conosce il numero reale dei suoi utenti (al GlobalWebIndex lo sappiamo eccome, invece), così come è anche vero che non ha il controllo su quelli falsi. Alcuni di questi profili sono effettivamente BOT, altri sono semplicemente spammer, ma non sembra possibile sapere quanti siano.

Ad ogni modo qualche altro Social Media Evangelist, ha alzato la voce dicendo che ormai non ha più senso cercare di avere un elevato numero di fan, quello che conta è la loro qualità. Ma allora che senso hanno tutti quei brand che celebrano di aver raggiunto target memorabili da 3 milioni di fan, si chiede Cellan-Jones? Potrei anche essere d’accordo col fatto che i grandi numeri non contino più nulla, ma a questo punto chi ci garantisce che siano reali?
Quale altra ricerca smaschererà migliaia di falsi account? I “Like” sappiamo essere a livello mondiale il primo driver di engagement verso un brand sui Social Media, e sono più di 365milioni le persone nel mondo che hanno messo un “Like” a un brand (solo 26 milioni provengono da Indonesia e Filippine)4; Andy Pang di Facebook ha dichiarato che il 70% delle pagine “ben gestite”  riceve di norma un ritorno del 3×5; perciò, se questo fosse vero, l’esperimento della “Virtual Bagel” avrebbe avuto tali esiti a causa di una cattiva gestione della pagina, ma la domanda alla quale ancora non ho trovato risposta è decisamente un’altra.
Chi è esattamente a creare e gestire oltre 3.000 BOT collegati a 5.000 pagine ognuno? Certo è che se si si scoprisse che questi BOT siano gestiti da Facebook direttamente per alimentare ed accontentare le pagine dei piccoli inserzionisti per falsificare i risultati delle loro campagne, allora il fantomatico valore del “Like” andrebbe nuovamente ridiscusso.

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

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5 commenti

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5 Comments

  1. Nicola Angelo maffei

    23/07/2012 alle 15:46

    La qualità dei like e della promozione tramite questi su Facebook è una trappola seria in cui i piccoli investitori rischiano di cadere. Purtroppo credo sia audace, se non impossibile, stabilire il numero di fake e di BOT presenti. Creare un indirizzo e-mail fasullo richiede pochi minuti, altrettanti per creare un profilo Facebook. Monitorare e gestire queste informazioni e questi controlli è oggettivamente impossibile. La domanda vera, come posta nell’articolo, però è una: “Chi c’è dietro questo Botting?”. Se Facebook fosse il promotore nella creazione di profili per alimentare i “Like” degli investitori sarebbe una truffa globale. Tuttavia credo che vista la vastità di utenti a disposizione non ci sia il bisogno, da parte del management di Facebook, di “stimolare” i “Like”.
    Tempo fa avevo letto di siti e piccole associazioni che “aiutavano” le pagine a crescere, ovviamente in cambio di donazioni, in alcuni casi avevano addirittura un listino prezzi.
    In tutti i casi, che sia Facebook, o ingegnosi truffatori che tramite BOT stimolano i “Like, il vero danno resta in capo a chi veramente vuol investire in Marketing attraverso il social network.
    Il controllo dei profili veri vs i fake da parte di Facebook è difficile, se non impossibile, ma aiutare chi investe in Banner e pubblicità nel social network dovrebbe essere la base del prodotto venduto e garantirebbe investitori soddisfatti ed un ottimo ritorno di immagine.

  2. London

    23/07/2012 alle 17:09

    Bella faccia tosta affermare che i vengono principalmente dall’Egitto e Filippine e che gli account fasulli ammontano al 6% . . . NON l’ho letto solo in questo articolo.

    Mi ricordate chi e’ il primo paese che usufruisce di Facebook? No, non loro . . . sono gli USA. Quindi visto che tutto viene gonfiato da quelle parti, assume un valore irreale tutto quello che gira a i soldi: Pubblicita’; Fans; Like; ecc ecc ecc (vedi ad esempio i vari scandali delle banche). Sicuramente i BOT servono a far vedere a chi la paga che la pubblicita’, che vale pagare?

    Se non erro la stessa Ford e la Chevrolet hanno ritirato la pubblicita’ su Facebook perche’ NON HA AUMENTATO LE VENDITE D’AUTO.

    Poi detto francamente “Il pay per click” e’ un’altra stupidaggine, ve lo dice uno che ci lavora in mezzo.

    • Marcello

      23/07/2012 alle 18:01

      Ciao,

      Grazie mille per il tuo commento!

      il caso a cui fai riferimento e’ quello che riporto anche nel mio pezzo e cioe’ della General Motors che non ha visto il ritorno che si aspettava sui 10milioni investiti. Ma dentro questo gesto c’e’ stata anche tanta politica il che lo rende un caso a parte.

      Solo una piccola precisazione: negli Stati uniti il livello di engagement su Facebook e’ in declino da parecchi mesi, mentre paesi come le Filippine hanno livelli di penetrazione molto vicini al 99%. A questo riguardo ti segnalo http://www.slideshare.net/Tomtrendstream/facebook-beyond-the-hype-globalwebindex-july-2012

      Un saluto,
      Marcello

  3. Marcello

    23/07/2012 alle 17:35

    Caro Nicola,

    Grazie mille per il tuo commento!

    sono perfettamente d’accordo con te e credo tu abbia ben centrato il punto dell’articolo.
    Ad ogni modo non bisogna dimenticare che esistono agenzie onestissime che lavoro per far crescere le fan base dei vari Brand con tecniche del tutto lecite e senza inghippi. Poi e’ anche probabile che esista un vero e proprio mercato nero dei “Like” cosi come esiste per i followers di Twitter. Il punto e’ che il giornalista in questione ha dichiarato di non aver in nessun modo pagato per acquistare pacchetti di fan!

    Inoltre, anche io sarei orientato a pensare che 900 milioni di utenti, almeno 3.000 che mettano like sul tuo Brand li si trovano, ma evidentemente se questi sono veramente falsi, significa che l’advertisement di Facebook ha un incidenza veramente irrisoria! E come hai detto tu, poi si ritorce contro i Maketer che spendono inutilmente i soldi dei clienti.

    C’e’ anche da dire che Facebook si impegna a dare analytics di ogni sorta per monitorare il successo della sua campagna, ma se non riescono a controllare i fake, c’e’ ben poco che possano fare (sempre appunto che questi fake non siano gestiti da loro stessi)

    Un saluto,
    Marcello

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