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The Guardian: il digital-first funziona?

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La strategia di maggiore focalizzazione sul web (“”) di uno dei principali quotidiani UK, , in apparenza sembra non avere funzionato e la società ha registrato perdite economiche maggiori che in passato.

L’annuncio di una maggiore focalizzazioni sulle attività editoriali in rete, effettuato l’anno scorso, aveva attirato molta attenzione perché si trattava del primo quotidiano storico a puntare in maniera così decisa sulla rete.

Le perdite operative della società sono passate, però, da 33.1 milioni di sterline a 44.2 milioni e, stando alle dichiarazioni della società, sarebbero dipese dagli “investimenti nelle piattaforme digitali e dai costi per dare vita al programma di trasformazione in  5 anni”.

Tuttavia il Guardian, grazie alla nuova strategia, ha ottenuto un incremento delle entrate da digitale pari al 16.3% (£45.7 milioni). A fronte di un fatturato complessivo stabile (£196.2 milioni). Le perdite maggiori sono dipese essenzialmente dai costi di licenziamento e di ristrutturazione.

La compagnia ha intenzione di tagliare ulteriormente di 7 milioni le spese editoriali (25 milioni entro il 2016/2017) e riaperto un programma di licenziamento.

La strategia digital-first, con conseguente minore focalizzazione sulla carta stampata, ad un primo sguardo sembra quindi non funzionare tanto per il , ma se si analizza più attentamente la situazione si ricava un quadro parecchio diverso. Oltre alla crescita delle entrate da digitale, il quotidiano ha registrato un incremento della propria audience negli USA, mercato particolarmente ghiotto dal punto di vista dell’advertising, di uno straordinario 80% (20 milioni di visitatori unici mensili) e quella globale del 38% (67.8 milioni).

La trasformazione in corso, come tutti i processi di ristrutturazione, ha un costo iniziale elevato ma il newspaper, accettando in anticipo una scommessa forse inevitabile, potrebbe in futuro affrontare la competizione globale nel settore giornalistico da una posizione di forza.

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