Ladies in Tech

C’è ancora bisogno di spiegare la rete alle persone

Marissa Mayer

Girl Geek, Susan Quercioli per lavoro si occupa di Customer Care e Service Management; per passione di Tecnologia, Questioni di Genere e Social Media. (Foto di Alessio Jacona)

Pm10” è il nick– nonché dominio del blog – con cui Susan Quercioli è conosciuta on line da lungo tempo: il nome delle particelle microscopiche dell’atmosfera, fini e sottili come la lingua puntuta che ha caratterizzato la sua presenza in rete dagli albori ad oggi. Attenta e competente, conosce la parte “oscura” della rete (come sistemista) e quella social.

Per questo, nel suo curriculum, accanto a parole come “Service Operation and Maintenance Manager”, “installazione configurazione Mitel3300” e “Project Management”, ce ne sono altre come “Motivi a Maglia” nome del blog su maglia e uncinetto di cui è co-fondatrice e “Girl Geek Dinner”, cene e incontri dedicati alle donne che operano nelle IT e Web 2.0, nella cui organizzazione è stata per oltre 2 anni, curando anche il rapporto con i media.

Scoprire il web: come e quando.

Ai tempi dell’università una mia carissima amica andò a Sidney per un dottorato di ricerca, e io comprai un modem per poterle mandare le mail. Era il 1996, e il provider in Italia Tiscali.

Più che per interesse, quindi, per amicizia!

Esatto! Stavo connessa al massimo 30 minuti al giorno (mi ero installata dei programmi da un cd travato in una rivista), scaricavo i messaggi dei gruppi di discussione e poi mi ricollegavo.

I news group… ormai sembrano preistoria.

All’epoca c’era già lo zoccolo duro della rete di oggi: nomi come Luca Vanzella o Mafe De Baggis, erano già lì.

Pm10 compresa. Ho perso un passaggio, però: quello che ha portato dalla laurea in architettura, alla rete come lavoro.

E’ stata tutta colpa di una domanda curiosa. Avevo un amico esperto, ed ebbi l’infelice idea di chiedergli “ma come fanno i miei dati dal pc ad arrivare al server?”: mi sono rovinata! La passione per questo mondo mi ha fatto pure laureare in ritardo, ma quando mi sono trovata a decidere se andare in qualche studio a lavorare gratis oppure fare un corso tecnico che certificasse quello che già sapevo fare beh, non ho avuto dubbi.

2007, Radio Popolare Milano, nella redazione di “va a ciapa’ il mouse”.

Sono entrata in trasmissione – fondata dal gruppo Loa, hacker veri! – come quella che ne sapeva di web 2.0, iniziando da un’ospitata in una puntata sulla nascita dei blog, e facendo poi parte della redazione.

Al tempo era necessario, ma oggi c’è ancora bisogno di qualcuno che spieghi la rete?

Internet è un mezzo fantastico, ma serve un tutore che aiuti le persone a districarsi nel mare di informazioni a disposizione. Anche perché le cose cambiano in modi imprevedibili e persino facendo un uso consapevole del mezzo, si potrebbe in futuro incappare in problemi per quello che si è scritto/fatto/detto. Sui social ho di recente trovato interessanti le teorie di Andrew Keen, che ho visto a State of the Net.

Che tutto mi sembravano meno che positive, per usare un eufemismo.

Beh, diciamo che l’approccio non guarda ai social network solo con fiducia e io resto dell’idea che generino un senso di vicinanza falsato dal meccanismo del “sentito dire”.

Nelle ci sono differenze di genere?

Mah, diciamo che come ho letto in giro ultimamente, il problema è che i maschi non hanno ancora imparato a comportarsi. Non fanno gruppo, ma spogliatoio, nel senso che le donne non sono ammesse. Detto questo, la ritengo una questione di maturità personale che prescindere i generi, come sempre.

passa da Google a Yahoo! dopo 13 anni e diventa Ceo: la notizia sui social sembra che sia invece il fatto che è incinta. Anche in questo caso, ho perso un passaggio, ma forse è tutto italiano.

Lei coglie coraggiosamente l’occasione di misurarsi con un ruolo da Ceo in una sfida molto impegnativa: rilanciare Yahoo!, in un momento molto critico che perserva da qualche anno. Da che mondo è mondo le donne fanno figli, non mi pare una vera notizia, e direi che anche al Times la pensano così: l’articolo che ne parla non cita mai questa cosa. Non sarà che sotto sotto l’informazione italiana non solo è pettegola, ma anche focalizzata nel rafforzare costantemente l’idea tradizionale della Donna?

Diletta Parlangeli

E’ giornalista professionista, redattrice del quotidiano DNews dove si occupa di Cultura e Spettacoli. È appassionata della rete e delle sue dinamiche e scrive anche di tecnologia. Collabora con il Corriere Fiorentino e L’Espresso. Il suo blog è Diparipasso.

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