#EpicFail

Victoria’s Secret e le creature dal pianeta Photoshop

Victoria's_Secret_Angels

Quando una campagna pubblicitaria diventa virale sui social media? Quando un creativo arriva con un’idea geniale oppure… quando ci scappa l’epicfail. Una campagna che finisce male, demolita su e Twitter da frotte di utenti imbufaliti, rappresenta per ogni azienda un rischio da evitare come la peste: il danno reputazionale che ne deriva ha un impatto enorme sul brand, con notevoli ripercussioni economiche. Ritirare una campagna e doverla rifare daccapo, dover fornire spiegazioni e diramare scuse non sono esattamente nella Top 10 delle cose divertenti da fare.

E questa settimana, nel quartier generale di Victoria’s Secret ci saranno stati un bel po’ di grattacapi dopo la polemica scoppiata su Facebook per colpa… un lato B ai limiti dell’umana comprensione.

Ma veniamo ai fatti: lunedì 2 luglio sulla FanPage di Victoria’s Secret – uno dei marchi più noti di lingerie femminile – compare una foto estratta dall’annuale catalogo della nuova collezione costumi e di abbigliamento da spiaggia.

Come da copione, in questo genere di immagini gli elementi sono gli stessi: mare blu, sabbia candida e una modella che esibisce un corpo perfetto, forse troppo perfetto. Anzi talmente perfetto che le si vedono i pixel sull’interno coscia!

Appare evidente che dietro quelle gambe così sottili, quelle cosce così magre “che non si toccano tra loro”, quella vita così incredibilmente stretta e quella pancia così piatta c’è la mano un po’ troppo pesante di un grafico che ha un tantino esagerato con Photoshop.

Non è un segreto che le immagini di moda e i primi piani da copertina vengano cesellati a colpi di mouse: ma questa pratica, per un motivo o per l’altro, fa letteralmente inferocire la gente comune. A dimostrarlo ci sono centinaia di video su YouTube e migliaia di foto sparse per il Web che giudicano in modo molto critico volti e corpi di personaggi famosi prima e dopo “la cura” di Photoshop. E i risultati sono sorprendenti e – in qualche caso – anche decisamente inquietanti.

Il fatto è che il fotoritocco mina le nostre certezze: da una parte si addentra nel delicatissimo territorio della visione di se stessi e – specialmente per le giovani donne – del raggiungimento di un ideale di perfezione estetica che semplicemente non esiste. Dall’altra parte, una foto ritoccata dà la sgradevole sensazione di essere vittime di una manipolazione della realtà, sensazione che diventa ancora più sgradevole quando si accarezza il sospetto che si possa confezionare un perfetto “falso” anche per avvenimenti che non riguardano la moda.

Il problema è particolarmente sentito dall’opinione pubblica tanto che – per fare un esempio – il governo britannico ha recentemente incoraggiato i genitori inglesi a spiegare ai propri bambini che cos’è il fotoritocco e perché si usa.

Nel caso di Victoria’s Secret, comunque, i “ritocchini” erano talmente grossolani ed evidenti da diventare grotteschi e, ovviamente, le reazioni non si sono fatte attendere: 

La maggior parte dei commenti puntano il dito contro la mancanza di etica da parte dell’azienda e accusano il brand di veicolare un messaggio sbagliato e pericoloso proprio nei confronti del target a cui si rivolgono. Moltissimi commentatori evocano lo spettro dei disturbi alimentari e accusano Victoria’s Secret di spingere le ragazzine tra le braccia di anoressia e bulimia: ragazze e giovani donne che farebbero qualsiasi cosa pur di arrivare a somigliare alle ragazze delle foto propinate dall’azienda.

In molti chiedono le scuse ufficiali dell’azienda, altri propongono il boicottaggio e annunciano che non compreranno mai più niente da Victoria’s Secret:

 Qualcuno invece, preferisce accanirsi direttamente sul grafico e sul suo maldestro uso di Photoshop:

Il caso finisce perfino su PsDisaster, blog che raccoglie tutti i mostri del fotoritocco: tra terze braccia e gambe che si disarticolano dal bacino ecco comparire anche questa bella prodezza di Victoria’s Secret.

Che cosa ha fatto l’azienda per rimediare a questo brutto scivolone? Fino ad ora assolutamente nulla. Tra utenti indignati che accusano il brand di istigare le ragazze a pericolose diete, commenti che annunciano boicottaggi e altri commenti che danno degli incompetenti ai realizzatori della campagna, Victoria’s Secret non ha mosso un dito a sua discolpa, né ha chiesto scusa.

Essere accusati di una cosa tanto grave e non prendere in nessun modo una posizione è un comportamento piuttosto rischioso: tanto più che le varie testate sono andate a scavare nel passato (ritoccato) delle altre campagne dell’azienda, scovando altri orrori del fotoritocco. L’ha fatto l’Huffington Post, che ha raccolto in una fotogallery tutti i più inquietanti precedenti di Victoria’s Secret alle prese con un uso un po’ troppo drastico di Photoshop, tanto per rigirare ancora un po’ il coltello nella piaga.

Come molti altri casi precedenti a questo, come #McDstories o Heineken, anche questa gaffe di Victoria’s Secret non avrà probabilmente nessuna ripercussione sul fatturato dell’azienda. Tuttavia questo episodio entra a far parte dell’identità sociale che i clienti costruiscono attorno al brand. E magari c’è qualcuno che si sta già chiedendo: Victoria’s Secret chi? Quelli che photoshoppano il sedere alle modelle?

Lesson Learned: Se avete una buona ragione per mostrare delle immagini non esattamente conformi alla realtà, abbiate almeno cura di fare un buon lavoro. Non c’è niente che faccia arrabbiare gli utenti più di una foto falsa. Specie quando di mezzo ci sono temi molto delicati ed estremamente emozionali. E se vi colgono in fallo… non lasciate cadere la cosa: fate quantomeno capire di aver colto il messaggio.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i , e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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