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Corporate responsibility: le multinazionali del web e i rapporti con i regimi autoritari

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L’immagine di una multinazionale è uno dei suoi asset più importanti, e sempre più spesso deve confrontarsi con la crescente sensibilità dell’opinione pubblica verso tematiche come diritti umani e diritti dei lavoratori nei mercati emergenti. L’atteggiamento che una multinazionale occidentale assume in mercati distanti da casa, spesso finisce per determinare il successo o il fallimento di questa.

Il tema della responsabilità sociale globale di un’azienda, riveste un ruolo sempre maggiore in un contesto nel quale gli scambi informativi tra le varie parti del mondo sono maggiori e più veloci. E soprattutto poichè i possono reagire velocemente e con crescente efficacia.

Le multinazionali tecnologiche devono affrontare sfide peculiari in questo campo, sia per il ruolo centrale che hanno nei flussi informativi, sia per la forte attenzione del pubblico verso di esse. Pew Internet & American Life Project , in collaborazione con il centro di ricerca Imagining the Internet dell’Elon University, hanno così deciso di effettuare un’inchiesta online. Hanno chiesto ai partecipanti (1021 esperti della rete e comuni utenti) di effettuare previsioni sul futuro della e, in particolare, di rispondere alla domanda: “Fino a che punto si spingeranno le società tecnologiche nell’aiutare i regimi repressivi?”.

Le risposte sono state divise tra chi ritiene che l’apertura della rete e la paura delle reazioni da parte dei consumatori spingeranno le aziende a minimizzare la collaborazione con i governi autoritari; e chi ritiene che la ricerca del profitto vincerà su tutte le altre motivazioni spingendo le società alla collaborazione.

Il 51% dei rispondenti crede nella prima opzione, dichiarandosi d’accordo con lo scenario futuristico proposto: “Nel 2020, le imprese tecnologiche con sede nei paesi democratici dovranno adeguarsi ad una serie di norme… ad esempio, una società di telecomunicazioni occidentale non sarà in grado di monitorare o bloccare selettivamente l”attività su Internet degli oppositori per volere di un governo autoritario senza sanzioni significative in altri mercati.”

Il 39% degli intervistati, al contrario, ritiene valido il secondo scenario proposto: “Nel 2020, le aziende tecnologiche con sede in paesi democratici avranno adottato misure per ridurre al minimo la loro utilità come strumenti per l’organizzazione politica dei dissidenti… un’associazione eccessiva con queste attività sensibili li metterebbe in disgrazia presso i governi autocratici. Infatti, in questo mondo, le imprese commerciali generano significativi profitti da attività di filtro e modifica dei loro servizi per conto dei regimi autoritari del mondo.” Il restante 10% degli intervistati non ha scelto tra i due scenari prospettati.

Lo studio ha inoltre evidenziato che le previsioni sono in realtà peggiori di quanto potrebbe sembrare, da un’analisi superficiale di questa prima risposta. Infatti, molti di quelli che hanno scelto la prima opzione, quando gli è stato chiesto di spiegarla e motivarla l’hanno giustificata più come una speranza che come una previsione. Una quota significativa ha dichiarato che ha scelto il primo scenario, ma in realtà si aspettano si avveri il secondo.

Gli intervistati durante questo processo di spiegazione, hanno sollevato diverse tematiche e dato diverse motivazioni alle proprie previsioni e speranze. Le tematiche possono essere sostanzialmente divise in 4 gruppi.

Una quota significativa dei rispondenti ritiene che le pressioni dei consumatori, le norme culturali, gli hacker e le tendenze tecnologiche finiranno per favorire nel lungo periodo i cittadini dissidenti piuttosto che i governi autoritari.

Mark Watson per esempio, ingegnere senior di Netflix, sostiene che il (in particolare attraverso i social media) possa svolgere un ruolo centrale. “Gli avvenimenti recenti e il ruolo dei social media marcano uno spartiacque, che impedirà l’avverarsi del secondo scenario”.

Lee W. McKnight, professore di imprenditoria ed innovazione presso la Syracuse University, sottolinea maggiormente l’importanza dell’immagine aziendale per gli affari e le possibili reazioni dei consumatori. “Pe le aziende – e i loro azionisti – si tratta di denaro. Ma essere strettamente associati con regimi che sopprimono legittimi movimenti di protesta attraverso l’uso delle tecnologie di una società sarà negativo per gli affari.”

Diversi esperti che esprimo idee simili, sottolineano maggiormente il ruolo della cultura aperta della rete e dello sviluppo dal basso di tecnologie, che potenzieranno le possibilità di espressione ed azione dei dissidenti. Ciò allo scopo di aggirare e contrastare le iniziative delle aziende e dei governi.

La seconda tematica emersa è inerente ad uno scenario più complesso in cui, a volte la situazione favorirà i dissidenti altre invece i governi autoritari. In questo contesto le aziende cercheranno di utilizzare le pubbliche relazioni per evitare le conseguenze più negative.

Una simile posizione è espressa in maniera molto chiara dalla ricercatrice senior di Microsoft ResearchDanah Boyd. “La maggior parte delle aziende dichiarerà pubblicamente che stanno facendo tutto il possibile per proteggere i cittadini mentre faranno innumerevoli concessioni e prenderanno decisioni politiche che finiranno per danneggiare i cittadini. Lavoreranno con alcuni governi e non con gli altri. Rivelando la natura politica di questi processi e prendendo decisioni che influenzeranno il modo in cui sono percepite dai loro clienti principali. Saranno costantemente chiamate a rispondere per le loro ipocrisie e lavoreranno per superare tempeste politiche causate dai consumatori turbati. Ma pubblicamente sosterranno i valori che i loro clienti vogliono sentire e la maggior parte dei loro clienti vogliono sentire che stanno facendo tutto il possibile per proteggere i buoni.

Diversi esperti sottolineano anche che le differenze regionali e il continuo compromesso-negoziato tra governi (sia repressivi che democratici) e aziende, portano a vedere spesso il compromesso come unica soluzione per continuare ad operare.

La terza tematica emersa riguarda la corrispondenza di interessi tra multinazionali e governi, che nel lungo periodo dovrebbe portare ad un incremento della sorveglianza. Entrambi avrebbero obiettivi che spesso confliggono con i diritti individuali.

L’ultima tematica emersa capovolge in un certo senso la questione, ritenendo che le corporation siano più potenti di molti governi, e che saranno i bisogni di queste e non dei regimi a determinare il livello di sorveglianza dei consumatori.

Michel J. Menou, visiting professor presso  l’University College London, è molto pessimista al riguardo. “Al di là di regimi democratici e autoritari, gli scenari non tengono conto dell’esistenza e dell’importanza crescente di un terzo tipo di regime, quello della tecnostruttura globale a cui appartengono le principali aziende tecnologiche. Esse serviranno principalmente i propri interessi, abilmente camuffati come preoccupazioni  per l’interesse pubblico nelle dichiarazioni aziendali, sociali o di responsabilità ambientale. La questione è se le scelte democratiche dei cittadini incideranno o no sulle decisioni aziendali. In base alle situazione attuale si può solo essere pessimisti “.

Le possibilità sono molte e il futuro sfugge quasi sempre ad ogni previsione. Certa è invece la centralità e l’importanza delle scelte aziendali rispetto a simili tematiche. Le multinazionali, ma anche le aziende di minori dimensioni, vista la crescente internazionalizzazione dei processi produttivi e distributivi; dovranno considerare molto attentamente le proprie decisioni. Dovranno anche avere chiare policy inerenti la responsabilità sociale, ed imparare a gestire un rapporto con le autorità e con i consumatori che si fa sempre più complesso e globale. Pena il fallimento.

Ciò che emerge chiaramente è, infatti, l’importanza della tematica sia a livello economico che politico. Come finirà il gioco delle parti? Come le aziende, le tecnologie, i consumatori (si spera cittadini) ed i governi daranno forma alla società del futuro, è insondabile. Non lo si può prevedere oggi con esatezza. Ma si può sollevare il tema della Corporate responsability per indirizzare il cambiamento. 

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