Ladies in Tech

Simonetta Di Pippo: “Le donne, più che discriminate, sono incomprese. Anche nello spazio”

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C’è chi non molla mai, e persino dalla pensione (a scanso di equivoci: non è questo il caso),

, astrofisica, Direttore del Volo Umano presso l’Agenzia Spaziale Europea dal 2008 al 2011, co-fondatrice e presidente di Women in Aerospace Europe.

prova a tenersi stretto il posto, invece di cedere il passo alle nuove generazioni. E poi c’è chi, mentre è nel pieno della propria carriera, pensa che sia già il momento di aiutare le persone che hanno meno occasione di emergere. E se fai l’astrofisica, sai che quelle persone in difficoltà molto probabilmente appartengono al tuo stesso sesso. “Io quello che dovevo fare l’ho fatto, e sono soddisfatta: bisogna aiutare le più giovani, tanto in Italia, quanto in Europa”. Parla Simonetta Di Pippo, astrofisica con una sfilza di incarichi e riconoscimentiall’attivo che la dicono lunga sul suo percorso di successo. Direttore del Volo Umano presso l’Agenzia Spaziale Europea dal 2008 al 2011, consigliere speciale del Direttore Generale dell’, cavaliere ufficiale del merito per la Repubblica Italiana (con il presidente Ciampi), madre del “ragazzo meno maschilista che conosca” co-fondatrice e presidente, dal giugno del 2009, dell’associazione internazionale Women in Aerospace Europe, creata apposta per aumentare la visibilità e le opportunità delle donne nella comunità aerospaziale. “Vorremmo creare un forum globale e stiamo attivando delle partnership strategiche” spiega a margine di Frontiers of Interaction 2012, evento internazionale della capitale che l’ha vista protagonista sia come relatrice, che come guida dei workshop.

Donne, spazio: in tutto questo cosa c’entra la rete? E’ stata d’aiuto?
Beh, il web ha dato a tutti una mano, e di conseguenza anche alle donne. Se fai un mestiere come il mio, ad ogni modo, devi essere connesso per forza. Adesso è fondamentale, molto di più di quantonon lo fosse per la Generazione X. Che poi all’inizio, quando ero alla Sapienza, scrivevo linee di codice in maniera rocambolesca…
Per davvero?
Certo, e un anno dopo la laurea ho anche lavorato per una grande società di software, anche se mi occupavo del testing, più che altro.
Tanto per non farsi mancar nulla. Proprio all’università ha avuto un assaggio di cosa significa essere “trattata da donna”.
Già. Sia io che un mio collega volevamo andare negli States con una borsa di studio, e il Professore mi disse chiaramente che avrebbe dato a lui l’opportunità perché “poi tu magari vai lì, però poi fai figli, ti fermi, e allora meglio investire su di lui”.
Carino. Beh almeno l’ha detto chiaro e tondo. Altre discriminazioni sulla via?
All’inizio sì, poi meno, e poi di nuovo, arrivata a “certi livelli”.
Mi pare di capire che un problema di accesso per le donne c’è.
Nel mio campo ci sono donne che rivestono ruoli chiave, ma quasi mai nel settore tecnico. Basta dire che quando sono diventata direttrice io nel 2008, era dal 1975 che non accadeva ad una donna: qualcosa vorrà pur dire.
Soluzioni?
Dunque, non c’è alcun dubbio che il modo di fare leadership sia assolutamente diverso, e infatti si può aver successo solo attraverso l’integrazione dei due modelli. Insomma, non ha molto senso giocare con metà della squadra e basta, no?
Sì, ma vaglielo a spiegare, certe volte.
Infatti il problema sta proprio nel fatto che il sistema non recepisce il modello comportamentale femminile come valido. Spesso le donne che sono al comando imitano quello maschile, e invece non è mai possibile fare bene il proprio lavoro snaturandosi. Spesso e volentieri non è una discriminazione da maschilismo preconcetto, quanto dall’incapacità di capire il nostro atteggiamento.
Approcci diversi.
Esattamente. Molte volte la mia prima linea in Esa non si spiegava come mai io fossi molto friendly e gentile umanamente, e allo stesso tempo, quando si trattava di decidere, non mi facessi minimamente influenzare. Comandavo io, e le responsabilità era mia: quindi è chiaro che si facesse come dicevo io. Senza nulla togliere alla gentilezza di cui sopra.
Non c’è pericolo che un aiuto strutturato per le donne, però, generi l’effetto “salviamo i panda in via di estinzione”?
Quello della specie protetta del Wwf era l’esempio che usavosempre anche io, e finché sono rimasta in Italia ho mantenuto proprio questo atteggiamento anti-ghettizzazione. Quando ho visto poi che in Europa il problema è, se non uguale, persino peggiore, ho capito che senza un sostegno e un supporto strutturato, è difficile indirizzare le donne a ruoli manageriali.
Per questo Women in Aerospace Europe.
Sì, è importante creare uno scambio che aiuti a capire quanto l’essere donna impatti sulle carriere di scienziati e ingegneri. Abbiamo contatti con molte persone da tante parti del mondo, dal Canada all’America Latina, al Sud Africa, al Sud Corea.

Diletta Parlangeli

E’ giornalista professionista, redattrice del quotidiano DNews dove si occupa di Cultura e Spettacoli. È appassionata della rete e delle sue dinamiche e scrive anche di tecnologia. Collabora con il Corriere Fiorentino e L’Espresso. Il suo blog è Diparipasso.

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