#EpicFail

@emanuelefiano e il dilemma dei retweet

Fiano

Il primo requisito che un personaggio pubblico deve avere per poter salire a bordo di un social network è essere in grado di gestire il “se stesso” online: saper costruire la propria identità sociale e salvaguardare la propria reputazione in ogni circostanza è fondamentale. Se tutti avessero questa capacità di base, saremmo al riparo da Vip che sbroccano su Twitter e da politici che minacciano di avvertire il nostro datore di lavoro ogni volta che esprimiamo un apprezzamento su Facebook.

Questo però, a volte non è sufficiente: non basta voler stare sui social e fare una buona comunicazione, bisogna anche saperli usare. E non si intende compiere strani magheggi da hacker ma, più semplicemente, conoscere tutte le funzionalità della piattaforma che stiamo usando, il suo linguaggio, le convenzioni che vigono in quello spazio e tra gli utenti che lo popolano.

è un deputato del Partito Democratico, piuttosto noto sul Web e molto attivo su . Ma la sua massiccia presenza sul social dell’uccellino non l’ha messo al riparo da uno sgradevole scivolone di natura tecnica. Lo scorso 11 giugno, Fiano retwitta un post di tal PsycoChiara, 21enne catanese in vena di riflessioni politiche:

Forse Fiano non era a conoscenza del fatto che, quando si sceglie di retwittare un post altrui, questo compare nel proprio stream: di fatto, un retweet è come giocare al telefono senza fili, ma  invece che sussurrarlo all’orecchio del vicino lo si declama a gran voce a tutti quelli che ci stanno ascoltando.
Questo fa del retweet un oggetto particolarmente complesso e delicato: con un clic io mi approprio di un pensiero altrui, lo faccio mio, e lo ricondivido con tutti i miei follower.

 Certo che è un po’ strano, per un deputato del Pd, retwittare una simile domanda, che sembra sottoscrivere e condvidere le perplessità di un utente riguardo al leader del proprio partito.

A questo punto, Fiano si è reso conto di essersi infilato in un pericoloso cul de sac e prima dice di aver “retwittato per sbaglio”, poi tenta di argomentare:

A questo punto PsychoChiara si chiede: beh, ma allora perché mi hai retwittato? E, infatti, avanza un suggerimento:

Panico. A questo punto, a Fiano resta una sola cosa da fare: interpellare l’intelligenza collettiva:

 

Non sappiamo se la pioggia di suggerimenti sia stata d’aiuto a Emanule Fiano: perché nonostante le spiegazioni – peraltro elargite con sorprendente cortesia – il retweet è rimasto al suo posto, ed è ancora perfettamente accessibile a distanza di giorni.

Ora. Come giustamente fa notare Francesco Stammati  su Italia Oggi, è curioso che un utente che abbia al suo attivo più di duemila tweet improvvisamente chieda come si fa a eliminare un retweet. (Tra parentesi: un sacco di personaggi pubblici e di politici si affidano al proprio entourage per gestire la propria presenza sui social: non c’è niente di male in questo ed è una pratica nota e “socialmente accettata”).

Qualcuno però lo difende: non è colpa sua. Anche Giornalettismo ha parlato della gaffe di Fiano e, nei commenti all’articolo, qualcuno avverte:

“Fiano twitta da iPhone. L’app Twitter di iPhone è buggata e non ti permette di annullare un retweet. Non è colpa sua”.

Dunque ci sarebbe un banale problema tecnico alla base della gaffe: ma la presenza di Fiano su Twitter è così costante e quotidiana che l’imbarazzo da lui dimostrato per quel retweet “scomodo” lascia comunque un po’ perplessi. (Sempre tra parentesi: se Fiano avesse cercato su Google come si cancella un retweet, senza sbandierare troppo il fatto, probabilmente non se ne sarebbe accorto nessuno. Chiedere aiuto agli utenti è servito solo a catalizzare l’attenzione degli utenti sull’errore).

 Al di là di bachi e strategie di comunicazione, il caso di Fiano dimostra – una volta di più – la complessità di Twitter e del suo linguaggio: Cosa significa un retweet? E cosa intende veramente un utente quando sceglie di retwittare un messaggio altrui? Per alcuni un retweet è una pura sottoscrizione di quello che qualcun altro ha già detto: un’idea che condivide appieno e che trova talmente ben espressa da volersene appropriare. Ma c’è anche chi fa del retweet il vero scopo della propria presenza su Twitter, e non sempre con intenti pacifici: è il caso di @Vendommerda che colleziona improbabili retweet di utenti di varia umanità: tutti insieme, questi messaggi creano un gigantesco blob di cinguettii: ed è evidente che nessuno di essi si accosti alla reale identità del proprietario dell’account – che peraltro si palesa raramente nelle conversazioni.

Sempre più spesso, nelle bio degli utenti di Twitter compare un “Retweet ≠ endorsement” che significa, di fatto, una cosa ben precisa: un utente può retwittare per condivisione, cortesia, scherno, in situazioni di emergenza (o di noia) ma non è detto che ne approvi sempre e comunque il contenuto. Sta al pubblico interpretarne il senso e decifrare i motivi per i quali quel messaggio è stato ricondiviso.

Lesson Learned: Come per la legge, anche i non ammettono ignoranza. Prima di scendere in campo ufficialmente, bisogna conoscere non soltanto le funzionalità tecniche della piattaforma, ma anche il linguaggio, le pratiche e l’etichetta del luogo in cui agiamo. In ogni circostanza dobbiamo poter prevedere come e dove si propagherà la nostra comunicazione ed essere consci del significato di ogni nostra azione, per poter interpretare – e anticipare – le reazioni di chi ci segue.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

4 commenti

Commenti e reazioni su:

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4 Comments

  1. Emanuele

    16/06/2012 alle 13:07

    Buongiorno, ho letto il suo pezzo su quanto a me acccaduto qualche giorno fa, lo ricostruisce perfettamente, e io continuo a pensare che non ci sia nulla di male in quello che ho fatto, ho sbagliato a retwittare invece che citare il tweet, non riuscivo a cancellare il retweet perchè da Iphone non è possibile, ho controllato su google, ma senza avere a disposizione un computer fisso e non mobile non potevo ovviare, ho chiesto aiuto su tweeitter, poi data la pubblicità dell’episodio dovuta a qualche cronaca ho pensato fosse sciocco cancellarlo dopo molti giorni. Tutto qua, uso i social quotidianamente, interagisco semplicemente con chiunque, mi piacciono e li sento come luogo informale anche legati al mio lavoro di politico, non mi vergogno ne trovo grave quello che è successo, trovo che sia umano, e tutto ciò che è umano mi piace e mi interessa; ci fosse più umanità in giro, forse ci sarebbe qualche sofferenza in meno, e qualche sofisticata e immateriale analisi dell’etichetta dei politici sui social, un saluto, Emanuele Fiano

  2. Valentina Spotti

    Valentina Spotti (@ValentinaEsse)

    16/06/2012 alle 19:36

    Gentile Emanuele Fiano,
    La ringrazio per il suo commento, lo apprezzo moltissimo. Così come è bello leggere il “calore” che traspare dalle sue parole sull’uso dei social. Come le ho risposto anche su Twitter, il suo “caso” si prestava perfettamente per discutere su usi e costumi di Twitter, così come faccio in ogni mio #Epicfail per TEcheconomy, e in particolare per riflettere sui retweet. No offence intended. 🙂
    Buon lavoro a tutti noi,
    V.

  3. Pingback: Tropicana: Epicfail con amore fin dal 2009 | Tech Economy

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