eBusiness

Perdura la crisi dei giornali, anche sull’advertising digitale

Journal

Che i giornali stiano attraversando una profonda crisi, dovuta al drastico calo nelle vendite delle copie cartacee,  non è una novità.

Tale criticità ha obbligato gli editori a puntare verso nuove strategie, potenziando i loro siti web, riducendo la tiratura e trovando così nuove formule come la distribuzione delle copie digitali in abbonamento. Sono quest’ultime ad aver sopperito al deficit di entrate degli ultimi anni, grazie alla possibilità di ampliare l’offerta pubblicitaria ad altre piattaforme.

Ma le testate si trovano ora a dover affrontare un ulteriore problema: il drastico calo della online. Guardando in particolar modo agli Stati Uniti, emerge che i ricavi pubblicitari di riviste e giornali digitali sarebbero stagnanti, e secondo la Newspaper Association of America la crescita in questo settore non si sarebbe solo arrestata, ma registrerebbe un lieve calo da ben cinque trimestri.

Il motivo pare sia l’eccessiva offerta di spazi pubblicitari, che ha determinato una corsa al ribasso dei prezzi e la vendita di pacchetti a prezzi stracciati, inflazionando un mercato già in bilico per la crisi economica e la diminuzione dei budget destinati alle campagne di advertising.

Ad esempio, il New York Times ed i suoi siti di news hanno visto un calo nelle entrate generate dall’advertising online del 2,3% rispetto all’anno precedente, e per il Washington Post la discesa è stata ancora più ripida, a seguito di una caduta del 7%.

Anche se la pubblicità online in genere segna buoni risultati, le entrate per le testate si vanno riducendo, e non è una questione di qualità: sebbene le previsioni sul settore indichino una crescita intorno al 23%, per un totale di quasi 40 miliardi di dollari per queso ‘anno, il target che storicamente veniva raggiunto tramite le inserzioni sui giornali online è oggi insidiato da altre piattaforme, come ad esempio Groupon, Amazon e lo stesso Google, che nulla hanno a che vedere con le notizie, e si configurando per lo più come esclusivi contenitori di pubblicità.

“Se si guarda alle prime 20 aziende che ottengono i migliori guadagni dalla pubblicità online, oltre i due terzi non ospitano nei loro siti quasi nient’altro che questa. Non si tratta di qualità delle notizie o dei contenuti”, ha dichiarato Gordon Borrell, CEO di Borrell Associates, citando siti come Autotrader, Yellowpages.com e Groupon.

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This