Ladies in Tech

Barbara Sgarzi: “Donne, Ginger Rogers anche in rete”

Barbara Sgarzi

Fanno le stesse acrobazie dell’uomo, ma sul tacco 12 e all’indietro”

Esperta di online, ha partecipato alla nascita di Yahoo! Italia, ha lavorato in Mondadori.com e a Leonardo.it. Oggi è una freelance e scrive per Grazia, Cosmopolitan, Donna Moderna, Panorama.it, Per Me.

Chi non la conosce come Barbara Sgarzi, sicuramente l’avrà letta in rete come Blimunda (personaggio della penna di Saramago in “Memoriale del convento”).
Penna agile e parlantina veloce, Speedy Gonzales tra giornalismo, editoria digitale  e blogosfera, ha gestito la start up di cosmopolitan.it per Mondadori, è stata direttore editoriale di leonardo.it, ha curato il restyling  di donnamoderna.com, ha formato giornalisti su online e uso di social media nelle redazioni di Condé Nast, Rcs Periodici e Corriere della Sera. Autrice di libri, firma di molte testate.

Sempre a patto che ci fosse di mezzo il web.

Sì, diciamo che dal 1998, quando ho avuto la fortuna di essere coinvolta nella gestione della start up di Yahoo! Italia, ho visto e vissuto un po’ tutte le fasi della rete.

In estrema sintesi?

L’esplosione d’entusiasmo prima, la crescita della net economy che portava molti a saltare sul carro del vincitore – spesso non sapendone nulla – e lo scoppio della bolla nel 2001 poi. La tragedia, e quindi di nuovo la contrazione. E il web 2.0 o social web, (chiamiamolo come vogliamo) arrivato a dare nuova linfa.

Crede?

Nonostante io abbia dieci anni in più, ho riavvertito un bell’entusiasmo nel lavoro con i nuovi media. Che poi, come dico sempre, nuovi proprio non sono, altrimenti sarei nuova anche io! E invece…

Qualcosa è cambiato?

La verità è che oggi ci hanno dato gli strumenti, ma in nuce c’era già tutto. Il web era già social, solo che negli anni Novanta c’erano la mail e la chat, ma la “comunicazione a due vie” stava solo aspettando i mezzi giusti per venir fuori.

Variazione sul tema: e per le donne, qualcosa è cambiato?

Vuoi sapere cosa è successo quando ero incinta e mi hanno detto che era femmina? Ho pianto due giorni.

L’ha presa benissimo.

Mi sono detta che se fosse stato un maschio, avrebbe fatto meno fatica nella vita.

Quindi la rete non è servita a nulla?

Non dico questo, ma non sono nemmeno sicura che le cose saranno molto diverse in futuro. La possibilità di auto pubblicarsi  in rete- nei libri come nel giornalismo – e i social media, possono aiutare ad aggirare le gabbie imposte da certi tipi di capi, e trovare uno spazio, ma questo può anche non accadere.

Sì, perché poi non è che l’online sia un mondo di extraterrestri, eh.

Come  ricordano le femministe storiche, Ginger Rogers faceva tutto quello che faceva Fred Astaire, ma sul tacco 12 e all’indietro. Eppure la star era lui… Ecco, noi siamo sempre sui tacchi altri, e all’indietro: anche se indossiamo le ballerine.

E allora che si fa? Quote rosa modello “specie in via di estinzione”?

Non sono mai stata d’accordo con il concetto di riserva indiana, di panda protetti e quant’altro, ma se la Fnsi ha sentito l’esigenza, nel 2012, di creare un documento programmatico per far entrare più donne nelle redazioni, beh allora forse ce n’è ancora bisogno. Non mi piacciono, le eviterei, ma se fosse l’estrema ratio ok, va bene: fateci entrare per forza, e poi vi dimostreremo cosa sappiamo fare.

Diletta Parlangeli

E’ giornalista professionista, redattrice del quotidiano DNews dove si occupa di Cultura e Spettacoli. È appassionata della rete e delle sue dinamiche e scrive anche di tecnologia. Collabora con il Corriere Fiorentino e L’Espresso. Il suo blog è Diparipasso.

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