Japan Notes

A me gli occhi: TV e Mobile web in Giappone si contendono il pubblico

mobile tv

Con la diffusione capillare di internet, dei social network e del conseguente tempo libero investito nel consumo dei contenuti su smartphone, tablet e dispositivi web, anche noi ci ritroviamo spesso molto presi da un costante flusso di aggiornamenti, notizie e nuove scoperte.

In questo contesto i giapponesi, amanti delle novita’ e delle tecnologie, non sono da meno:  abbiamo visto negli scorsi articoli come in Giappone l’intrattenimento mobile sia ricco di opzioni e di contenuti confezionati su misura per diversi tipi di utenza, al punto da poter potenzialmente appagare ogni necessita’ di svago e informazione, eliminando la necessità dell’accesso ad altri canali e media come la TV, abbiamo poi riflettuto di come il sistema TV giapponese abbia costruito un rapporto di ‘amore e odio’ nei confronti del suo pubblico e, infine, di come social media come Mixi (ancora il piu’ diffuso network sociale giapponese) prima, Twitter e Facebook ad oggi, stiano diventando piattaforme privilegiate per la comunicazione e informazione in tempo reale, per lo scambio di video e di notizie.

E’ soprattutto grazie alla natura sociale, collaborativa e ‘libera’ del media, e alla partecipazione da parte degli ascoltatori che diventano utenti, co-autori, spettatori con una voce – una voce molto spesso ritenuta piu’ credibile di quella ‘ufficiale’ dei giornali o della tv nazionali.

Come in Italia abbiamo avuto la costituzione della RAI prima e i network privati dopo, anche in Giappone la televisione su antenna ad accesso libero e’ stata il punto di riferimento mediatico e fonte autorevole di informazione sin dai primi anni di trasmissione (qui si e’ partiti con la programmazione della rete pubblica della NHK o Nippon Hōsō Kyōkai, la Japan Broadcasting Corporation) e ha visto relativamente limitati cambiamenti fino ai nostri giorni, almeno dal punto di vista del modello di produzione e distribuzione dei programmi.

Con l’avvento dei tv network privati giapponesi, buona parte degli sforzi in innovazione sono stati focalizzati sui modelli di business: il mantenimento di solidi introiti pubblicitari attraverso una rete limitata di agenzie e una strategia di programmazione orientata alla ‘cattura’ e appagamento dell’audience ad ogni costo.

In questo contesto, le risposte ai tentativi di innovazione da parte dei nuovi media – soprattutto delle piattaforme web – sono state caratterizzate da chiusura e diffidenza, e dalla paura di perdere controllo di diritti e contenuti nel mare selvaggio dei dati in rete

Chiusure e difese che – seppur molto lentamente – iniziano ad abbassarsi piu’ per necessita’ che per volonta’, sotto i duri colpi di tagli ai budget pubblicitari, che hanno iniziato anche qui a muoversi sempre piu’ verso la web e mobile advertising seguendo gli spostamenti di attenzione del pubblico, creando una tendenza irreversibile.

Il ‘sistema tv’ giapponese e’ ancora frammentato geograficamente, costituito da una rete di stazioni televisive regionali (pochi i canali nazionali), con studi di produzione e agenzie di gestione talenti strettamente interconnesse. Un sistema che, anche se ancora in una posizione dominante nel panorama mediatico nazionale, sta rapidamente perdendo la sua capacita’ di tenere testa all’avanzare del web, anche a causa del suo ritardo nell’ adattarsi a modelli di distribuzione dei contenuti online e nuove abitudini di consumo da parte degli utenti che sono diventati sempre piu’ ‘nomadici’.

Doumo Arigatou Gozaimashita.

Francesco Romano

Francesco Romano

Imprenditore seriale, Consulente direzione Start-up giapponesi e global, Manager Design e Experience (UI/UX) multilingua.
Dal 2006 vive e lavora in Giappone per agenzie, top brand e istituzioni internazionali.
Per professione e passione combina ruoli di management e di sviluppo di branding, prodotti e piattaforme web/mobile con quello di direttore del design e della promozione per il mercato interno giapponese e internazionale.

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