Japan Notes

Giappone: la TV e’ morta, viva la TV

Giappone

Nello scorso articolo abbiamo visto come i giapponesi siano entusiasti del mobile web ma, allo stesso tempo, rimangano ancora molto legati ai contenuti di media piu’ tradizionali e proprietari come la popolare programmazione . Abbiamo anche visto come ci sia in effetti una relazione di amore-odio con la televisione e i suoi prodotti, un ‘amore’ verso i contenuti di intrattenimento cosi’ professionalmente confezionati, che si deve confrontare con una generale perdita di stima e credibilita’ dei media e della in particolare.

Alla perdita di popolarita’ del sistema TV giapponese ha contribuito infatti la generale caduta di credibilita’ delle news tv e giornali, intensificatasi in seguito ai sospetti di manipolazione delle notizie che si sono fatti strada in seguito agli eventi del marzo del 2011. Scandalo della manipolazione delle notizie che non e’ stata ancora dimenticata, e ha coinciso, in parallelo con una immediata crescita in popolarita’ e credibilita’ dei social network e delle news ‘indipendenti’ online.

Questo spostamento di attenzione verso il web, e in modo particolare il web , e’ iniziato da diversi anni, senza mai arrestarsi: la quasi totalita’ dei cellulari o smartphone viene impiegata per l’accesso regolare al web sociale e alle piattaforme di social video sharing come Youtube tanto che si e’ arrivati oggi ad un punto di maturita’ tale del mercato tale, che i piu’ conservatori proprietari di contenuti TV sono costretti a ripensare il loro modello di business.

Nonostante questa tendenza di distacco dal media TV infatti, i giapponesi sono ancora molto legati al tipo di programmazione e ai talenti televisivi: rimane forte la domanda per i ‘contenuti televisivi’, per i loro eroi, autori e personaggi.

Piu’ che per la TV come canale o come formato di fruizione, la ‘passione’ dei giapponesi per i formati televisivi e’ ancora forte e destinato a durare. Ed e’ proprio grazie al controllo dei diritti su personaggi, formati ed ‘esperienza’ produttiva che il sistema televisivo puo’ prosperare e perpetrarsi – o almeno prova a farlo – seppur in forme che stanno evolvendo.

Ad appassionare il pubblico giapponese sono soprattutto una ampia scelta di programmi quasi esclusivamente di intrattenimento e svago. Programmi TV a bassissimo costo, che vedono gruppi di talenti, comici e attori noti e meno noti interagire su un collaudato repertorio di formule e temi leggeri, giochi comici e ‘improvvisate’ a personaggi famosi.

Qualcuno si ricordera’ della trasmissione ‘Mai dire Banzai’ che in Italia nei primi anni novanta proponeva la ritrasmissione dei programmi tv di Takeshi Kitano (nome d’arte ‘Beat Takeshi’ qui in , ribattezzato ‘Gennaro Olivieri’ in italiano), primo fra tutti la serie di giochi comici demenziali del ‘Castello di Takeshi’ (Fūun! Takeshi-jō, vero titolo Turbolenza! Il castello di Takeshi) del network giapponese TBS, accompagnandoli dai commenti della Gialappa’s Band (“Perché fa parte della cultura giapponese farsi del male” o “E’ tutto molto bello”).

Quel tipo di demenzialita’, improvvisazione e anche investimenti in progetti relativamente complessi – con numerose riprese esterne e artifici – e’ oramai parte del passato televisivo giapponese: col restringersi dei budget disponibili, gli autori di programmi hanno progressivamente abbandonato ogni forma di sperimentazione, focalizzandosi su idee e talenti piu’ controllabili, girati costantemente in studio, e pensati per rispondere a precise esigenze di svago del pubblico.

Attraverso la gestione ‘raffinata’ e immancabilmente metodica delle aspettative del pubblico, la programmazione e’ divenuta ripetitiva e ‘familiare’, creando una quasi-‘dipendenza’ nei confronti del prodotto televisivo: utilizzato principalmente come mezzo per vendere o promuovere prodotti e servizi, prende vita attraverso i popolarissimi ‘Talk Show’ interamente girati in coloratissimi studio, come i programmi ‘Shabekuri 007’ sul ‘quarto canale’ giapponese Nihon Terebi (Nippon Television ), o ‘AmeTo–ku’.

La strategia di produzione e vendita di una gran parte dei programmi ha gia’ da tempo sconfinato i limiti della trasmissione via antenna o cavo, andando a costituire le basi per un fiorente mercato di format su DVD, basati sul ‘riciclo’ dei programmi tv stessi. Come per le serie TV americane, ogni programma tv giapponese di successo ha l’opportunita’ di diventare un prodotto seriale rivendibile o per il noleggio.

Per fare un parallelo, e’ come se programmi nostrani come ‘Porta a Porta’ o ‘Le Iene’ fossero impacchettati e rivenduti ogni anno in collane di DVD, anche disponibili per il noleggio, generando importanti introiti e alimentando una relazione di fanatismo da parte del pubblico.

L’affezione dei giapponesi verso i contenuti TV tradizionali e’ dunque destinata a perdurare, anche nel complesso passaggio ai mobile media: ora che l’utenza chiede maggiore portabilita’ ed e’ disposta (anche) a pagare per i contenuti di interesse.

Negli scorsi articoli abbiamo accennato brevemente al sistema ‘One Segment’ di tv digitale mobile, più avanti vedremo piu’ in dettaglio di come i network tv giapponesi e mobile TV networks abbiano iniziato a collaborare per creare il futuro della televisione mobile, ubiqua e personalizzata.

Doumo Arigatou Gozaimashita.

Francesco Romano

Francesco Romano

Imprenditore seriale, Consulente direzione Start-up giapponesi e global, Manager Design e Experience (UI/UX) multilingua.
Dal 2006 vive e lavora in Giappone per agenzie, top brand e istituzioni internazionali.
Per professione e passione combina ruoli di management e di sviluppo di branding, prodotti e piattaforme web/mobile con quello di direttore del design e della promozione per il mercato interno giapponese e internazionale.

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