Market & Business

Gabriele Galateri di Genola: “cultura e innovazione per far crescere l’Italia”

Gabriele Galateri di Genola, Presidente di Assicurazioni Generali e Direttore dell’IIT

, Presidente di Assicurazioni Generali e Presidente dell'

«Piccolo non è sempre bello, quando si tratta d’». Questo il monito lanciato da Gabriele Galateri di Genola – Presidente di Assicurazioni Generali e Presidente dell’IIT – nel corso dell’incontro promosso dall’Accademia Internazionale per lo sviluppo economico e sociale (AISES) e dalla Pontificia Università Lateranense nell’ambito del corso “Etica, e Sviluppo”. In Italia le aziende che investono in innovazione sono poche. Solo due su tre tra quelle con 500 e più dipendenti. Meno di una su sei di quelle fino a 200 dipendenti. Il risultato? L’Italia nell’Innovation Scoreboard 2011 dell’UE si colloca nella parte più bassa del modello, elegantemente definita dei “moderate innovators”. Questo soprattutto per la ridotta dimensione degli investimenti in innovazione delle imprese, vincolate dalle piccole dimensioni e dalla bassa vocazione all’internazionalizzazione. Accanto a ciò c’è un problema di assenza del venture capital in Italia: «c’è da rivedere il sistema di finanziamento dell’innovazione – ha spiegato Galateri – perché una start-up non può essere valutata da una banca con gli stessi criteri con i quali si valuta il finanziamento per l’ampliamento di un capannone». C’è bisogno quindi di settori d’investimento che assumano rischi in vista di un possibile alto rendimento. Il vero limite delle imprese italiane resta però l’indirizzo dei settori industriali verso i quali sono rivolte. L’Italia occupa vaste quote di mercato nei settori a basso contenuto tecnologico: dalle calzature agli elettrodomestici, ma la domanda mondiale sale invece in settori come quello energetico, farmaceutico e ICT. Settori dove l’innovazione è centrale per la riuscita commerciale di un prodotto, al contrario l’Italia sta ancora puntando su settori industriali dove è sempre più forte la competizione Cinese e Indiana. «Non ci può essere crescita senza innovazione» ha rimarcato Galateri, che nei dati presentati ha mostrato come il livello di reddito procapite dipenda fortemente dal tasso d’innovazione nazionale. C’è quindi da trovare le soluzioni, che si muovono su due strade: la volontà delle imprese di associarsi per creare assieme prodotti innovativi, e soprattutto un intervento mirato dello stato attraverso un incremento della domanda pubblica. «Negli Stati Uniti ad esempio la domanda pubblica è stimolata dal settore militare che copre da solo circa il 50% – ha spiegato Galateri – ma se noi abbiamo oggi internet, lo dobbiamo proprio alla richiesta di fondi del Ministero della Difesa per i suoi scienziati». C’è bisogno di una revisione dunque del modo in cui la leadership non solo italiana guarda al mondo e al futuro. Come ha spiegato nel suo intervento il Presidente di AISES Valerio De Luca «C’è bisogno di una “formazione dei formatori” che nasca dal connubio tra scienza e umanesimo, cioè tra il know how e il know why».

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