Letti da fuori

Istruzioni per usare i falsi follower sui Social

Follower

Sì, ok, si può. Era il segreto di pulcinella, ma da qualche giorno si può anche dirlo e scriverlo. Avete una pagina personale che langue perché vi hanno sottoscritto solo due dei vostri più stretti familiari (che sono tre, il che vuole dire che persino in casa vostra qualcuno fa il franco tiratore)?

Avete una pagina aziendale che sembra il Deserto dei Tartari, anzi pure peggio, perché lì almeno c’erano gli ufficiali della guarnigione a presidiare e da voi manco quelli? Detto fatto, basta rivolgersi a qualche sito specializzato e via, a prezzi modici e popolari, il costo di una pizza e una birra in un locale poco chic, vi potete comprare 20.000, 30.000 profili di utenti fake che si iscrivono in massa alle vostre pagine; per qualche soldo in più le movimentano pure, spedendo ogni tanto commenti apparentemente a tono.

Non voglio fare la moralista in questo post. Voglio solo chiedermi, e farvi ragionare su questo punto: una cosa del genere serve? E per rispondere a questa domanda, ripeto, lasciamo da parte il falso moralismo, la pretesa correttezza, l’etica personale e commerciale. Il falso follower è una sòla, evidentemente, non esiste, viene creato ad hoc: come tutti gli inganni è riprovevole. Ma al di là di questo, è almeno utile?

Anche qua, bisogna capire quali sono gli obiettivi che uno (privato o azienda) si pone quando apre un suo sito internet o profilo su un Social. Se il mio obiettivo è comunicare con i miei amici/clienti, ed usare quindi internet come qualcosa di costruttivo per avere dei rapporti reali con le persone, il falso follower non mi serve; dirò di più, nemmeno mi passa per la testa di comprarlo, perché ne potessi comprare anche 2milioni per l’equivalente di una cicca, non saprei che farmene. Se la mia presenza su internet è un ulteriore servizio che io offro ai miei clienti – o un altro modo che i miei conoscenti ed amici hanno per trovarmi – non mi interessa ingorgare la mia pagina di fake, silenti o peggio ancora parlanti: fanno confusione e rischiano di peggiorare il rapporto con i miei utenti veri.

Se il mio obiettivo è promuovere e far conoscere la mia attività (o trasformare me stesso in personaggio e quasi brand) la mossa del falso follower comprato a pacchi può avere persino una sua contorta logica: è la stessa logica per cui un tempo la soubrette emergente che sgomitava per far carriera organizzava in teatro la sua claque stipendiata. Voi mi direte: almeno la claque era formata da persone vere. Io vi rispondo: be’ il progresso serve almeno a qualcosa.

I ventimila fake che improvvisamente fanno lievitare la vostra lista di contatti sono l’equivalente di una claque, e vengono usati esattamente come quella. Le claque non servivano per convincere gli altri del pubblico ad applaudire. Servivano ad impressionare il critico teatrale che seguiva lo spettacolo, il quale, udendo gli applausi, l’indomani mattina poteva scrivere “spettacolo nel complesso moscio, ma pubblico in delirio per X”. Così X, fino al giorno prima sconosciuta, si godeva una citazione sulla stampa, usciva in calesse come se fosse una regina e per due giorni pensava di essere le nuova stella nascente del Varietà. Persino grandi star all’inizio hanno giocato con le claque per arrivare al successo: Lina Cavalieri, la grande soprano, riuscì ad emergere come cantante all’inizio proprio organizzando “inganni” di questo tipo alle spalle delle più famose colleghe. Il fatto è che però, poi, Lina Cavalieri era Lina Cavalieri, cioè una delle donne con più presenza scenica del secolo, praticamente la soprano più affascinante e famosa del mondo fino all’arrivo della Callas, e se riuscì a diventare un mito ed a restarlo non fu certo per i giochetti con le claque, fu per la sua personalità.

Ecco, per i falsi follower vale la legge di Lina Cavalieri: posso anche decidere di usarli per fare ammuina, come direbbero a Napoli: un po’ di rumore attorno al mio sito o profilo, gonfiando i numeri degli accessi. Ma anche ammesso che la cosa non venga scoperta – ed è sempre più difficile perché ormai il trucchetto è noto e il tignoso che va a controllare c’è sempre – servono giusto per due giorni, il tempo in cui la soubrette di scarso talento si faceva il giro in calesse mimando arie da regina. Dopodiché, anche ammesso che il furbetto compratore di follower non sia stato smascherato e ci abbia quindi fatto una figura di palta, il periodo del giro in calesse finisce, e lì bisogna che il sito o la pagina personale si reggano da soli, diano qualcosa a chi li legge. Ci vuole, insomma, il talento, sia per creare un sito aziendale vero che funzioni e serva a contattare e seguire i clienti veri, sia per creare un personaggio che abbia un suo reale seguito. Fra le mille soubrettine della Belle Epoque che usarono il trucco della claque solo una divenne poi Lina Cavalieri. I nomi delle altre furono scordati dopo qualche mese. Voi volete essere la Cavalieri o una soubrettina qualunque?

Mariangela Vaglio

Insegnante, Blogger e Giornalista, Mariangela Vaglio è nota in rete come “Galatea”. Nel suo blog riflette su costumi, abitudini, vizi e virtù degli italiani in rete. Lo stesso fa per TechEconomy.

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6 Comments

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  3. Inguaribile

    18/05/2012 alle 14:09

    Secondo me nel mondo 2.0 così come in quello 1.0 la serietà e la professionalità alla fine pagano sempre.

  4. Galatea

    18/05/2012 alle 20:54

    Anche secondo me.

  5. Simone che scrive su "purtroppo"

    23/05/2012 alle 14:48

    Ottima analisi Galatea. Sia per l’analisi “a chi giova” sia per l’evidenziazione dell’insidia dell’imbroglio. Lo diffondo come esempio di analisi fondata.

  6. Andreas

    24/05/2012 alle 22:10

    Adoro il tuo modo di scrivere!

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