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Mediaset giù in borsa dopo i dati trimestrali

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MediasetIn Borsa è uno dei momenti più duri per , alle prese con un business forse maturo, la crisi che colpisce soprattutto la controllata spagnola, che non riparte: il titolo in Piazza Affari ha ceduto ieri oltre l’11% a 1,452 euro tra forti scambi, con il minimo storico toccato nel corso della seduta a quota 1,418 euro.

Il problema è nato quando il gruppo televisivo ha reso noti i conti del primo trimestre dell’anno, comunicati alla vigilia a mercati chiusi. Subito gli analisti delle banche d’affari hanno diffuso i loro report: tutti negativi, dopo che Mediaset tra gennaio e marzo ha accusato un calo dell’utile dell’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno scors, un risultato operativo in flessione del 71% e ricavi netti consolidati in calo del 12%.

Ora la capitalizzazione di Borsa del gruppo di proprietà della Fininvest di Silvio Berlusconi è scesa sotto i due miliardi di euro e l’analisi dell’andamento di Piazza Affari parla chiaro: -65% dal maggio scorso, ultimo momento in cui il titolo si muoveva su livelli di calma, sopra i 4 euro.

Più complesso, secondo gli operatori milanesi, un giudizio su un possibile effetto dalle dimissioni di Berlusconi da presidente del Consiglio: è vero che nelle due settimane immediatamente successive all’uscita del fondatore da Palazzo Chigi, Mediaset aveva ceduto il 25% del suo valore (il 40% a oggi), ma poi aveva recuperato. Così come è vero quello che dicono i vertici del Biscione, specie per quanto riguarda raccolta pubblicitaria: nel recente passato i migliori risultati sono stati ottenuti durante i governi Prodi e D’Alema.

Il problema è sempre lo stesso: la crisi sta frenando drammaticamente gli investimenti pubblicitari anche nelle televisioni (-10% la raccolta del gruppo nei primi tre mesi dell’anno) e cresce solo la raccolta Internet, anche se con meno brio del passato, un comparto dove Publitalia si sta muovendo solo adesso, con annunci di importanti accordi attesi a breve.

Anche l’idea di differenziarsi nella pay con Mediaset Premium (tra l’altro per non lasciare il monopolio del settore a Sky) viene giudicata positivamente, ma fatica a raggiungere il pareggio per colpa soprattutto del taglio dei consumi deciso dagli italiani. Qui il fatturato è stato di 131 milioni contro i 135 dello scorso anno in un segmento che, come affermato dal direttore finanziario del gruppo Marco Giordani “è in calo forse per la prima volta nella sua storia”.

Così non basta neanche il gran colpo della fusione Ei Towers-Dmt, che ha creato il colosso che controlla buona fetta del mercato delle torri per la diffusione dei segnali televisivi e delle telecomunicazioni. Per ora gli operatori guardano alle previsioni di un utile in calo per l’intero anno in corso e al trend della raccolta pubblicitaria per i primi cinque mesi in linea con il pessimo primo trimestre. In attesa che qualcosa succeda, anche se le notizie in arrivo dai mercati, che rischiano una nuova tempesta, non forniscono segnali di una prossima ripresa economica.

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