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WordPress.com spegne (senza motivo) Webeconoscenza: è questa la Rete che vogliamo?

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Supponete di avere un blog, un vostro speaker’s corner nel quale scrivete dei vostri progetti (anche professionali). Nel corso degli anni questo blog è diventato molto conosciuto e rappresenta lo strumento con cui esprimete le vostre opinioni, anche in merito all’attualità, attraverso il quale lanciare provocazioni e spunti di riflessione. Il vostro blog rappresenta anche il luogo di confronto con amici e – più in generale – con le migliaia di visitatori interessati ai temi che trattate.

Poi, all’improvviso, una mattina vi svegliate e il blog è irraggiungibile, senza nessuna comunicazione preventiva e senza alcuna (apparente) ragione.

È quanto è accaduto a che questa mattina ha avuto una sorpresa: chiunque digitasse l’indirizzo del suo blog www.webeconoscenza.net visualizzava una schermata che diceva che il sito non era più raggiungibile.

Infatti, i gestori della piattaforma WordPress.com (su cui è ospitato il sito di Cogo) hanno unilateralmente (e senza alcuna preventiva comunicazione) deciso di oscurarlo per una presunta violazione dei termini e delle condizioni d’uso che non veniva meglio specificata.

Il titolare del sito ha subito scritto a Auttomatic (il soggetto che gestisce la piattaforma WordPress.com) per conoscere le ragioni della decisione e reclamare per l’ingiusto trattamento.

Solo dopo qualche ora, un operatore ha scritto a Cogo spiegando che il suo sito era stato vittima dei controlli automatici contro lo spam e riattivava il blog, scusandosi per l’inconveniente.

Tutto a posto, quindi? Non proprio.

Quanto accaduto a Webeconoscenza.net è sicuramente grave, non solo per il danno che provoca al titolare (il quale proprio in questi giorni sta presentando la sua ultima fatica editoriale), ma perchè è sintomatico di quello che sta diventando la Rete. Un Web, e non è affatto retorica, in cui la libertà di espressione è sempre più a rischio e la parola “” non deve sembrare azzardata.

E quando non ci si mettono i legislatori che (non solo in Italia), con la scusa della sicurezza e della protezione del diritto d’autore, provano a comprimere in modo esagerato la libertà di manifestazione del pensiero, ci pensano i fornitori di servizi.

Molto spesso, purtroppo, utenti ignari sottoscrivono e accettano clausole contrattuali a dir poco abnormi. Basti pensare proprio ai termini di servizio di WordPress.com che testualmente prevedono:

2 – Responsibility of Contributors. [...] Automattic has the right (though not the obligation) to, in Automattic’s sole discretion (i) refuse or remove any content that, in Automattic’s reasonable opinion, violates any Automattic policy or is in any way harmful or objectionable, or (ii) terminate or deny access to and use of the Website to any individual or entity for any reason, in Automattic’s sole discretion. Automattic will have no obligation to provide a refund of any amounts previously paid.

15 – Termination. Automattic may terminate your access to all or any part of the Website at any time, with or without cause, with or without notice, effective immediately.

In poche parole, Auttomatic si riserva il diritto di sospendere l’accesso al sito (e, in generale, l’erogazione del servizio) senza comunicazione preventiva e senza che possa esserci una motivazione; naturalmente – chissà perchè – le regole cambiano se invece che un account free l’utente abbia sottoscritto un account VIP (cioè a pagamento).

Del resto, quella capitata a Cogo non è un’eccezione: qualche anno fa, sempre WordPress.com censurò temporaneamente un altro blog italiano in cui veniva criticata la campagna pubblicitaria di un noto brand.

E allora, a prescindere da eventuali cause, vale la pena riflettere sulla massima (che gli avvocati conoscono bene) per cui “prevenire è meglio che curare” e diventare utenti responsabili.

L’impressione è che spesso, seguendo le mode e fidandoci dei fornitori più accreditati, abbiamo avallato prassi contrattuali scorrette.

Forse, è giunto il momento di premiare quei provider che, nel rispetto della legge, forniscano all’utente le maggiori garanzie possibili, che – di fronte ad una contestazione – mettano il cliente in condizione di replicare, invece di mortificare la loro libertà di espressione. Questo significa prendere l’abitudine di leggere attentamente le condizioni d’uso (quanti lo fanno?) e, quando ci si imbatte in clausole simili a quelle di WordPress.com, evitare di pensare “tanto a me non capiterà mai” o  “io non parlo mai male di nessuno”. Perchè, come dimostra quanto accaduto a Webeconoscenza, solo così possiamo difendere la nostra libertà di manifestazione del pensiero da censori improvvisati, clausole scritte da consulenti troppo zelanti e algoritmi poco intelligenti.

Ernesto Belisario

Avvocato, specializzato con lode in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione. Si occupa, per professione e per passione, di diritto delle nuove tecnologie e di diritto amministrativo. Docente presso l’Università degli Studi della Basilicata, è relatore in convegni, incontri e seminari sulle materie di attività e tiene lezioni in Master Universitari, corsi di formazione e specializzazione.

Autore di numerose pubblicazioni (cartacee e digitali) sui temi del Diritto Amministrativo e dell’Information Technology Law, è Vice Direttore del Quotidiano di informazione giuridica “LeggiOggi.it” e componente del Comitato Scientifico della Rivista “E-Gov” di Maggioli. È referente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Potenza presso la Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense (FIIF) e componente del Gruppo di Lavoro per i giovani avvocati del Consiglio Nazionale Forense.
È socio fondatore e segretario generale dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione e Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government; oltre al proprio blog (“Diritto 2.0”), è tra i curatori di “TheNextGov”, uno spazio sul sito de “L’espresso” in cui parla di nuove tecnologie e innovazione in ambito pubblico.

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23 commenti

Commenti e reazioni su:

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23 Comments

  1. M. Fioretti

    01/05/2012 alle 19:12

    questo è IL motivo per cui quando ho deciso di aprire un mio sito l’ho fatto costruendomelo da zero anzichè andare su piattaforme di terzi. Non da’ protezione assoluta, ma protegge molto di più sia da incidenti come questo che da sparizioni che prima o poi arrivano, come è successo 2 mesi fa a chi stava su Splinder

  2. Pingback: Anonimo

  3. Napolux

    01/05/2012 alle 19:44

    Qui si fa un errore IMHO. WordPress.com non è un hosting provider, ma fornisce una piattaforma dove le persone possono pubblicare i loro contenuti gratuitamente.

    Allo stesso modo di altre piattaforme (vedi youtube) la società che lo gestisce mette dei paletti, che è possibile riassumere in una sola frase: “noi ti diamo la piattaforma e dato che ne siamo i proprietari facciamo quello che vogliamo”.

    Il fatto che WordPress.com ti venda anche un dominio da puntare alla sua piattaforma non la trasforma in un hosting provider.

    Inutile lamentarsi: piuttosto mi chiederei perché Gigi non ha messo sin da subito il suo blog su un hosting, da lui gestito, tenendo così lontani moderatori (umani o no) troppo zelanti.

  4. catepol

    01/05/2012 alle 19:51

    Gigi è passato dal suo blog in hosting al blog su wp, volontariamente. Consapevole che ci fossero dei TOS e che non fosse più su un sito tutto suo. Certo, quello che è successo è strano, secondo me è stato segnalato a automattic e loro, solerti, hanno oscurato. Oppure lo spider lo ha considerato in qualche modo spam… Io ho scritto loro una volta per un motivo e hanno oscurato il blog che segnalavo in poche ore (per dire… un tipo che voleva fare un mio fake).

  5. Andrea Contino

    01/05/2012 alle 20:04

    Quello che mi chiedo è quali siano i TOS che Gigi ha violato e non sono stati accettati da WordPress, o piuttosto da chi all’interno di Automattic si è alzato col piede sbagliato.

  6. Ernesto Belisario

    01/05/2012 alle 20:38

    @Napolux @catepol
    Naturalmente il discorso non è “quello che WP.com può legittimamente fare” (nessuno discute che quelle clausole siano state accettate) quanto la considerazione che se accettiamo che queste clausole diventino uno standard, sarà sempre più difficile trovare spazi di libertà.

  7. Roberto Felter

    01/05/2012 alle 20:49

    Conoscendo Gigi mi rimane la curiosità di capire “cosa” ha attivato il controllo automatico antispam, perchè di certo il sito non aveva questo tipo di problemi.

  8. ArMyZ

    01/05/2012 alle 20:51

    #awareness

  9. Catepol

    01/05/2012 alle 21:11

    Ho capito il senso del post, Ernesto. In linea di massima sui servizi gratuiti che ospitano le nostre cose del web, le clausole non sono più o meno sempre così? Cioè fanno un po’ quello che vogliono loro. La cosa strana è che basti così poco per essere chiusi…nel senso che non s’è mica capito cosa Gigi abbia violato con ciò che scrive. Cosa avrà mai attivato il controllo anti spam?

  10. Alessandra Farabegoli

    01/05/2012 alle 21:19

    La difficoltà di “trovare spazi di libertà” sta nel pagare qualche decina di euro l’anno per un hosting indipendente ed essere organizzato coi backup?

  11. Ernesto Belisario

    01/05/2012 alle 21:30

    Alessandra, è una questione di punti di vista.
    Sicuramente bisogna creare maggiore consapevolezza negli utenti, ma è indubbio che le clausole contrattuali (anche quelle dei provider da “qualche decina d’euro”) siano ormai livellate in questo senso. E, a quanto pare, abbiamo deciso di accettarlo.

  12. Antonio

    01/05/2012 alle 23:14

    E la notizia qual è? Se hai un sito la cui non raggiungibilità (per dolo o caso) ti causa queste preoccupazioni spendi 20 euro l’anno per un hosting serio!
    Cosa non si fa per gridare “al lupo, al lupo”! Mah….

  13. Guido S.

    02/05/2012 alle 05:38

    Non mi sembra che nessuno abbia messo in discussione la legittimità dell’operato del gestore della piattaforma. Si tratta di una riflessione sugli effetti che può avere la standardizzazione di certe clausole.

  14. Nicola Bonora

    02/05/2012 alle 08:10

    Credo che l’abitudine al diritto e al gratuito abbia creato qualche aberrazione. Come dice Alessandra, se le proprie idee sono così importanti non valgono 50 euro l’anno di una piattaforma di hosting seria?

  15. Antony Star

    02/05/2012 alle 11:08

    Perdonatemi, ma se il controllo è automatico possono succedere un milione di cose che fanno scattare un falso riconoscimento di spam… come ammesso dal supporto. Ora secondo me, vanno scisse le due cose:
    - il lato giuridico del quale non mi occupo. Ci sono delle clausole, che sono state accettate… se le clausule sono a norma di legge, chi le accetta poi non credo possa fare nulla se vengono applicate, per quanto ingiuste possano apparire.
    - l’errore di un automa (software) che sulla base di qualche algoritmo ha preso lucciole per lanterne…
    di questo sencondo problema posso parlare, perchè sono del ramo e posso dire che non c’è nulla di strano sotto il cielo. Se prendiamo l’oggetto software più stabile e usato che conosciamo: l’email. Ebbene vediamo che le email si perdono, finiscono nelle caselle spam anche se sono mail corrette o addirittura nel cestino senza che noi nemmeno ci accorgiamo, mentre mail che invece sono maligne con allegati infetti o link a siti non voluti, stazionano tranquillamente nella inbox e non c’è modo di non farsele recapitare… Non per questo gridiamo alla censura, ma giustamente all’errore tecnico.
    Purtroppo la mole di materiale e la delicatezza della privacy fa si che il controllo del contenuto di ciò che viaggia su internet sia a carico di sistemi software… e i sistemi software non riescono a fare le cose per bene. E’ anche chiare che alla persona del supporto è servita qualche ora per capire il cosa e il perchè e riattivare il servizio ingiustamente chiuso o limitato.
    Purtroppo non c’è una soluzione a questo… il controllo è delle macchine e le macchine sbagliano. Quando le macchine sbagliano, ci vuole tempo per ripristinare dall’errore… e questo è il caso di un blog, pensiamo che lo stesso principio è all abase di servizi ben più nocivi (multe, banche, ecc ecc ecc) un automa fotografa, controlla, invia e può sbagliare… alle poste si ricordano ancora cos’è successo quando il software ha aggiunto due zeri a tutti gli addebiti… qualche anno fa…

  16. gigicogo

    02/05/2012 alle 11:50

    Per far chiarezza, io pago 17 Dollari all’anno per quel servizio. Mi sembra che Ernesto abbia esposto in maniera chiara il problema, ovvero
    A) Se paghi 17 dolalri sei un pezzente, ti chiuso e se te ne accorgi mi scrivi e appena posso ti riattivo, scusandomi.
    B) Paghi 100 euro, sei un VIP, mi guardo bene….ecc.

    Io uso il blog per raccontare, racontarmi e conversare, perchè se hai un maledetto algoritmo/spider-automatico/semantico, o come cavolo si chiama, che fa delle cazzate PRIMA, non DOPO, non mandi una email?

    • M. Fioretti

      03/05/2012 alle 15:38

      “perchè se hai un maledetto algoritmo/spider-automatico/semantico, o come cavolo si chiama, che fa delle cazzate PRIMA, non DOPO, non mandi una email?”

      potrebbe essere semplicemente perché altrimenti non potrebbero proprio offrirli gli account da 17 USD/anno, cioè perché numeri alla mano hanno visto che:

      1) quelli che aprono blog usa e getta solo per spamming o inserire banner in copie di contenuti altrui, quindi chiudibili automaticamente a costo zero con la quasi certezza che nessuno protesterà, sono almeno 3/4 ordini di grandezza più numerosi dei falsi positivi

      2) mentre mandare i messaggi sempre PRIMA anziché dopo la chiusura rallenterebbe le chiusure dei blog fraudolenti e aumenterebbe i costi, perché dovrebbero aggiungere personale per filtrare a mano le richieste (magari generate automaticamente) di non procedere con le chiusura

      solo un’ipotesi…

  17. catepol

    03/05/2012 alle 08:41

    a più di qualcuno sfugge che Gigi volontariamente è passato da un hosting a wp poco tempo fa (pagando, come vedete…cioè non sta su splinder per capirci). Sicuramente sfugge anche (ma perchè non lo leggete e non lo conoscete bene, forse) che è matematico il suo possedere ovviamente anche i backup. Non è questo il punto. Ripeto, parlare di censura è esagerato, solo perchè siamo consapevoli che l’uso di un servizio di questo tipo possa prevedere delle clausole sulle nostre cose che rimettono le nostre cose al loro libero arbitrio.
    L’antispam non è umano è un software. S’è capito perchè si è attivato sul blog di gigi?
    Ecco questo sarebbe interessante capire. Questo serve sapere a tutti. E questa è la riflessione di ernesto. Cioè abbiamo deciso nel bene o nel male di accettare che comunque siano i servizi a fare ciò che vogliono con le nostre cose? Se si, prendiamone atto. Se no…cos’altro fare?

  18. Pietro Blu Giandonato

    03/05/2012 alle 18:59

    Spiace moltissimo ciò che è accaduto a Gigi, facile immaginare la sua mortificazione dopo

  19. Pietro Blu Giandonato

    03/05/2012 alle 19:21

    Perdonate, m’è scivolato il dito sullo smartphone…

    dicevo, facile immaginare la sua mortificazione dopo il banning del suo blog senza preavviso, chi non lo sarebbe stato?

    Piacerebbe anche a me capire cosa può aver indotto lo spider a imporre il ban, una curiosità tecnica che penso avranno molti.

    Riguardo la discussione se sia lecito o meno, a mio avviso la questione è molto semplice (come hanno già affermato altri): quando si accettano delle TOS come quelle di WP.com non possiamo indignarci più di tanto se accadono cose come questa. Anch’io ho un blog su wordpress.com, tra l’altro con account free, nel quale discuto assieme ad altri colleghi in maniera anche molto animata e finora non ho ricevuto né warning né ban.

    Del resto, sempre riguardo TOS accettati ad occhi chiusi, si discute parecchio dei problemi di privacy e licenza connessi al servizio Google Drive (http://bit.ly/JWqsob). Sta a noi, in qualità di utenti accorti, ad utilizzare tutti questi servizi nella maniera meno dolorosa.

    E si, l’unica via è la consapevolezza. O un hosting a pochi euro e una sicura e tranquilla installazione di WordPress in stile DIY. E che detto tra noi, è anche molto divertente smanettarci su.

  20. Pingback: Facebook: è solo spam. La rete: puzza di censura : Dalla Rete

  21. MAURizio RIGAMONTI

    06/05/2012 alle 22:32

    Un blog oscurato (senza comunicazione preventiva e senza risposta dopo miei messaggi di chiarimento) dopo solo 1 mese e mezzo ed un DOMINIO (WWW.MAFIASPA.NET) inaccessibile dall’autore (in data attuale ancora visible ma non modificabile). Piccolo dettaglio, nel profilo di MAFIASPA.NET (a pagamento, hosting premium e dominio) si trovano altri 14 blog sottotematici.
    Uno cancellato, i restanti (incluso MAFIASPA) inaccessibile con account disattivato… piccolo dettaglio SI PARLA DI NDRTANGHETA E POLITICA… presumo non esistano rogatorie, ne procedimenti giudiziari… MA PRESSIONI… nei blog non si parla bene di Microsoft e di Google

  22. Pingback: Mediamondo chiuso da WordPress. Una storia vera. « I media-mondo

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