Unstructured Media Trends

Turnover, comunicare e ispirare il cambiamento: alla radio

radio

Il problema di utilizzare i media tradizionali per parlare dei nuovi media, e di come questi stanno cambiando la nostra società, è uno dei grandi temi irrisolti della fase di transizione che stiamo vivendo. Anche perché nella maggioranza dei casi le televisioni, le e i giornali sono in larghissima misura parte in causa, e sarebbe ingenuo aspettarsi un loro approccio neutrale su gran parte delle questioni in gioco.

E mettendo da parte i casi più evidenti, come le filippiche di Emilio Fede e Bruno Vespa contro Facebook, o il pressappochismi che continuiamo a riscontrare nei servizi di tre minuti nei TG, anche quando a parlare o a scrivere sono persone più che competenti, e provviste del necessario spazio per gli approfondimenti del caso, molto raramente abbiamo avuto la sensazione di una assoluta “laicità” rispetto ai cambiamenti in corso. E probabilmente il fatto stesso di “dedicare una rubrica al web”, obbligo vissuto come un adempimento formale da molti media mainstream, nasconde in sé l’indizio di voler ancora una volta recintare qualcosa che credi ti stia recintando, quando in realtà non c’è proprio nulla da confinare, dato che la Rete è come l’aria che permea sempre più  la vita reale, prima ancora di raccontarla “al fianco” dei mezzi di comunicazione tradizionali.

Di qui le molte difficoltà che – ad esempio – ho dovuto affrontare lo scorso anno, quando per una intera stagione radiofonica ho provato a fotografare l’impatto dei social media sull’economia, la politica, ma anche la nostra vita quotidiana in Conversational, una trasmissione settimanale in onda su Radio Popolare Roma.  Avendo chiesto e fortunatamente ottenuto carta bianca dalla direzione della Radio, a cavallo del 2010/2011 ho provato a scavalcare del tutto quello che percepivo come il principale ostacolo: la divulgazione, da sempre incompatibile con il necessario grado di approfondimento. Ma non avevo previsto altri problemi, come il rischio di “parlarsi addosso” nel circolo autoreferenziale degli esperti, o la prospettiva di veicolare la sensazione di un dibattito sterile, incapace di incidere sulle vere decisioni – ancora ampiamente nelle mani di assoluti incompetenti – che influiranno sui nuovi diritti e le nuove libertà che la Rete determina nella sfera pubblica e privata.

E’ proprio su questi punti che, a mio parere, che Turnover – la nuova trasmissione radiofonica dell’associazione Agorà Digitale in onda ogni venerdì pomeriggio su Radio Radicale – prova ad innestarsi per compiere un notevole passo in avanti. Nelle lunghe chiacchierate invernali con Luca Nicotra, segretario dell’associazione, autore e conduttore del programma, abbiamo provato a dare qualche “martellata” al trito format della “rubrica sul Web” per impostare un programma di respiro nazionale come uno strumento non solo destinato a raccontare, ma a  costituire esso stesso un tassello del cambiamento.

L’associazione Agorà Digitale, insieme ai molti movimenti per le libertà in rete che sono sorti negli ultimi anni, può infatti interfacciarsi con le tanto vituperate “API della politica”, cioè le pratiche e gli snodi cruciali dove i decisori incompetenti possono diventare competenti e gli interessati possono trasformarsi quantomeno in “diversamente interessati”, anche perché la Rete sconvolge gli equilibri tra economie e diseconomie, riconfigurando vecchie e nuove lobby e gruppi di pressione.

Nelle prime due puntate di “”, la scaletta sembra quasi ricalcare il nuovo percorso. Il problema “monografico” viene sollevato dai tecnici, discusso dagli esperti e infine gettato nel pentolone dei politici, che a quel punto, in assenza di tavole apparecchiate in stile “Porta a Porta”, non possono più nascondersi. Rivelandosi a quel punto nella loro natura di attori della conservazione o – viceversa – protagonisti del cambiamento, nella piena consapevolezza di una crescente sensibilità degli elettori verso le nuove istanze.

A Luca e al suo staff ovviamente vanno tutti i miei auguri: interessatissimi 🙂

Antonio Pavolini

Antonio Pavolini

Antonio Pavolini lavora da oltre 15 anni nel settore dei media. Dopo una serie di esperienze nella comunicazione istituzionale, prima in agenzia e poi in azienda, dal 2009 si occupa, nell’ambito della funzione Strategy del Gruppo Telecom Italia, dell’analisi degli scenari e dell’elaborazione delle strategie nella Media Industry. Dal 2011, nell’ambito della funzione Innovazione, si occupa di valutare potenziali partnership con start-up impegnate in progetti di creazione e distribuzione di contenuti multimediali. Esperto delle issues del mercato dell’Information & Communication Technology, svolge docenze e collaborazioni in ambito accademico. Dal 2008, in particolare, è membro del Teaching Committee del Master Universitario in Marketing Management (MUMM) della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università “La Sapienza” di Roma”. Ha inoltre condotto trasmissioni radiofoniche come “Conversational“, in onda su Radio Popolare Roma nel 2010-2011, nel corso della quale ha approfondito l’impatto dei social media nell’economia, nella cultura, nella politica e nella vita quotidiana delle persone.

Twitter 

1 Commento

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

1 Commento

  1. Pingback: Su Radio Radicale per parlare di Web TV e Over-the-top TV | conversational * ideeperlanuovacomunicazione

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This