Faceskin è il social network di , come abbiamo letto in molta rassegna stampa online e offline. E in questa definizione troviamo già tutte le potenzialità e i limiti del progetto: per definirlo occorre prima di tutto rimandare metaforicamente a Facebook, lasciando intendere per analogia di cosa si tratta, e al brand “Cecchetto”, per veicolare un’allure costituita dalla vicinanza ad un mondo VIP. Così in apparenza sembra di avere a che fare con una startup italiana che sfrutta la crescita e la celebrità di Facebook nel nostro paese – in un momento in cui viene percepito sempre di più come una commodity – collocandolo all’interno di un immaginario un po’ patinato fatto da quelle riviste tra l’intrattenimento ed il gossip dove possiamo vedere più da vicino le celebrity nella loro quotidianità e stra-ordinarietà.

Ma per capire effettivamente di cosa si tratta, cosa c’è dietro al claim che lo accompagna, “Ricerca, organizza, condividi”, basta leggere le affermazioni di Claudio Cecchetto:

«In rete ci sono tanti “motori di ricerca” che, basandosi su algoritmi anche sofisticatissimi, aiutano le persone a cercare in internet i contenuti che desiderano. Non ho mai visto però un “motore di ricerche” (con la “e” finale) che velocizzasse la navigazione in rete, basandosi sull’algoritmo di ricerca più intelligente del mondo: l’uomo […] dare la possibilità di trovare con facilità la maggior parte delle informazioni che stiamo cercando, di organizzarle e condividerle, in modo che quanto già fatto da altri possa essere a disposizione di tutti».

In pratica né più né meno che un motore di ricerca che utilizza criteri di pertinenza connessi agli utenti e alle reti delle loro relazioni sociali all’interno del social network. Se volete, più letteralmente, si tratta del fatto che quando navighi online puoi memorizzare i tuoi siti preferiti, organizzarli in liste e condividerle con gli altri utenti attraverso web list. Allora è più un Google che un Facebook.

Niente di particolarmente nuove sotto il sole della ricerca in salsa social, basta pensare a quanto sta facendo Google con “Search plus your world”. Allora, mi chiedo, dove sta la differenza di questo social network che è (quasi) un motore di ricerca e però ti permette di trovare solo cose che gli altri hanno scelto di condividere? Forse proprio nelle Weblist prodotte da VIP che sono nella cerchia di Cecchetto: Jovanotti, Fiorello, Fabio Volo, Facchinetti, ecc. Insomma: condividere il gusto delle celebrity nostrane, curiosare nei loro cassetti di ricerca sul web, farsi consigliare da personaggi pubblici come se fossimo veramente friend (anche se le liste sono in pubblico per tutti).

Puoi scoprire che nella web list di Fiorello c’è il sito dei WuMing con il commento “ Per chi ama la lettura un interessantissimo sito dove trovare ogni genere di libro. Li puoi scaricare sul tuo e book e leggerli con comodo. Vi chiederete: “Cosa ci fa nella tua web list?” ….. infatti … cosa ci fa nella mia web list?”; o che in quella di Jovanotti ci sono le Ted Conferences, “conferenze anche sottotitolate in italiano di gente che ha qualcosa da dire, innovatori”.

Il problema a questo punto è: sarà la presenza dei VIP a creare l’effetto network? La sparizione di Fiorello da Twitter e la sua resurrezione dopo tre giorni su Faceskin promette paradisi connessi diversi?

Perché dal punto di vista culturale il modello proposto da Feceskin contrasta con le nostre abitudini di ricerca plasmate su Google che ci consentono di arrivare subito al punto mentre qui esploriamo in modo comunitario liste di siti: due logiche di esplorazione diverse e abitudini acquisite da scardinare. Oppure il senso sta da un’altra parte, in quella barra di navigazione chiamata Memoring che consente di sfogliare le web list degli utenti, partendo da quelle dei VIP o degli amici, o da quelle organizzate dall’utente stesso.

E dalla rete passiamo immediatamente a territori metaforici diversi il cui senso ci ha allevato come spettatori: quello della televisione. Memoring è come il telecomando della televisione: puoi passare da un canale all’altro scorrendone l’organizzazione che hai fatto tu o che hanno creato altri, cioè attraverso le pagine memorizzate (TV e recording assieme). Allora mi chiedo: e se questo Faceskin fosse pensato per quello che è un pubblico televisivo abituato a fruire di contenuti attraverso una ricerca rassicurante, quella del telecomando, facendosi consigliare sì anche da amici e da chi pensa per lui la programmazione? Se ci trovassimo cioè di fronte ad un target ideale pensato non tanto negli innovatori che costruiscono web list da condividere ma da una maggioranza web-silenziosa che le legge?

In fondo Memoring nasce da un’esigenza di Claudio Cecchetto di non andare fisicamente nelle diverse pagine online dei quotidiani ma di scegliere quelli che legge ogni giorno ed aggregarli in modo da averli sempre disponibili e sfogliabili passando da uno all’altro. E da questa idea nasce nel 2008 il social network – allora non li chiamavamo ancora così – Memory Skin (vi ricorda niente?) che era pubblicizzato come “il primo Internet Recorder” utilizzando la metafora del registratore. Come raccontava allora Claudio Cecchetto:

“Memoring” è fondamentalmente un registratore di internet. In rete ci sono dei contenuti un po’ labili, soggetti a sparire nonostante possano interessare in futuro. Magari anche solo per raccontare ai nostri figli come è partito internet. Allora, dato che esistevano già il registratore audio e quello video, ho pensato di fare anche un registratore di internet. Però, al di là della funzione di registratore, è anche un browser come possono esserlo Microsoft Explorer, Mozilla Firefox o Google Chrome. Tra l’altro utilizza il motore di Firefox, ma permette una navigazione un po’ più facile: mi sono accorto, da utente, che chi si approccia alla rete per la prima volta ed apre il browser… ok, chi già usa internet sa che deve inserire un indirizzo, però non sa dove andare. Questo invece è un browser… io lo chiamo “skin”, ovvero “pelle”…

Faceskin non è altro che la messa a fuoco oggi delle caratteristiche di Memory Skin, sfruttando la maggiore capacità di navigazione ed abitudine al web degli italiani ed il loro aver familiarizzato con la dimensione di social networking. Il cuore di Faceskin è quindi Memoring, come sembrano aver capito anche gli utenti che dovendo votare quale nome definitivo dare al social network (sì: Faceskin è talmente in Beta da supportare un renaming) prediligono quest’ultimo.

Il senso di Faceskin/Memoring sta allora forse proprio nella capacità di poter sfogliare i propri canali-web preferiti, organizzati con l’aiuto di altri più esperti e cool di noi che ci aiutano a capire dove guardare quando ci affacciamo da utenti medi in quell’oceano sconfinato che è il web.

Giovanni Boccia Artieri

Professore ordinario presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino Carlo Bo dove insegna Sociologia dei new media e Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali e dirige il corso di laurea in Informazione, media, pubblicità e un dottorato in Sociologia della comunicazione e scienze dello spettacolo.
Si occupa delle culture della Rete e delle mutazioni digitali prestando particolare attenzione a come i social media cambiano il nostro modo di essere pubblici, cittadini e consumatori.

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