Tecno Eresie

Scultori non Pittori

Economia

La manovra che è stata appena sfornata è poca cosa e di scarsa utilità. Nessuna delle cose proposte ci porterà fuori da questa situazione. In pratica con questi provvedimenti stiamo alimentando un “sistema” morto. Tutto quello che viene messo in piedi è cercare di far durare ancor di più questo sistema. Misure che sembrano delle flebo fatte ad un cadavere. Una sorte di accanimento terapeutico. Bisogna portare il sistema verso un nuovo modo di evolvere. Fare gli scultori e non i pittori.

Mettere in mano a questi e ai loro discepoli la nostra sopravvivenza è un rischio. La crisi del ’29 l’abbiamo superata grazie alla guerra. I buontemponi (professori ed esperti) dell’epoca, a partire da Roosevelt, che nel ’35 riduceva i salari dei dipendenti pubblici (sic!), se non c’era la guerra col cavolo avrebbero applicato la teoria keynesiana del deficit spending.

Gli stessi professori/esperti che solo fino a qualche anno fa maledicevano il nanismo delle nostre piccole aziende profetizzando che ci avrebbero portato alla rovina. Quelli che dicevano e terrorizzavano la necessità che in un mercato globale bisognava avere dimensioni “globali”. Proprio gli stessi (basta fare un check con un motore di ricerca) che oggi dicono che la forza vitale del nostro Paese sta proprio in quel tessuto di piccole aziende. E con dati alla mano dimostrano che sono proprio queste che hanno tenuto a galla tutto il sistema Paese. Gli stessi che lo dicono con forza sono poi gli stessi che chiudono il credito a queste Aziende per aprirlo con quelle “grandi”.

Pensa in maniera globale agisci localmente. Una manovra dovrebbe essere fatta esattamente in questa maniera uno sguardo al mondo ed uno al territorio. Non coordinando le due cose il rischio è l’implosione del sistema su se stesso. Questa crisi a livello globale è ingenerata da due fenomeni: moneta, finanza/borsa.

Non puoi fare ed emettere una moneta unica senza mettere a fattor comune il debito. Di fatto limitando i poteri di una Banca Centrale e non dando alla Banca stessa poteri di intervento, lasciandola di fatto nelle mani delle grandi e potenti lobby dei banchieri. Lo si sapeva, ma l’euforia del momento ha distratto i nostri professori. Il debito così gestito ha permesso e promosso tra le tante cose anche la creazione di moneta di “carta”. Per tenere sotto controllo i mercati così da poterli “predare” si è prodotto tra le altre nefandezze una montagna di moneta-carta alimentando e incrementando speculazioni di tutti i tipi, sempre a danno diretto e indiretto dei cittadini che hanno subito le prevaricazioni dei grandi istituti finanziari. Questo ha permesso al sistema di mantenersi in vita.

La Borsa ha generato la maggior parte di questa moneta-carta. Utilizzando meccanismi strani e spesso al limite della legge. Quando è stato necessario sono stati abili a modificare le leggi a proprio favore. (guardare il DVD Inside Jobs per i dettagli).

A livello globale bisogna sistemare queste due anomalie. Come? Stampare moneta vera, tanta moneta. Togliere valore alla moneta-carta rendendola di fatto non competitiva. Aumenta l’inflazione, vero! ma se vai al pronto soccorso con due gambe rotte e un braccio a pezzi non credo che i medici si preoccupino di curarti per prima il colesterolo.

Prima cosa ricomincia a camminare. Poi…quattro regole (non di più) per le operazioni di borsa, anche se una sua chiusura per un periodo di tempo non sarebbe una follia. Oltre alla tassazione, nessun acquisto allo scoperto, azioni non rivendibili prima di tre mesi dall’acquisto, banche non possono investire in borsa con i soldi dei correntisti. Da un punto di vista della complessità si può creare ordine in un sistema sottraendo energia ed è quello che dobbiamo fare. Togliere energia per raggiungere un diverso stato del sistema.

Contemporaneamente, a livello locale (per la nostra povera Italia), bisogna ricominciare ad inventarsi i lavori. Non allungare gli anni di contribuzione (questa è una tassa), anzi portare avanti una politica di diminuzione controllata. Per esempio obbligare quelli che vanno in pensione volontariamente a dare disponibilità a lavorare in attività sociali per almeno due giorni la settimana. Dobbiamo far ricrescere questo paese, dandogli un futuro e c’è bisogno di tutti. Passare dalla logica degli ammortizzatori sociali tampone, agli ammortizzatori sociali per lo sviluppo. Esperienze del genere ce ne sono e tentativi se ne fanno in tutto il mondo.

Farsi prestare i soldi come Nazione ed usarli, subito dopo, per pagare le rate del debito è una follia. Meglio bloccare le rate per 18 mesi.

Evasione. Più del 60 per cento dell’evasione “tosta” è fatta lavorando tra le pieghe delle migliaia di leggi prodotte negli anni. Gli studi tributaristi non fanno cose contro la legge, la applicano e, se ti va bene, puoi anche sperare di diventare ministro e, magari, farti pagare in contanti lo stipendio. Meno leggi altrimenti si rischia di curare i sintomi e non la malattia.

Le aziende dello stato facciano la loro parte ricordandosi che hanno un ruolo sociale e sviluppino gli ammortizzatori all’interno dei loro piani. IVA deve diventare uno strumento veramente democratico e non una marmellata informe sparsa col ventilatore (e dico marmellata e non m..).

Patrimoniale seria eliminando questa strana teoria (non riportata sui libri, ma raccontata spesso agli studenti) che tassando i redditi alti si limitano i consumi. In pratica i ricchi spenderebbero meno. Il sistema oggi vede tre categorie i poveri, i ricchi e il ceto medio. Il rischio è far sprofondare il ceto medio tra i poveri e non incoraggiare e permette al sistema una crescita verso l’alto.

Meno tasse e legate ai servizi. Inutile far paragoni con gli altri paesi. La Svezia paga tasse più alte, ma i servizi sono di un altro pianeta. Quindi smettiamo di dire cazzate. Dopo il periodo nero del Medioevo il Rinascimento aveva riportato l’Italia al centro del mondo. Come? Investendo sul bello, l’arte. Quanti posti di lavoro si possono creare (imprese di costruzione, società di servizi, turismo, archeologi, guide, editoria, informatici, ecc..) per sistemare il nostro patrimonio? Milioni.

Il lavoro va creato anche dove apparentemente non serve. Abolizione delle associazioni professionali e abolire il valore legale del titolo di laurea. Taglio degli sprechi. Elenco lungo, ma disponibile a fornire i dettagli.

Ristrutturare i soldi per la ricerca, oggi a pioggia. Questo paese non investe poco sulla ricerca. Lo investe in maniera sbagliata. Basta vedere tutti quei bandi regionali, bandi MIUR e simili che non portano da nessuna parte e quanti soldi della comunità europea vengono o buttati via in progetti inutili o semplici esercizi accademici e quanti soldi vengono restituiti perchè incapaci a spenderli.

La tecnologia come motore dello sviluppo. Quante volte lo leggiamo e ci viene ripetuto. E poi a conclusione di queste considerazioni si porta un esempio di storia di successo. Poi, per la verità, nessuno segue nel tempo questi successi per vedere se questi “esempi” hanno avuto la forza, la capacità o siano stati aiutati a proseguire nello sviluppo. Tanto un altro caso di successo lo si trova da raccontare.

Poi, bisogna che i potenti diano l’esempio: pagare il 50% degli emolumenti degli onorevoli con BTP a cinque anni e così anche per i grandi manager in area pubblica. Scarsi risultati e i BTP restano in cassa.
Aziende si impegnano a prendere in stage un numero alto di studenti. Le Aziende devono all’interno dei loro piani prevedere una fase di ristrutturazione spiegando e dichiarando quali professioni rilasceranno al mercato.

Insomma bisogna uscire dalla logica della punizione per pochi e alimentare un nuovo sistema. Creare un nuovo sistema. Altrimenti tutto è inutile. Il Glocal, l’autorganizzazione e l’ del noi sono le uniche visioni che ci consentono di guardare oltre, di poter pensare di avere un futuro.

Chiudo, per il momento, con una considerazione che si spiega da sola. Durante il Black Friday (giornata di sconti), negli USA sono aumentate di circa il 30% le vendite di pistole. Non ho il dato ufficiale delle richieste di acquisto di armi in Italia e delle domande di porto d’armi, ma se il dato che gira fosse vero a metà c’è poco da fare ricatti. Rimbocchiamoci le maniche  che la giornata è breve.

Beppe Carrella

Beppe Carrella

Ha ricoperto nel passato incarichi di crescente responsabilità in grandi aziende sia in Italia sia all’estero (TSF, Aspasiel, Finivest, Emi/Virgin, Ebiscom, Price Waterhouse). È stato docente di Informatica e Tecnologie Multimediali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano , Federico II di Napoli e Luiss di Roma, visiting professor al MIT di Boston. Scrive su alcuni giornali e autore di qualche libro (nessuno di questi è mai diventato un best seller). Attualmente cerca di far decollare una propria iniziativa imprenditoriale.

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