#EpicFail

Mediaset? Vende software in Delaware

Mediaset

Ok, dai. Ne hanno parlato già un po’ tutti: si è dimenticata di rinnovare il dominio mediaset.com e così, dopo essere stato comprato e poi messo all’asta, è stato acquistato da un tale nel che vende software.

Gli sfottò e le facili ironie sono arrivati da ogni angolo del Web e credo non sia necessario spiegare il perché: una delle più importanti aziende italiane che perde il proprio dominio a causa di una cruciale dimenticanza si offre in pasto al perculo della Rete come un orso si getta sul miele.

Eppure è una storia talmente bella che merita di essere raccontata nel dettaglio. Innanzitutto, nonostante la faccenda sia esplosa sui media qualche giorno fa, tutto comincia nell’estate del 2011, quando scade il dominio mediaset.com.

Per chi non ne fosse al corrente, i domini non scadono dall’oggi al domani: tutti i provider provvedono mesi prima a notificare l’imminente scadenza, e inviano regolarmente reminder finché l’utente non provvede al rinnovo. Quindi, come può essere successo? Boh! Può essere che le mail di notifica venissero invitate a un indirizzo in disuso, oppure che si siano veramente dimenticati di rinnovarlo. Non si sa esattamente come siano andate le cose ma, di certo, qualcosa è andato storto. Tra l’altro, il dominio mediaset.com faceva un redirect su mediaset.it, per far convergere il traffico proprio sul sito delle tv del Biscione.

Ma torniamo a noi. Quando un dominio scade, esiste un periodo di tolleranza di 30 giorni, che permette di recuperarlo senza troppi problemi. C’è da dire che alcune società riregistrano sistematicamente i domini scaduti più interessanti, e poi li mettono all’asta. Ed è a questo punto che entra in gioco il signor Didier Madiba, un cittadino americano residente nel Delaware che ha acquistato il dominio mediaset.com messo all’asta per mettere in piedi una sua attività di vendita di software per il back-up dei sistemi operativi. Oh, quale ironia.

A un certo punto, qualcuno a Cologno Monzese deve essersi accorto di quel che era successo e l’azienda ha fatto causa a Madiba, per chiedere la riassegnazione del dominio. Perché? Bé, secondo i legali del Biscione, Madiba sarebbe stato in malafede: Mediaset è un marchio registrato in quasi tutto il mondo, Madiba non avrebbe avuto il diritto di sfruttare il nome dell’azienda e, per di più, all’epoca dei fatti il sito era ancora in fase di lavorazione. Gli avvocati di Mediaset hanno anche insinuato che Madiba avesse fatto domain grabbing e cybersquatting, una pratica piuttosto diffusa che consiste nell’accaparrarsi domini legati a marchi o personalità famose allo scopo di rivenderli a peso d’oro ai diretti interessati.

Mediaset ha presentato il proprio ricorso all’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO), una speciale agenzia dell’ONU che si occupa appunto della tutela della proprietà intellettuale sotto ogni sua forma.

Lo scorso 4 febbraio, il ha emesso la sua sentenza che – rullo di tamburi – rigetta il ricorso proveniente da Cologno Monzese e dà ragione a Madiba che, dal canto suo, si era difeso sostenendo che “media” e “set” sono due parole comunissime sul Web, che non erano associate a nessun marchio in particolare e che quindi non c’erano state vialazioni del copyright.

Il WIPO ha escluso che Madiba fosse in malafede all’atto dell’acquisto del dominio e lo ha confermato regolare proprietario di mediaset.com, mentre le tv del Biscione sono rimaste con un palmo di naso e la sensazione di essere stati cornuti e mazziati.

La vicenda, forse, sarebbe passata in sordina se non fosse per il fatto che il testo della sentenza, pubblicato online qualche giorno fa, deve aver attirato l’attenzione di qualche giornalista che ha fatto esplodere la notizia-bomba.

Quale sarà la prossima mossa di Mediaset? Incasserà la sconfitta oppure si adopererà per riavere il dominio perduto facendo a Madiba la classica offerta che non potrà rifiutare?

Lesson LearnedPuoi essere grande e potente e organizzato fin che vuoi, ma se fai un errore o commetti una leggerezza non hai scuse, e dovrai affrontarne le conseguenze. Specie se “a pestarti i piedi” è qualcuno che ha fatto tutto secondo le regole… In gioco non c’è soltanto uno dei tuoi domini o un account ma la reputazione stessa del tuo brand.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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