Slow Economy, Slow Tech

Fisso o mobile, questo è il dilemma

Fisso o mobile

In un settore, come le telecomunicazioni, a forte contenuto tecnologico e innovativo, spesso è l’offerta a creare la domanda e non viceversa. Allo stesso tempo, lo sviluppo del mercato, e in particolar modo in un periodo di scarse risorse finanziarie, può essere condizionato dalla competizione tra diverse traiettorie tecnologiche.

Anche se rimane vero come il futuro ci riserverà una customer experience sempre più omogenea tra servizi di rete fissa e , nonché reti definitivamente integrate, nel breve periodo vi possono essere delle aree di sovrapposizione e competizione che riassumono bene la difficoltà di innescare un circolo virtuoso tra investimenti, innovazione e concorrenza.

In questo contesto, il 2012 verrà ricordato come l’anno dell’avvio in Italia della realizzazione dei piani di sviluppo delle reti di nuova generazione, sia fissa che mobile.

La rete di nuova generazione fissa

Nel giro di pochi mesi sono stati ufficializzati i progetti di realizzazione delle reti a banda ultra larga da parte di Telecom Italia, Metroweb, ma anche il piano governativo per le Regioni del Mezzogiorno. Nel primo caso si tratta del piano aziendale per portare servizi sopra i 30 Mbps (con prestazioni che potranno crescere nel tempo) in circa 100 città entro il 2014, per una copertura della popolazione dell’ordine del 25% (con l’obiettivo di arrivare al 50% entro il 2020). Negli altri due casi l’obiettivo è invece di realizzare infrastrutture passive, che poi abiliteranno lo sviluppo dei servizi a banda ultra larga da parte degli operatori di telecomunicazione nella direzione degli obiettivi indicati dall’Agenda Digitale Europea (100 Mbps e oltre entro il 2020). Il progetto Metroweb incide in realtà su 30 città che si sovrappongono a quelle di Telecom Italia per garantire da subito i massimi livelli prestazionali possibili. Sono previste sinergie con il progetto Telecom Italia, ma è evidente la necessità di trovare un modello di sostenibilità che soddisfi gli interessi delle diverse parti in campo. Per quanto riguarda invece il progetto governativo per il Sud, le risorse (prevalentemente comunitarie) saranno utilizzate per estendere la copertura anche a città che non rientrano nei piani di breve periodo degli operatori privati. Di quali investimenti stiamo parlando? Se tutto sarà confermato, si tratta di oltre 5 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Le ultime stime per arrivare a coprire il 50% della popolazione sono però di 8-10 miliardi per soluzioni che portano la fibra ottica fino dall’utente finale (in grado di garantire da subito velocità superiori a 100 Mbps come dimostrano i servizi offerti all’inizio del 2012 sia in Olanda che in Portogallo). Se ci accontentiamo di fermarci agli armadi stradali, che distano di norma 300-400 m dalle abitazioni (il progetto Telecom Italia nella sua prima fase), proseguendo poi con l’attuale doppino in rame, gli investimenti richiesti sono molto inferiori. Da notare come l’evoluzione tecnologica di questa seconda soluzione richieda di valutare attentamente il trade off tra il livello degli investimenti e le prestazioni abilitate, a maggior ragione in un contesto di incertezza riguardo all’effettiva propensione alla spesa del cliente finale.

La rete di nuova generazione mobile

A valle della gara per le frequenze 4G che si è completata settembre 2011 con l’esborso di 4 miliardi di euro da parte dei quattro operatori mobili, è iniziato il dispiegamento delle reti LTE che richiederanno ulteriori 6 miliardi di euro per arrivare alla copertura a regime. In queste ultime settimane è già stato possibile provare i servizi su chiavetta Internet in alcune città, anche se in forma sperimentale, ma la copertura si svilupperà rapidamente e si diffonderà ulteriormente quando saranno effettivamente rese disponibili tutte le frequenze previste. Questa rete nasce per soddisfare le crescenti esigenze di banda in mobilità, ma è chiaro che alcuni segmenti di utilizzatori valuteranno se è conveniente utilizzare entrambi i servizi a banda ultra larga oppure se ne è sufficiente solamente uno. Poiché i servizi mobili possono essere utilizzati anche in “postazione fissa” e non viceversa è chiaro come si potranno verificare alcuni effetti di cannibalizzazione a scapito della rete fissa.

Modelli di business

Dati i valori in gioco è chiaro come nessun operatore possa garantire contemporaneamente un’ampia copertura attraverso le due reti. Assisteremo, quindi, ad uno sviluppo infrastrutturale a macchia di leopardo, a partire delle aree a maggiore potenziale di mercato, nelle quali avremo magari da subito entrambe le soluzioni. In entrambi i casi, rimane aperto il nodo della propensione a pagare un premio per l’innalzamento del livello prestazionale dei servizi e, in ultima analisi, a remunerare gli ingenti investimenti richiesti. Vi sarà una progressiva segmentazione dell’offerta, a maggiore ragione nel caso dei servizi mobili, che devono utilizzare in modo efficiente una risorsa scarsa che sono le frequenze disponibili da condividere tra tutti gli utenti all’interno di una cella di copertura.

I modelli di fair use e la crescente attenzione alla differenziazione dei livelli di servizio, anche in funzione della natura e dei contenuti delle attività in rete diventeranno le basi su cui poggiare le fondamenta della remunerazione delle reti di nuova generazione.

 

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini lavora da oltre 20 anni nel settore dell’ICT, analista per professione, studia le trasformazioni digitali per passione. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, dopo un’esperienza accademica entra nella consulenza marketing e strategica, prima nel settore informatico e successivamente nelle telecomunicazioni. Ha creato e dirige l’Osservatorio Banda Larga, che dal 2000 analizza gli scenari regolamentari, tecnologici e di mercato alla base della convergenza multimediale. Advisor in operazioni di
M&A.

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