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The New York Times: paywall più restrittivo

The New York Times

punta ancor più sui contenuti digitali a pagamento. Dopo aver introdotto il , che permette agli utenti free di visualizzare un numero ridotto di news, ha deciso di offrire agli utenti occasionali e gratuiti del sito web un numero ancor minore di contenuti. L’obiettivo è trasformare gli utenti occasionali in abbonati.

Il , in un anno dall’introduzione del paywall, è riuscito a totalizzare 454000 abbonati ai propri servizi digitali, così ha deciso di limitare maggiormente le notizie free cercando di incentivare gli utenti a sottoscrivere i contenuti a pagamento. Contemporaneamente continuerà ad offrire gratuitamente un minor numero di news in modo da non escludere i visitatori occasionali e provare a conquistare nuove fette di audience.

La società ha deciso, infatti, di ridurre il numero di news mensili visionabili gratuitamente da 20 a 10. Continuerà, però, proprio al fine di conquistare nuovi lettori, a non conteggiare tra le visite mensili ammesse quelle provenienti da link esterni, social media e motori di ricerca. The New York Times permette, infatti, 5 visite giornaliere, non conteggiate tra quelle mensili, provenienti da link esterni.

Molti newspaper stanno introducendo opzioni a pagamento per le versioni digitali (ad esempio, The Los Angeles Times il 5 Marzo), ma non molti hanno riscontrato in così breve tempo il successo ottenuto da The New York Times. I profitti derivanti dai nuovi abbonamenti digitali, in ogni caso, non è detto che siano sufficienti a compensare le entrate in declino provenienti dalle copie cartacee. La nuova modalità di offerta digitale potrebbe, inoltre, far calare il fatturato del digital advertising.

Nonostante i buoni risultati degli abbonamenti digitali, la situazione economica di The New York Times è drasticamente peggiorata nell’ultimo anno. Nel 2010 il gruppo aveva realizzato complessivamente 107.7 milioni di profitto, nel 2011 si registrano perdite nette per 39.7 milioni di dollari.

È da tenere in considerazione, inoltre, che The New York Times, una volta il sito di informazione più utilizzato al mondo, è stato di recente superato dal Daily Mail. Il sorpasso non è da attribuire certamente solo alla nuova modalità di offerta digitale a pagamento, ma la nuova strategia potrebbe aver contribuito.

I newspaper di tutto il mondo si sforzano di trovare nuove profittevoli strategie economiche; se la strategia a pagamento, ma aperta alle visite casuali del  The New York Times si rivelerà vincente è ancor tutto da stabilire.

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