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Processi open source per uno storytelling migliore

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Eccoci qua. Questa settimana fermiamo per un po’ le lezioni sul tema “ = people”, mentre riprendiamo in mano la questione del business di successo attraverso il processo di “fabbricazione delle buone idee” che è tipico dell’ecosistema open. Certo, tu dici certe volte le idee non sono proprio buone bensì vengono generati dei mostri, ma adesso facciamo finta che nella nostra ipotetica startup vada tutto a gonfie vele e, oltre che una macchina dei soldi, siamo anche una bella fucina di idee dove è piacevole lavorare.

E nella nostra startup dei sogni dove tutto va a gonfie vele è questo che si fa: far si che i nostri prodotti siano pregni delle storie che hanno portato essi a vedere la luce, e delle storie che ogni singolo sviluppatore può innestare alla base del progetto.

A prescindere quindi da ogni problematica, il rapporto con il cliente e con chi è dall’altra parte della barricata può essere più o meno incravattato; in genere però il cliente preferisce un approccio gioviale, quasi come se dovesse sentire di essere in famiglia. Un blog, un tumblelog, gli ormai quasi sopravvalutati account sui social network possono aiutarci nel costruire questo tipo di rapporto col consumatore, invogliandolo a scoprire qualcosa di più del nostro prodotto; una catena di business che sia condotta in maniera totalmente aperta ci aiuta a farlo. Le persone apprezzano la trasparenza, e sanno ricambiare la fiducia con altra fiducia. Chiunque voglia quindi può essere messo in condizione di controllare cosa avviene lungo ogni passo della catena che porta il prodotto dalla concezione, alla realizzazione, alla vendita.

Lasciati andare

Chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere. È una celebre frase di Baudelaire che può essere spiegata con la considerazione che se gli uomini non si concedono vizi è perchè ne hanno paura. Una prova? Beh, se sei ubriaco puoi rivelare dettagli scottanti del tuo prodotto. In un processo open source ovviamente tutto ciò viene abnegato a favore del contrario: lasciandoti andare a qualche considerazione di ordine un po’ più piccante e meno ingessata sicuramente puoi attrarre, avere maggiore appeal presso il compratore e presso sviluppatori volontari che vogliano unirsi al tuo progetto; nel contempo, lasci trasparire tutta una serie di idee che sono quelle alla base del tuo prodotto. Un prodotto libero dai vincoli della solita logica incravattata, un prodotto che è un viaggio che parte dalla mente di alcuni e arriva nelle mani di altri passando per la sovramenzionata filiera.

Quando quindi il tuo reparto stampa scrive un post sul blog aziendale raccontando magari come si lavora nella tua startup, o come è stato concepito quell’aggeggio particolare che ti ha fatto tirare su un fantastiliardo di euro, non ci sarà nessun vincolo che impedisca al consumatore di sapere che cosa effettivamente passava per la testa all’amministratore delegato o al product designer al momento di inventarne il nome. Niente di niente. Storytelling diretto, per compagnie che sono vicine ai propri acquirenti e che capiscono che i bisogni di uno sono bisogni di tutti.

Alessio Biancalana

Alessio Biancalana

Il giorno che i suoi genitori gli regalano il suo primo computer, comincia la sua avventura nel mondo del digitale. Parecchi anni dopo, avviene per lui il contatto con il sistema operativo Linux e (conseguentemente) con il mondo dell’open source: un mondo fatto di codice, numeri, compiti, obblighi, contributi ma soprattutto di persone, e di complessi rapporti che le legano. Studente di Ingegneria Informatica, giornalista online riguardo il codice aperto e i sistemi Unix, ma soprattutto smanettone nell’anima.

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