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iCub, gioiello italiano di robotica open source all’Innorobo

iCub

Presso l’Innorobo 2012 di Lione le meraviglie dell’Hi-Tech e gli ultimi prototipi di robot non hanno certamente disatteso le aspettative dei partecipanti, ma quest’anno l’attenzione dei più si è concentrata su un progetto nato a pochi chilometri da Lione, città che ospita la manifestazione, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, precisamente dal Dipartimento di Robotics Brain and Cognitive Sciences, anche se è stato battezzato con un nome che riporta la nostra fantasia oltreoceano, nei dintorni di Cupertino.

Infatti è un interessante e avanzato robot made in Italy, con 53 motori che ne gestiscono i movimenti e ne permettono azioni come sedersi, prendere in mano oggetti ma soprattutto imparare. Perché questo piccolo robot, che molto spesso in alcuni video è stato accostato nelle azioni e nei comportamenti a bambini di pochi anni, è frutto di una piattaforma di intelligenza artificiale open source, che ha come proposito quello di condividere il progetto con altri 25 importanti istituti di ricerca, tra i quali l’Università dell’Illinois e l’Istituto di studi avanzati di Francoforte, che con le loro attività indipendenti possono focalizzarsi nell’insegnare una particolare azione ad iCub.

Un robot in crescita, proprio come un bambino in carne ed ossa quindi, che con gli anni potrà sviluppare capacità che potrebbero portarlo nelle nostre case, aiutandoci con applicazioni reali utili alla vita di tutti i giorni.

Secondo Vadim Tikhanoff, ricercatore dell’ che segue questo progetto, “a causa del progressivo aumento dell’età media, con il crescente bisogno di assistenza alle persone anziane che questo dato comporta, l’applicazione di iCub nell’ambito della cura sanitaria e domestica potrebbe essere un primo, e quasi naturale, suo utilizzo futuro”, anche se prima di un passaggio dal mondo della ricerca a quello della vita reale c’è bisogno di migliorare prestazioni e comportamenti automatici, come il riconoscimento delle persone che ha di fronte, il portare a compimento richieste molto specifiche e compiti logistici, come trasportare oggetti tra due punti differenti.

Ma per ora la cosa che riesce a stupire di iCub “non è la sua componente meccanica e motoria, ma l’apprendimento cognitivo e la possibilità di studiare, attraverso questo sofisticato automa, il comportamento umano, e le modalità in cui il nostro cervello gestisce le informazioni ed invia i segnali per compiere le azioni”, come sottolinea Stefano Saliceti, altro membro interno al progetto dell’IIT.

In attesa della “maturità” di questo progetto, che ci aspettiamo cresca sempre di più, ecco un video in cui vedere all’opera il robot dell’IIT:

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