Tecno Eresie

Ristrutturare uguale Licenziare?

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Nonostante le ricerche dimostrino che le aziende che fanno un drammatico taglio dei costi, esternalizzazione di attività, diminuzione degli investimenti in ricerca e sviluppo non sono più profittevoli di quelle che non lo fanno e che il taglio del personale difficilmente fa ripartire aziende in crisi, la ormai consolidata pratica di una continua e progressiva eliminazione di PERSONE continua senza sosta.

Purtroppo il principale (se non unico) strumento di ristrutturazione resta proprio quello del taglio del costo del lavoro con annesse chiusure di interi settori ritenuti ormai non più strategici. Una catena che parte, spesso dai contratti di solidarietà per finire con il licenziamento, passando per la cassa integrazione e altre forme di scivoli. Volendo si può partire da scorpori di rami d’azienda, il risultato non cambia. Sotto il vessillo della ristrutturazione il risultato è sempre lo stesso: le Persone perdono il loro lavoro.

Un mito duro da sfatare ammesso che ci sia in giro qualcuno che stia tentando  di farlo. Se qualcuno pensa che le ristrutturazioni e conseguenti licenziamenti riguarda solo le aziende con problemi finanziari questo qualcuno pensa proprio male. L’elenco delle aziende che pur non avendo problemi finanziari ne approfitta è lunghissimo. Lo scorso anno in Italia si sono persi almeno un milione (1.000.000) di posti di lavoro a seguito di una consapevole decisione da parte di . Quegli stessi  che hanno portato al disastro le loro aziende si sono riempiti di spirito vendicativo tagliando “teste” a destra e a manca o esternalizzando attività ritenute non più strategiche. Quegli stessi che durante i convegni continuano a ripetere: “Il valore della nostra Azienda è nelle Persone“. Finito il convegno tornano a casa e autorizzano le procedure di licenziamento (autorizzano, perché poi il lavoro sporco lo fa qualcun altro).

Ma noi (italiani) lo si sa siamo creativi, per cui abbiamo aggiunto una bella pratica dal nome Bad e Good Company.  Tradotto: ci teniamo quello che riteniamo la parte buona e quella cattiva la rimettiamo alla collettività. La cosa vomitevole che i manager spesso hanno anche percepito extra bonus per questo lavoro. Vuoi vedere che combinano casini (d’altronde chi ha portato queste aziende verso il baratro?) per poi potersi ergere a risolutori e guadagnarsi qualche altro spicciolo per la sudata pensione. Sarei quasi contento se fosse così, la verità invece è che: quando c’è vento forte anche i tacchini volano. Quando il vento cala, la colpa è del … vento! Poi basta leggere le intercettazioni sulle inchieste P3,P4…  e si scopre che si spostano manager da un posto all’altro, ma mai che uno degli interlocutori dica: lo mettiamo lì perché è bravo. Solo una questione di appartenenza ad un clan piuttosto che ad un altro.

La verità è che molto spesso la ristrutturazione è un’attività fatta per imitazione. Il mio concorrente ha 10 persone nell’amministrazione noi 15 allora, conclusione, 5 persone da eliminare, anzi noi siamo più bravi ne mandiamo 7 a casa, anzi li rimettiamo sul tavolo di una bella contrattazione ministeriale (per inciso, questo è un ragionamento lineare senza una sbavatura, peccato che il mondo, la realtà che ci circonda è non lineare). Il mio concorrente si è liberato dell’ufficio paghe allora noi facciamo lo stesso. E così via.

Troppe persone! Credo che nessuno di noi si lamenterebbe sapendo che in un ospedale ci sono 30 infermieri in più o che in un’azienda di trasporto c’è un gran numero di autisti: penso proprio nessuno. Purtroppo le persone vengono assunte in altre posizioni, assunte proprio da quegli stessi manager che poi lanciano i processi di ristrutturazione. Un modo semplice e semplicistico per affrontare un problema complesso. Si, complesso, non complicato. Un problema complesso va affrontato sul suo terreno, con i suoi strumenti e non con metodiche defunte che ormai vivono solo nei libri di testo ufficiali. Bisognerebbe, giusto per cominciare, a porsi domande del tipo:

Cosa significa ristrutturazione responsabile? Come e cosa comunico? Quale livello di interazione? Cosa significa gestione del personale in momenti di crisi? Come sottrarre energia al sistema? Qual è il minimo numero di persone per il corretto funzionamento di un’impresa?Come cambia il modo di gestire il business, in modo da impiegare al meglio le Persone a disposizione? Che impatto ha il licenziamento sulla Persona, sulla sua famiglia, sulla sua rete di relazioni? Come si riconfigurare il welfare?

 Una curiosità, una delle lamentele (giustificata) di molti imprenditori, quelli medio piccoli in particolare, è che in Italia costi quali energia, gas incidono sui conti aziendali in maniera sostanziale rispetto ai concorrenti  degli altri paesi europei. Mi chiedo aziende quali Enel, ENI e tutte quelle che hanno azionista lo Stato (cioè noi) e che si vantano di fare utili spaventosi investiti spesso per tentare improbabili acquisizioni perché non concedono uno sconto a questi imprenditori sulle tariffe mettendoli in condizioni di competere alla pari? perché non investono sullo sviluppo di queste aziende? E non mi si dica che è un problema di tasse e/o di evasione o di regole concorrenza o di accordi tra stati perché non lo è! Non è che anche loro agiscono per imitazione?

E per i licenziati? Per gli espulsi. Per i sogni cancellati?. Qui non si fa fatica, basta leggere  Bruce Springsteen, il poeta delle emozioni che canta questa disperazione in The RIver.

Il fiume a cui hai consegnato i tuoi sogni assieme alla tua donna, le tue speranze adesso è secco. La Johnstown Company ha chiuso per la crisi. Ora niente è più importante. Quelle cose, i nostri sogni evaporati “they vanished in the air“. Il fiume è secco. Eppure io ho fatto il mio dovere.

Smettiamo di dare la colpa al vento!

Beppe Carrella

Beppe Carrella

Ha ricoperto nel passato incarichi di crescente responsabilità in grandi aziende sia in Italia sia all’estero (TSF, Aspasiel, Finivest, Emi/Virgin, Ebiscom, Price Waterhouse). È stato docente di Informatica e Tecnologie Multimediali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano , Federico II di Napoli e Luiss di Roma, visiting professor al MIT di Boston. Scrive su alcuni giornali e autore di qualche libro (nessuno di questi è mai diventato un best seller). Attualmente cerca di far decollare una propria iniziativa imprenditoriale.

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