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Pinterest: chi ha letto i termini di servizio?

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Pinterest è il social network del momento e, secondo molti, nel prossimo futuro potrebbe rimpiazzare Facebook e Twitter nelle preferenze degli utenti. Gi esperti lo studiano e le aziende stanno capendo come utilizzarlo.

Nato nel marzo 2010 dagli sviluppatori di una startup californiana, la Cold Brew Labs Inc., la piattaforma conta già 12 milioni di utenti e cresce al ritmo di 50 nuovi iscritti all’ora. Il successo del sito è legato alla sua semplicità: aggregare le persone intorno ai contenuti che ritengono interessanti (specialmente foto e video).
Il nome deriva dall’unione delle parole inglesi “pin” (“puntina”) e “interest” (“interesse”); il sito, infatti, è organizzato come una bacheca virtuale sulla quale gli utenti possono fissare con una puntina immagini, video, audio e testi.
L’utente può condividere sia contenuti inediti (come le foto presenti sul proprio hard disk) sia – attraverso un apposito widget – contenuti presenti già pubblicati sul Web. Ciascun iscritto a Pinterest (che, al momento, risulta ancora in fase di beta) può anche ricondividere i contenuti postati dagli altri utenti, con un meccanismo simile a quello del retweet (che, non a caso, si chiama “repin”).

Tale meccanismo se, da un lato, rappresenta uno dei punti di forza di Pinterest corre il rischio di essere un problema. Appare evidente, infatti, che il sito sia nato per stimolare la condivisione, con una scarsa attenzione agli aspetti giuridici che – immancabilmente – rischiano di diventare un fattore critico, specialmente adesso che gli utenti sono svariati milioni.

Per questo motivo, i suoi creatori hanno messo a punto un codice che consente ai gestori dei siti (secondo un meccanismo di opt-out) di evitare che le proprie immagini possano essere “appuntate” sulle bacheche degli utenti di Pinterest; tra i soggetti che hanno subito implementato questa soluzione c’è Flickr, il noto sito di condivisione foto, ma – evidentemente – non può bastare: i detentori dei diritti sui contenuti potrebbero ritenere eccessivamente oneroso questo sistema.

Del resto, secondo alcuni, il 99% circa dei contenuti condivisi attraverso Pinterest sarebbe illegale, tanto che c’è chi lo ha definito come “nuovo Napster.

Sotto questo profilo, le condizioni d’uso del sito disponibili all’indirizzo http://pinterest.com/about/terms/ appaiono decisamente inadeguate per un servizio ormai così popolare.

Non solo sono ormai datate (l’ultimo aggiornamento è del 29 marzo 2011, prima del boom di iscrizioni degli ultimi mesi), ma sono assai – troppo – lunghe: più di 4.56o parole; ad una velocità media di lettura di circa 244 parole al minuto, un utente ci impiegherebbe poco meno di venti minuti.

A dire il vero, immagino che pochi utenti abbiano letto per intero il testo che risulta ridondante e – nelle parti ritenute più importanti dai suoi estensori – è scritto addirittura in stampatello (proprio come Twitter), quasi a voler sottolineare la gravità delle previsioni.

Nei termini di servizio di Pinterest si possono trovare alcune clausole ormai “standard” per i servizi di questo tipo, come quella che prevede che il sito può essere utilizzato da coloro che abbiano compiuto i 13 anni di età e quella relativa al fatto che i suoi gestori non forniscono alcuna garanzia in ordine al suo funzionamento e alla sua raggiungibilità (circostanza che dovrà essere tenuta in debita considerazione da chi intende utilizzare Pinterest in ambito aziendale o professionale).

Con riferimento al , è espressamente previsto:

  • che gli utenti possano condividere solo contenuti di cui siano titolari;
  • che gli utenti si impegnano a non condividere (anche tramite “repin”) contenuti che ledano i diritti di proprietà intellettuale di terzi;
  • che, in caso di azioni legali da parte dei detentori dei diritti, l’utente si impegna a tenere i gestori di Pinterest indenni da qualsiasi azione legale;
  • gli utenti che decidono di condividere i propri contenuti concedono a Pinterest una licenza gratuita, irrevocabile e perpetua in relazione a quei contenuti (differentemente da altri siti come Facebook, in cui la licenza termina nel momento in cui viene cancellato il contenuto o l’account dell’utente).

Tali clausole rischiano di diventare un problema e anche lo staff di Pinterest ne appare consapevole: in un recente post pubblicato sul blog ufficiale, si ammette candidamente che “il copyright è una questione complessa” e si annuncia che un gruppo di esperti sta lavorando per risolvere questi problemi (e, verosimilmente, aggiornare le condizioni d’uso).

In quest’ottica, il percorso sembra simile a quello seguito da molti dei colossi della rete (come Google e Facebook): ragionare nella logica della beta permanente anche con riferimento alle policy, aggiornate di volta in volta per evitare (o definire) azioni legali.

E’ quindi facile immaginare che, per non essere una delle tante meteore del Web sociale e mettere a punto un buon modello di business, Pinterest dovrà risolvere questi problemi.

Fino ad allora, il suo posto nel mondo dei social networks non sarà al sicuro.

Ernesto Belisario

Avvocato, specializzato con lode in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione. Si occupa, per professione e per passione, di diritto delle nuove tecnologie e di diritto amministrativo. Docente presso l’Università degli Studi della Basilicata, è relatore in convegni, incontri e seminari sulle materie di attività e tiene lezioni in Master Universitari, corsi di formazione e specializzazione.

Autore di numerose pubblicazioni (cartacee e digitali) sui temi del Diritto Amministrativo e dell’Information Technology Law, è Vice Direttore del Quotidiano di informazione giuridica “LeggiOggi.it” e componente del Comitato Scientifico della Rivista “E-Gov” di Maggioli. È referente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Potenza presso la Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense (FIIF) e componente del Gruppo di Lavoro per i giovani avvocati del Consiglio Nazionale Forense.
È socio fondatore e segretario generale dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione e Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government; oltre al proprio blog (“Diritto 2.0”), è tra i curatori di “TheNextGov”, uno spazio sul sito de “L’espresso” in cui parla di nuove tecnologie e innovazione in ambito pubblico.

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7 commenti

Commenti e reazioni su:

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7 Comments

  1. Daniele

    06/03/2012 alle 14:04

    Riguardo il punto 1 “che gli utenti possano condividere solo contenuti di cui siano titolari”: mi sembra decisamente fuori di logica.

    Il senso stesso della piattaforma è condividere ciò che uno ama, libri, luoghi, oggetti, cibi, ecc. Non si può essere titolari di tutte quelle immagini.

    Inoltre sono disponibili bottoni di condivisione per siti e blog che includono anche Pinterest, oltre alla possibilità di poter “pinnare” un’immagine direttamente dal browser.

  2. Pingback: Pinterest: successo e primi problemi | Tech Economy

  3. Morena

    06/03/2012 alle 21:26

    Condivido l’essenza del commento di Daniele: un sito che basa la sua esistenza sulla condivisione di immagini non può pensare di risolvere l’irrisolvibile, ossia la violazione dei diritti di proprietà intellettuale di terzi (si pensi, per esempio, alla pratica del deeplinking). Tantomeno inserendo semplicemente, all’interno dei TOS la disposizione di cui al punto 1, che sarà sistematicamente disattesa, come su tutti gli altri sn. Pinterest, però, qualcosa ha fatto: ha diffuso una stringa di codice che chiunque può inserire all’interno di una pagina web, o di un’immagine, per impedirne il ‘repin’ automatico. Un passo avanti, Ma nulla, ovviamente, vieta che tale pagina o immagine possa essere condivisa tramite azione manuale diretta. Molti problemi aperti, ma, in fondo, sempre lo stesso di sempre: il dinosauro copyright che si scontra con il digitale. Urge trovare soluzioni che non siano anacronistiche. .

  4. Pingback: The Power of Pinterest | Tiragraffi

  5. Pingback: Pinterest ha modificato i termini di servizio

  6. Alex

    13/04/2012 alle 14:51

    Leggevo con molto interesse l’articolo e devo dire che Pinterest potrebbe essere molto utile per un miglior posizionamento indiretto di un sito web che fondamentalmente si basa su interessi condivisi Comprendendo i problemi di copyright nel condividere per esempio un immagine proprietaria mi viene in mente un esempio come youtube che fondava il suo successo oltre che alla pubblicazione di video, anche ad audio musicali dove veniva utilizzata una traccia + immagine che in origine non creava problemi e che ora porta alla rimozione dell’account
    Dunque mi domando tale regola non dovrebbe valere anche per google che normalmente condivide nella sua area di ricerca immagini senza autorizzazione esplicita dell’autore ?, se come penso no è così allora non dovrebbero esserci problemi d’utilizzo anche per Pinterest

  7. luca cammareri

    16/07/2013 alle 18:18

    Non ho ben capito se è lecito l’utilizzo delle immagini contenute su pinterest a scopo commerciale.
    Mi spiego meglio: possiedo alcune macchine serigrafiche e stampanti digitali per indumenti. Vorrei sapere se e in che termini è possibile utilizzare alcune delle immagini contenute in pinterest al fine di realizzare t-shirt, felpe e altri indumenti. Infatti, sto cercando di realizzare un negozio e-commerce di t-shirt e mi piacerebbe utilizzare, per le stampe, alcune immagini viste su pinterest.
    Secondo voi è lecito? Ed eventualmente, seguendo quali regole? Dovrei comunque segnalare di volta in volta da dove ho preso l’mmagine, o addirittura contattare il proprietario originario di essa?
    Mi scuso se pongo la questione su un livello quasi dilettantistico, ma è delicata e vorrei capire bene prima di osare.

    Grazie comunque per la vostra disponibilità.

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