Nota a Margine

Le parole sono importanti! La sostanza della forma

markettinglis

 «MA COME PARLA?! MA COME PARLA?! LE PAROLE SONO IMPORTANTI! »
In cuffia da pallanuoto e accappatoio, Nanni Moretti urla alla giornalista che lo intervista e, come se non bastasse, la schiaffeggia. È la scena famosa di Palombella rossa. Il torto della poveretta? Aver usato frasi fatte, termini imprecisi, inutili anglicismi al posto delle corrispondenti espressioni italiane… Era il lontano 1989 e tra i vocaboli incriminati c’erano kitsch e cheap, molto in voga in quegli anni.

A distanza di tanto tempo quella scena è ancora molto attuale: ogni epoca ha le sue mode lessicali, i suoi tormentoni (tanto per dirla con un linguaggio da TG), ma l’irritazione che possono suscitare in chi le ascolta o le legge è immutata, se non aumentata.

Le parole dette e quelle scritte

Qui parliamo di comunicazione digitale e sostanzialmente di scrittura; nessuno ti prenderà a schiaffi, urlando, nel leggere l’ennesimo “azienda-leader-nel-settore”, ma solo perché -appunto- lo legge su uno schermo e… non ti ha sotto le mani!
Però il tuo interlocutore può ugualmente vendicarsi. Se infarcisci e-mail, pagine web, newsletter e via dicendo, di frasi fatte o abusati termini di markettinglish, lui, il Lettore, può punirti fuggendo nello spazio di un clic. La comunicazione digitale è veloce e così i tempi di reazione. Non ci vuole nulla a pigiare un “Canc” su un’e-mail o ad abbandonare una pagina alla seconda riga. È un attimo!

Perciò nell’accingerti a scrivere, tieni sempre conto delle sensibilità più esasperate che potresti incontrare e cerca di non urtarle inutilmente. Non rifugiarti in frasi precotte e metti in moto la fantasia: i linguaggi “iniziatici” (burocratese, politichese, didattichese e via dicendo) sono maschere facili da indossare, comode scorciatoie per non doversi applicare troppo a spiegare un concetto, ma spesso si rivelano trappole ‘mortali’ se le persone a cui sono destinate hanno una sensibilità ben sviluppata. Lasciati guidare da parole d’ordine come “chiarezza” e “semplicità” e anche gli “addetti ai lavori” te ne saranno grati.

Qualche suggerimento di massima

Non cedere alla tentazione delle frasi fatte, quelle che ormai a forza di sentirle hanno perso ogni corrispondenza con la realtà e ogni credibilità. Cerca piuttosto di tradurre concetti in una lingua quotidiana e accessibile. Semplificare non significa banalizzare, ma rendere comprensibile.
Sforzati di uscire dal lessico proprio del tuo ambito e leggiti dal di fuori. Domandati sempre se quello che hai scritto può essere compreso anche a chi non fa parte della più o meno ristretta cerchia degli “addetti ai lavori” del tuo settore.
Evita gli anglicismi se non strettamente necessari. L’abuso di termini inglesi in un testo in italiano non proverà che sai bene quella lingua, ma solo che non conosci abbastanza la tua.

Ma soprattutto e prima di ogni cosa, controlla ortografia, grammatica e sintassi!
Un testo grammaticalmente sciatto o sintatticamente sgangherato può uccidere il concetto più smagliante. Il refuso, l’imprecisione, l’errore sono accettati nella comunicazione sincrona (una chat, un sms), quando la velocità di reazione conta più della forma. Ma in qualunque altro forma di comunicazione asincrona, quando il tempo per pensare e rileggere c’è, la cura formale racconta molto di te e dell’attenzione che stai dedicando a quello che fai. È, in sostanza, un segno di rispetto per il destinatario del tuo messaggio. E lui se ne accorgerà.

Chiara Calzavara

Si occupa da tempo di comunicazione online e social media.
Salpata dal giornalismo, ha navigato per l’ufficio stampa e la comunicazione istituzionale, per tuffarsi in Rete quando gli anni cominciavano ancora per 1. Ha visto il web spegnere le candeline 2.0 e gli spazi digitali popolarsi di nuvole… ma non ha ancora perso il gusto per le novità.

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