Lettere a un editore

L’evoluzione del ruolo dell’Editore, al di là del digital divide

l'evoluzione del ruolo dell'Editore, al di là del digital divide.techeconomy

Caro Editore,

Con la sua rubrica, Luca Alagna dà spunti di riflessione e pillole di buonsenso all'Editore (preoccupato) sui cambiamenti tecnologici, relazionali e di business

prima di tutto vorrei fare il punto sull’evoluzione del tuo ruolo oggi, solo apparentemente messo in discussione dai cambiamenti tecnologici ma in realtà sollecitato profondamente da nuovi modi di scambiare informazioni e relazioni.
Non nascondiamoci dietro le grandi speranze, molte (forse troppe) cose stanno cambiando, la situazione generale non è rosea ma allo stesso tempo le opportunità si moltiplicano.
Il tuo ruolo diventa ancora più importante. Discutiamo tanto del futuro del giornalismo, del futuro dei libri, del futuro della tv ma in realtà la vera questione dietro sei tu. L’innovazione non sarà un vento glaciale che cambierà stagione uccidendo i dinosauri e facendo selezione naturale.
Ti confesso che una delle mie metafore preferite sui cambiamenti inesorabili indotti dalla tecnologia è quella del meteorite e dei dinosauri che vedendolo arrivare non trovano di meglio che imprecargli contro. In realtà sappiamo che per questi metaforici dinosauri è possibile sopravvivere e, anzi, continuare a dominare in un’altra forma. Ma perché non lo fanno?

Intanto è facile farsi prendere dal panico, dai consigli frettolosi e sbagliati o dall’orgoglio aziendale.
È necessario sviluppare consapevolezza di sè e mettersi in gioco. The Revolution will not be televised, cantava Gil Scott-Heron, sembra che stia andando proprio così ma questo non vuol dire che anche tu ne rimarrai fuori. Iniziamo a praticare il distacco dai mezzi terreni: la tv è un elettrodomestico, la carta è un derivato degli alberi (e non è mai troppo tardi per diminuirne l’uso), la distribuzione è una flotta di furgoni che inquinano (e violano il Codice), le librerie sono locali in cui incontrarsi dal vivo (che pagano affitti altissimi), il telecomando è un pezzo di plastica.
Come puoi basare il tuo business su oggetti così transitori? Come può essere sostenibile nel tempo? Tu produci ben altro. Fino ad oggi l’identificazione tra il veicolo e il prodotto ha funzionato perché non si trovava di meglio, e spesso ha generato vere e proprie ossessioni e tecniche fine a se stesse.

Oggi il tuo compito è quello di sperimentare, innovare, inventare i nuovi modelli di business che meglio si adattano ai mutamenti della realtà. Se manca questo tutti gli altri discorsi sono privi di senso e anzi si crea un distacco sempre maggiore tra chi pratica la novità senza risorse e chi rimane ancorato alla tradizione mentre affonda con tutta la nave. La precarizzazione dei primi va di pari passo con l’insoddisfazione degli altri. Cosa ti guida davvero, il ROI o i contenuti?

Se riconosci che la realtà sta cambiando (e molto) non puoi evitare di modificare adeguatamente il tuo approccio ai contenuti. La competizione non ha più come obiettivo essere al centro e comprendere tutto il possibile bensì trovarsi nella rete ed essere se stessi nel modo migliore possibile.
Tralasciamo l’utopia per cui il tuo ruolo può essere sostituito dalle piattaforme software, la tua personalità è determinante. Puoi continuare ad essere grande mettendoti al centro della tua rete, sostenendo un ecosistema di relazioni e facendoti permeare da loro, oltre che praticando l’ascolto.
Non è vero che questi cambiamenti appiattiranno le dimensioni di tutti, avremo sempre bisogno dei grandi e dei piccoli, solo che entrambi dovranno nuotare nelle reti relazionali. Non dovrete scegliere, come pensa qualcuno, cosa è rilevante e cosa no bensì cosa trattare e cosa no.
Altri si occuperanno, meglio, di questi ultimi, nella tua stessa rete o in altre, non diminuendo il tuo valore, aumentando il valore di tutti. La nuova sfida è nel riuscire a mantenere trasparenza e coerenza con i propri valori attraverso la propria rete, non più farsi carico di tutti i significati possibili ma con consapevolezza e rispetto per tutti gli altri. Il passaggio dall’autorevolezza predefinita alla reputazione guadagnata sembra ormai indispensabile ma è anche importante concentrarsi sulla propria etica come sistema di valori condivisi con la propria rete.
I mercati non sono più solo conversazioni (come ci hanno brillantemente raccontato Doc Searls e gli altri in Cluetrain Manifesto ormai dodici anni fa) ma sistemi di etiche diffusi dalle varie reti.

Infine, se posso permettermi, un consiglio sull’atteggiamento mentale. Ormai quello di chi fa oggi il grande salto al di là del digital divide (sia esso singolo o organizzazione) spesso consiste nella rassegnazione al nuovo, che genera sensi di colpa e quasi sottomissione alle stupidaggini che inevitabilmente girano, una situazione che a volte può risultare comica.
Oppure (ed entrambi sono ben visibili in Italia, uno dei maggiori importatori mondiali di digital divide) l’atteggiamento opposto è la protervia, la certezza di aver già capito molto se non tutto, l’applicazione dei vecchi modelli gerarchici ai nuovi concetti, l’illusione di conoscere tutto l’ecosistema, l’allontanamento all’esterno di qualsiasi colpa o mancanza.
Ecco, tieniti lontano da queste due tentazioni se vuoi conservare la massima lucidità.

Con la stima di sempre

Luca Alagna

Si occupa attivamente di informazione online e cura, dal 2009, un flusso selezionato di news e giornalismo partecipativo basato su Twitter. Dalle rivolte iraniane in poi, ha proposto e filtrato le notizie in tempo reale e gli approfondimenti sugli eventi di maggiore interesse, soprattutto internazionali. È consulente su strategie di comunicazione digitali, specializzato in user experience.”

Blog: www.stilografico.com

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