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Mangatar e il business dei social games

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I social media hanno condizionato anche le dinamiche di gioco in Rete. Si stanno diffondendo sempre di più negli ultimi anni forme ludiche basate sull’interazione sociale. Si gioca per conoscere nuove persone e interagire con gli amici, tanto che l’esperienza ludica è incentrata più sugli utenti che sul gioco stesso.

I “social gamer” trascorrono molto tempo su giocando a Farmville e Cityville e sono disposti a comprare beni virtuali pur di competere al meglio.
Se per l’utente sono un passatempo divertente oltre che uno strumento per socializzare, per le aziende stanno diventando un nuovo modo per proporre prodotti e servizi in un ambiente più coinvolgente rispetto ai canali tradizionali.

Tra i social games si sta affermando Mangatar, un gioco ideato da una startup italiana ambientato nell’universo del fumetto giapponese. Ogni utente costruisce il suo avatar e crea il suo fumetto manga. Può iscriversi e giocare gratuitamente ma per avere accesso a funzionalità aggiuntive “premium” deve pagare, attraverso un sistema di micropagamenti.
L’aspetto innovativo è la dimensione dei “luoghi”. Posti speciali in cui l’utente fa chech-in e va alla ricerca di nuovi elementi con i quali arricchire il proprio manga. In questi luoghi, qualunque azienda può offrire elementi personalizzati per gli avatar e promuovere in tal modo il proprio marchio.

La forma di in-game advertising si sta rivelando sempre più efficace perché attraverso l’inserimento di strumenti promozionali in contesti ludici, l’azienda riesce a coinvolgere l’utente tanto da rendere gli avatar veri testimonial.

Mangatar, on line solo da pochi mesi, conta già 14.000 utenti iscritti e 22.000 mangatar creati. Vanta di avere il primo generatore avatar al mondo interamente in HTML 5, e quindi compatibile con iPad. E’ una piattaforma indipendente non legata ad alcun social network, come tiene a sottolineare uno dei fondatori, Raffaele Gaito. “Da questo punto di vista siamo più vicini ai giochi GameForge che a quelli di Zynga. Mangatar si differenzia da Farmville e Cityville anche perché si presenta come un gioco di ruolo con dinamiche simili ai giochi di carte”.

Non sbaglia chi definisce il social gaming un vero business. Zynga, ad esempio, con i suoi social games da sola genera il 12% del fatturato complessivo di Facebook. E tre delle quattro applicazioni più utilizzate di Facebook sono social games.

Numeri che fanno ben sperare la startup italiana.

Antonella Tozzi

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