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Nuove frontiere quantistiche per lo sviluppo informatico

processor

La legge di Moore, che fin dal lancio del primo processore ad oggi ha sempre mantenuto fede al suo proposito di base, secondo il quale le prestazioni ed il numero di transistor all’interno di tali componenti raddoppiano ogni 18 mesi, potrebbe presto diventare un ricordo, lasciando spazio ad una nuovo capitolo dell’elettronica: la realizzazione di componenti meccaniche quantistiche.

Tutto nascerebbe dalla recente notizia, pubblicata su Nature Nanotechnology, di un team di scienziati americani ed australiani, che avrebbero creato un transistor da un singolo atomo di fosforo, inserito all’interno di un cristallo di silicio.

Questo epocale esperimento, avvenuto con successo grazie alla collaborazione tra la University of New South Wales e la Purdue University, aprirebbe le porte ad una nuova generazione di computer, implementati con dispositivi quantistici, che li renderebbero estremamente più piccoli e molto più veloci rispetto agli attuali standard.

Infatti il transistor generato da questa prima sperimentazione, chiamato per le sue proprietà quantistiche qubit, sarebbe in grado di gestire simultaneamente molteplici valori, superando le limitazioni di informazione del sistema binario, che prevede esclusivamente le due variabili “0” e “1”.
Tutto questo, se debitamente sviluppato ed integrato all’interno dei dispositivi elettronici, porterebbe ad una velocità di calcolo per ora impensabile, che permetterebbe una quasi istantanea generazione e gestione di dati ed operazioni complesse, rendendo elementari processi per ora lunghissimi come la simulazione al computer delle componenti molecolari dei farmaci.

Dopo aver appreso la notizia, il Vice Presidente del reparto ricerca componenti della   Mike Mayberry esterna un cauto entusiasmo:
“E’ un bel passo per la scienza, ma è complicato”
L’esperimento è stato infatti effettuato a temperature molto basse, e proprio “Con il raffreddamento, hanno congelato un sacco di effetti collaterali che potrebbero altrimenti verificarsi”.

Ora la ricerca deve sviluppare sistemi per collegare tra loro questi componenti quantistici, nanofilamenti in grado di trasmettere elettricità da un qubit ad un altro, ed una soluzione a questo problema sembra arrivare proprio dalle due Università coinvolte in questo episodio, che già a gennaio avevano comunicato i risultati dello studio di filamenti dello spessore di un atomo e larghezza di quattro, che potrebbero essere implementati in questa nuova tecnologia.

Se ai continui progressi dell’industria informatica si riusciranno ad integrare le possibilità offerte dalle nuove frontiere quantistiche, l’innovazione tecnologica ed il mondo delle telecomunicazioni riceveranno una spinta notevole.
Non resta che augurare ai ricercatori di queste due Università buon lavoro, ed attendere tra qualche  anno nei negozi di elettronica, su scaffali sempre più piccoli, gli ultimi gioielli della tecnologia.

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