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Path, la App che “ruba” gli indirizzi all’iphone

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Apple non garantisce la sicurezza delle informazioni personali degli utenti. È la scoperta effettuata da Arun Thampi, un programmatore di Singapore. Una delle applicazioni disponibili nell’ Store, Path, sottraeva le informazioni relative ai contatti presenti sull’iPhone ad insaputa degli utenti.

La sottrazione delle informazioni contenute nell’address book è particolarmente grave perché permette di individuare tutte le reti sociali e familiari degli utenti, il luogo dove si vive ed una quantità di informazioni sensibili impressionante. In alcuni casi, come ad esempio quelli di un giornalista e delle suo fonti riservate o di un attivista in un paese con poche libertà e della sua rete di contatti politici, può essere addirittura di vitale importanza; tanto che il Dipartimento di Stato USA sta considerando la possibilità di sviluppare una sorta di panic button per i smartphone in grado di cancellare tutte le informazioni in caso di necessità.

David Morin, presidente esecutivo di Path, ha inizialmente risposto che si tratta di una comune industry best practice che assicura una maggiore personalizzazione dei servizi; solo in un secondo momento si è scusato tramite il blog aziendale.

Molti ritengono che la colpa dell’incidente ricada anche su . L’azienda ha approvato l’applicazione e ne conosceva, quindi, il funzionamento. zdnet.com ed altre testate del settore si sono spinte ad affermare che il modello di sicurezza dell’ è irrimediabilmente compromesso.

The New York Times, notando la reazione entusiasta e poco attenta alle questioni di tutela della privacy di molti manager ed esperti del settore alle dichiarazioni di Morin, conclude, data la crescente importanza economica delle informazioni personali, “sembra che la filosofia manageriale di ‘chiedere perdono, non il permesso’ stia diventando lo standard industriale (industry best practice)”.

Il punto centrale della vicenda resta, in ogni caso, la sottrazione non autorizzata. Una parziale condivisione di informazione può realmente offrire vantaggi all’utente, ma deve essere costui a decidere quando, come e quali dati condividere.

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