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Open source e PMI: una coppia vincente?

Open source e PMI: una coppia vincente.techeconomy

Sin troppo spesso chi si trova ad essere il fondatore di un’impresa in fase di startup, che comunque non sia di dimensioni eccessivamente grandi, soffre di una cronica mancanza di finanziamenti che inevitabilmente si riflette sul suo business; trovare una soluzione efficace a questa criticità non è facile, soprattutto se non si dispone delle componenti (maggiormente software) per affrontare la situazione in modo adeguato.

L’ tuttavia, nelle sue sfumature, mette a disposizione anche e soprattutto dell’imprenditore un tampone non indifferente a questi ed altri inconvenienti; attraverso le tecnologie aperte infatti, affrontare i costi di una può essere quasi un problema alla portata di tutti. Andiamo ad esaminare tre punti, quindi, per cui secondo me grazie al software open source (e non solo il software, ma qualsiasi tipo di tecnologia anche hardware), una compagnia può trarre un profitto uguale o maggiore con uno sforzo economico tutto sommato inferiore.

1. Minori costi di licenza
Magari non è sempre il caso, ma moltissime volte i prodotti open source offrono una qualità decisamente equiparabile se non superiore all’offerta di feature delle alternative proprietarie, ma non solo: il tutto, in generale, è concesso a dei costi di licenza decisamente inferiori. Questo significa che un imprenditore che ricorra per esempio ad una suite per ufficio od un software simile per effettuare il suo lavoro, nell’alternativa aperta troverà sicuramente un programma che possa soddisfare i suoi bisogni ad un costo significativamente inferiore.

Per i sistemi operativi forse fare questo discorso è prematuro, dato che per dei cartelli imposti da alcune multinazionali comunque il costo di un prodotto chiuso preinstallato è moderato, tuttavia per chi dispone di un budget non ingente dover acquistare un determinato numero di licenze di un software di fotoritocco o di una suite per ufficio, per non parlare di tutti quei tool specialistici che un’azienda può dover usare nel corso della sua produzione, è una sfida per nulla indifferente.

2. Formati aperti
Spesso non ci si pensa, ma ricorrendo ad una soluzione proprietaria spesso i dati che vengono generati poi si trovano ad essere distribuiti tramite formati chiusi, che non è possibile poi leggere con tool diversi anche se dello stesso tipo: questo può essere un problema per le piccole e medie imprese, le quali si trovano a gestire grandi quantità di dati molte volte non generati in sede, ma in cooperazione con altre aziende; adottando un formato aperto per i dati, ed un software open source per la produzione degli stessi, si rende disponibile il dato alla lettura per mezzo di tutti i programmi dello stesso stampo, che hanno quella specifica funzione.

In uno scenario ideale, due imprese che utilizzano strumenti aperti, avranno lo stesso grado di influenza sui dati prodotti e non solo: sarà possibile, nel caso in cui un prodotto non soddisfi pienamente le esigenze di una delle due compagnie, migrare in maniera totalmente trasparente ad un altro software che offra un workflow migliore, senza che dall’altra parte sia necessaria una conversione da un formato ad un altro, con conseguente dispendio di energie (e di danaro, dato che alcuni convertitori di formato sono a pagamento, e sono anche cari).

3. Usalo quando vuoi, finchè vuoi
Le licenze libere sono molto meno restrittive in confronto al panorama legale proprietario dei permessi d’uso: generalmente, un software open source distribuito con una licenza che lo rende di fatto libero, non è soggetto ad alcuna restrizione. Mentre l’azienda proprietaria del software chiuso concesso in licenza ad un’impresa ha il potere di revocare tale permesso, con le alternative open source ciò non accade, quindi tu, piccola impresa, hai il potere di scegliere quale software far girare sulle tue macchine, come farlo girare, sino a quando poterlo eseguire, quando e quanto spesso aggiornarlo.

Questo significa che soprattutto per un’ipotetica divisione informatica della compagnia, i tuoi programmatori, i tuoi sistemisti, si troveranno meglio per via di un prodotto maggiormente flessibile. E questo non toglie che anche la tua segretaria possa trovarsi benissimo.

Il problema della formazione
Tutto questo sarebbe un discorso idealmente perfetto, se non ci fosse di mezzo la questione della formazione: non è facile trovare impiego specializzato con una particolare preparazione su software open source. Sin’ora le alternative proprietarie hanno costituito un cartello anche a questo livello, rendendo impossibile l’adozione di soluzioni aperte senza una maggiorazione di costi dovuti al minimo sindacale di formazione dei dipendenti sui software che dovranno utilizzare.

Il ritorno d’investimento sulla formazione di un dipendente all’interno dell’azienda per quanto riguarda un nuovo tool è sicuramente consistente, soprattutto se la compagnia si interessa del livello di insegnamento, tuttavia non tutti hanno un budget per sostenere questi costi che, a volte, vanno sovrapponendosi o poco meno ai sacrifici economici che bisogna fare per ottenere una licenza per una soluzione chiusa.

 

Alessio Biancalana

Alessio Biancalana

Il giorno che i suoi genitori gli regalano il suo primo computer, comincia la sua avventura nel mondo del digitale. Parecchi anni dopo, avviene per lui il contatto con il sistema operativo Linux e (conseguentemente) con il mondo dell’open source: un mondo fatto di codice, numeri, compiti, obblighi, contributi ma soprattutto di persone, e di complessi rapporti che le legano. Studente di Ingegneria Informatica, giornalista online riguardo il codice aperto e i sistemi Unix, ma soprattutto smanettone nell’anima.

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