Letti da fuori

La Sora Maria su Internet spaccherebbe

la sora maria su internet spaccherebbe

Avete presente il ristorante nuovo del quartiere? Sì, quello che apre all’improvviso, tutto fighetto, con i tavoli apparecchiati come se ci fosse un gran galà ogni mezzogiorno, le cameriere sventole, il proprietario che è un ragazzotto con un vestito elegante, sorride molto, parla molto, offre drink al bar a chiunque. Quel ristorante lì, che pare una astronave aliena tanto è di design, al punto che gli altri attorno all’improvviso sembrano trattorie buzzurre di campagna. Ci vanno tutti, per la prima settimana, e la Sora Maria che da anni e anni gestisce l’osteria all’angolo sembra destinata a fallire in un amen, anche perché il ragazzotto sorridente che lo ha aperto regala buoni per sconti e aperitivi gratis come se volesse attirare dentro al suo locale la fauna che circola nell’intero universo.

Poi una sera, un paio di mesi dopo l’apertura in pompa magna, passi davanti all’insegna, guardi dentro e resti basito: il vuoto. Ai tavoli non c’è un cane, il ragazzotto sorridente non è lì a sorridere con l’aria da proprietario soddisfatto, delle cameriere sventole ne è rimasta sì e no una, che ha i capelli arruffati e lo sguardo triste da donna alle soglie della menopausa, i tavoli sono apparecchiati ma ti danno l’impressione che le tovaglie non siano state più cambiate dal giorno dell’inaugurazione e i menù giacciono in un angolo, ricoperti da uno strato di polvere. Tu affretti il passo e mentalmente ti segni che là dentro è meglio non metterci piede più. Fa tristezza.

Ecco, è la stessa tremenda sensazione che danno i siti e le pagine sui social network di molte aziende. Che vengono aperte in pompa magna ed hanno una grafica ed effetti da urlo, home scintillanti, foto da rivista patinata. Un meraviglioso fuoco d’artificio che affascina, ma si consuma, appunto, nel giro di pochi attimi. Perché se passi un mese dopo, lo sfavillio è già appannato, in home giacciono comunicati antichi come le tavolette del Codice di Hammurabi, se cerchi di contattare l’azienda ti risponde l’eco del silenzio, o una flebile voce lontana dopo settimane di attesa.

Allora, cara Azienda che hai deciso di aprire un sito su Internet, parliamoci chiaro: il sito può essere usato, pure se potrebbe essere usato meglio, anche solo come una vetrina. Ma una vetrina di un tuo punto vendita, santa pazienza, non la lasceresti mica così abbandonata per mesi e con la stessa merce in esposizione a prendere polvere. Quindi metti in conto che se anche vuoi usare il tuo sito aziendale solo ed esclusivamente come interfaccia di contatto e nulla più, un pochino comunque ti ci devi impegnare: non dico un comunicato al giorno, ma almeno uno al mese, tanto per far capire che l’azienda è ancora viva e non sta su internet come una balena spiaggiata.

Se metti una mail di contatto, destina una persona a rispondere a quelle che provengono dal sito, ed in tempo reale: se uno ti cerca su internet è abituato ai tempi di risposta immediati della rete, che sono pochi minuti, al massimo un giorno, non qualche settimana, perché alle mail provenienti da sito magari si risponde dopo che si è smaltito tutto il resto.
Se apri una pagina su Facebook, poi, sappi che entri in un mondo di scambi immediati e velocissimi. Trova qualcuno, quindi, che ogni giorno ci passa un paio di orette e ci si dedica, e vedi che sia una persona affidabile, con nervi saldi, spirito e cervello: non basta il primo stagista smanettone che sa tutto di smartphone, ci vuole qualcuno di preparato ad interagire con il pubblico e che non perde la testa al primo casino.

Si chiamano Social perché si socializza, quindi devi dare l’impressione di voler interagire: rispondi ai commenti, partecipa, ma ricordandoti sempre che è il sito della tua Azienda, non un hobby o un account personale: usa il giusto equilibrio per calibrare i toni, perché su Facebook ci si chiama “amici”, ma quelli di una azienda sono pur sempre contatti professionali. Cura quello che posti, nei minimi dettagli: internet è veloce, ma questo non vuol dire che si debbano mandare in rete cose sciatte o buttate là.

Ricordati che, come per il ristorante fighetto, i clienti che contano non sono la massa che arriva il giorno dell’apertura in pompa magna, magari perché ha sentito che ai tavoli c’è qualche celebrità: quella è un’onda di piena che passa e va via. Non è poi così difficile costruire a tavolino una pagina che collezione 10mila fan il primo giorno, ma se di quei 10mila dopo un mese non ne passa più uno non servono ad una cippa: la guerra da vincere è costruire uno zoccolo duro di utenti comuni che sulla tua pagina torna, ogni settimana e ogni mese, e che diventa il tuo bacino fisso di aficionados. Saranno loro, i pochi e magari silenziosi, che pian piano, parlando di te con i loro amici, condividendo con altri e diffondendo il tuo nome in rete, diventeranno i tuoi testimonial efficacissimi, meglio che se all’inaugurazione avessi invitato George Clooney. Il villaggio è globale, ma è pur sempre un villaggio. E nei paesotti il passaparola wins.

Hai presente il ristorante fighetto? Di solito chiude le porte dopo qualche mese: il ragazzotto proprietario torna a fare quello che faceva prima, e cioè nulla, e tutti i clienti tornano felici a mangiare alla trattoria all’angolo gestita dalla Sora Maria, che non ha i tavoli di design ma fa buone pastasciutte, le serve in tempi rapidi, cambia il menù a seconda della stagione e varia con prodotti freschi, è educata con i clienti, sa quando fermarsi a fare quattro chiacchiere senza essere invadente, ride, scherza e però controlla ogni minimo particolare in cucina.
La Sora Maria, non ci sono dubbi, su internet spaccherebbe.

Mariangela Vaglio

Insegnante, Blogger e Giornalista, Mariangela Vaglio è nota in rete come “Galatea”. Nel suo blog riflette su costumi, abitudini, vizi e virtù degli italiani in rete. Lo stesso fa per TechEconomy.

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5 commenti

Commenti e reazioni su:

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5 Comments

  1. Daniele Vinci

    02/02/2012 alle 18:22

    Un articolo da incorniciare. Noi l’abbiamo fatto a modo nostro inserendolo in bacheca su https://www.facebook.com/comunikafood

    Complimenti

  2. Mariangela vaglio

    03/02/2012 alle 09:28

    Grazie. 🙂

  3. Elisa Penniccia

    03/02/2012 alle 16:06

    Molto carino questo articolo!

  4. Paola Ciaffi

    03/02/2012 alle 16:08

    Analisi lucida e impeccabile! Grazie, Mariangela.
    Ho postato il tuo articolo nella pagina FB del Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media di Tor Vergata, che il 1° marzo partirà con la 10a edizione e a cui parteciperò come allieva/tutor. Ho pensato che il tuo vademecum potesse interessare anche i miei futuri compagni di avventura (e sono certa capiterà ancora) 🙂
    Ti giro il link della nostra pagina FB se vuoi dare un’occhiata: https://www.facebook.com/torvergatacomunicaemedia.
    A presto!
    Paola

  5. Paola Ciaffi

    07/02/2012 alle 10:58

    Analisi lucida e impeccabile! Grazie, Mariangela.
    Ho postato il tuo articolo nella pagina FB del Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media di Tor Vergata, che il 1° marzo partirà con la 10a edizione e a cui parteciperò come allieva/tutor. Ho pensato che il tuo vademecum potesse interessare anche i miei futuri compagni di avventura (e sono certa capiterà ancora) 🙂
    Ti giro il link della nostra pagina FB se vuoi dare un’occhiata:
    https://www.facebook.com/torvergatacomunicaemedia
    A presto!

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